Stranger Things 5, cosa abbiamo capito finora e cosa aspettarci dall’ultima puntata
L’ultima puntata di Stranger Things 5 è alle porte e se il Volume 2 ci ha finalmente spiegato cos’è il Sottosopra ora ci chiediamo: cosa aspettarci dal gran finale?
Stranger Things è sempre stata una serie capace di alternare con successo spettacolarità e momenti più intimi, dimensione epica e racconto di formazione. Con l’uscita del Volume 2 della quinta stagione (disponibile dalla notte del 26 dicembre) la sensazione è che i fratelli Duffer abbiano ormai imboccato con decisione la strada della conclusione, rinunciando a ogni tentazione dilatoria. Le puntate di Stranger Things 5 viste finora, infatti, non cercano di sorprendere con colpi di scena fini a se stessi ma lavorano su un obiettivo più ambizioso: riportare tutti i personaggi al centro della stessa storia e prepararli, emotivamente prima ancora che narrativamente, all’atto finale.
Stranger Things 5 – Volume 2: il gruppo è di nuovo insieme
Il cuore di questa seconda parte è la ricomposizione. Dopo una prima metà di stagione frammentata, in cui i personaggi erano dispersi in sottotrame parallele e fisicamente lontani gli uni dagli altri, il Volume 2 ricompatta il gruppo. Non è solo una scelta funzionale alla trama, ma un modo per ribadire il canone eroico al quale si rifanno gli ideatori della serie: Stranger Things è un grande, immenso, viaggio dell’eroe (in questo caso degli eroi) e, come vuole la tradizione, c’è la necessità di “recuperare le forze” prima dell’assalto finale. (Qui i nostri pronostici su chi potrebbe morire nell’ultima puntata)
La serie torna quindi a essere una storia corale, in cui il senso di appartenenza e la forza del gruppo diventano l’unica vera arma contro il male. Ogni scena sembra avere una funzione precisa in questa seconda parte, ogni dialogo spinge i personaggi verso una presa di coscienza di quello che sta accadendo e di quello che accadrà. Sebbene si perdano in forse troppe divagazioni, gli episodi vanno dritti su ciò che conta davvero: il confronto con Vecna e, soprattutto, con le paure individuali che il villain continua a sfruttare a suo favore.
Vecna, Il Sottosopra e l’Abisso: finalmente ci viene spiegato tutto

Uno degli aspetti più rilevanti della seconda parte di Stranger Things 5 è la volontà di fare finalmente ordine nella mitologia della serie. Il punto chiave è l’introduzione dell’Abisso (o Dimensione X) e la sua distinzione con il Sottosopra, che ci viene spiegata da Dustin. Quest’ultimo, per come lo abbiamo conosciuto finora, è una sorta di “copia deformata” del mondo reale, un piano parallelo che riproduce Hawkins e le sue geometrie. L’Abisso invece viene presentato come una dimensione più antica, più primaria, non modellata sulle forme umane e legata a una forza originaria che precede persino il Sottosopra. In altre parole: il Sottosopra è lo scenario che vediamo e attraversiamo, l’Abisso è la sorgente profonda – quella da cui tutto sembra emanare e a cui tutto rischia di tornare. I due sono collegati da un “ponte” (o wormhole) che, se distrutto, porterà alla distruzione di tutto.
Questo chiarimento non è un semplice dettaglio da lore, ma un passaggio necessario, quasi obbligato, per una serie che si avvicina alla conclusione e che non può più permettersi ambiguità irrisolte. E aiuta anche a leggere meglio Vecna. Il villain emerge come antagonista definitivo non tanto per la sua potenza, quanto per la sua capacità di manipolare emotivamente chi lo affronta e di “fare da tramite” tra mondi e dimensioni.
Vecna non è più solo il mostro da sconfiggere, ma il simbolo di un trauma collettivo che lega i protagonisti e che Hawkins non ha mai davvero elaborato. In questo senso, il Volume 2 lavora molto sull’idea che il vero conflitto non sia solo fisico, ma anche psicologico, e che la chiusura del portale passi inevitabilmente attraverso una presa di responsabilità emotiva.
Stranger Things 5: crescere, scegliere, accettare

