Netflix, la mail agli abbonati e le rassicurazioni sui costi dopo l’acquisto di Warner Bros: cosa cambierà tra un anno e mezzo
Netflix manda una lettera agli abbonati per rassicurarli sullo stato delle trattative con Warner Bros. Cosa succede sul mercato non appena WBD cederà le proprie quote a Sarandos e Peters.
Sembra una caccia al tesoro, invece si tratta soltanto di logiche di mercato. Netflix ha trovato l’accordo per acquistare Warner Bros Discovery: l’ufficialità è arrivata da qualche giorno, ma già da alcuni mesi si stavano disseminando indizi di vario tipo su quello che – a oggi – risulta essere l’accordo commerciale in grado di cambiare definitivamente lo sviluppo di cinema e tv. In tal senso si spiegano (addirittura) le polemiche degli addetti ai lavori del cinema.
Si stanno, infatti, creando dei veri e propri gruppi di protesta con alla base numerosi registi e produttori statunitensi. In prima fila, senza aver mai fatto niente per nasconderlo, troviamo James Cameron. Il regista, fra gli altri, di Avatar ha sottolineato senza mezzi termini che – se Netflix acquisterà affettivamente Warner Bros – l’industria cinematografica andrà al collasso. Parole forti che derivano da una dichiarazione precedente, fatta dai proprietari di Netflix, riguardo il destino dei film in sala: “Le opere cinematografiche sono morte, i tempi di permanenza nei cinema sono eccessivamente lunghi e non servono a nessuno”.
Netflix acquisisce Warner Bros, le conseguenze sul mercato
Queste affermazioni, da parte di Sarandos e Peters, numeri uno di Netflix, hanno fatto idealmente saltare sulla sedia Cameron e tanti suoi colleghi: “Come si possono affermare parole del genere? Sarandos e Peters sono approfittatori che vogliono far fallire il cinema internazionale”. Una replica, quella di James Cameron, che di fatto apre la faida. Pro e contro questa operazione.

Una volta ultimato l’accordo sulla compravendita tra Netflix e Warner Bros, il colosso dello streaming si tutela: “I film non spariranno dai cinema”. Nessuno, però, fra i detrattori crede a tale promessa. Quello che preoccupa maggiormente Cameron e gli altri, infatti, riguarda il tempo di permanenza delle opere in sala.
Cosa succede ai film in sala
Attualmente un film in sala resta almeno 45 giorni, fino a pochi anni fa si arrivava a 90, prima di vedere un’opera in streaming. I rappresentanti di Netflix vorrebbero ridurre questa permanenza a 15 giorni. Una stretta che favorirebbe lo streaming, ma ucciderebbe un’industria già al collasso. In Italia (e non solo) i cinema stanno diminuendo. Le strutture chiudono perchè sempre meno persone riconoscono la validità della sala. Preferiscono, in larga parte, poi esistono sempre le eccezioni che confermano la regola, restare a casa sul divano. Questo vuol dire crisi e chiusure per tante famiglie che lavorano attorno ai multisala.
Le gestioni dei cinema, anche per quanto concerne i meccanismi produttivi, sono vitali. Allora, dato il polverone che si sta alzando in termini mediatici, Netflix da qualche giorno sta mandando una mail a tutti gli abbonati. Una missiva in cui si spiega che, per 12-18 mesi, nella sostanza delle cose non cambierà nulla. Netflix e Warner Bros Discovery, compresi i propri titoli di riferimento, resteranno separati per almeno un anno e mezzo. Poi i prodotti e gli Studios confluiranno dentro l’azienda