Se c’è un elemento che distingue questa seconda parte è l’attenzione riservata ai personaggi. Ogni arco narrativo sembra avvicinarsi a una forma di compimento. Will, in particolare, trova finalmente il coraggio per dire la sua verità, una verità che – possiamo dirlo – la serie rimandava da troppo tempo, affrontando apertamente ciò che lo rende diverso e vulnerabile. Il suo tardivo coming out si inserisce in modo naturale nel racconto di crescita che Stranger Things porta avanti fin dall’inizio e sembra molto funzionale a ciò che vedremo nell’ultima puntata. Il punto debole che lo rendeva un bersaglio facile è stato espresso: quale potere avrà ora Vecna contro Will?
Anche Undici (Millie Bobby Brown) viene messa di fronte a una scelta definitiva: usare il proprio potere fino alle estreme conseguenze o rinunciare a una parte di sé per salvare gli altri? È un dilemma che riassume l’intero percorso del personaggio, sospeso da sempre tra sacrificio e desiderio di normalità. Attorno a lei, figure come Hopper, Mike, Dustin e Steve non fungono più solo da spalle, ma diventano soggetti attivi di una responsabilità condivisa da tutto il gruppo.
Un racconto che guarda al passato per chiudere il cerchio
Il Volume 2 dialoga costantemente con le stagioni precedenti della serie, recuperando personaggi, temi e immagini che sembravano archiviati e che invece ci “costringono” a un rewatch (almeno di alcune puntate chiave). È un’operazione che rischierebbe la nostalgia fine a se stessa, ma che qui viene gestita abbastanza bene dai fratelli Duffer. In alcuni casi le spiegazioni sembrano stiracchiate, i rimandi un po’ forzati e non mancano alcune incongruenze, ma tutto ciò che ci riporta al passato non serve a rassicurarci, ma a ricordarci quanta strada abbiano fatto i protagonisti.
La sensazione è che Stranger Things 5 stia preparando il terreno per un finale che non sarà solo uno scontro tra bene e male, ma un momento di passaggio tipico dei racconti di formazione. La serie sembra voler dire addio non tanto ai mostri, quanto all’infanzia dei suoi personaggi, e forse anche a quella dello spettatore che li ha seguiti per quasi dieci anni.
Cosa aspettarsi dall’ultima puntata di Stranger Things 5: ipotesi sul finale

Arrivati a questo punto, è inevitabile interrogarsi su come si chiuderà la storia. Il finale si preannuncia lungo e denso, più vicino a un epilogo cinematografico che a un semplice episodio televisivo. Tutti gli indizi portano a uno scontro finale nel Sottosopra, ma sarebbe riduttivo aspettarsi solo azione e spettacolo.
È probabile che il sacrificio giochi un ruolo centrale, anche se la serie ha sempre evitato la gratuità nella gestione delle morti (i fratelli Duffer hanno più volte affermato che non si tratta del Trono di Spade e noi abbiamo bisogno di credergli). Più che una carneficina, Stranger Things sembra orientata verso una perdita simbolica: la fine di un’epoca, la rinuncia a una parte di sé per poter andare avanti. Che si tratti di Undici, di uno dei personaggi storici o di una scelta irreversibile che cambierà per sempre Hawkins, il senso del finale potrebbe essere più amaro che consolatorio.
Allo stesso tempo, è difficile immaginare una conclusione completamente cupa. La serie ha sempre mantenuto un buon equilibrio tra oscurità e speranza, e anche l’ultimo episodio potrebbe chiudersi su una nota di fragile speranza, più che di vittoria assoluta. Qualunque sarà l’esito, la serie sembra pronta a salutare il pubblico con la consapevolezza di aver detto tutto ciò che doveva dire. E per chi vorrà approfondire c’è sempre lo spettacolo teatrale!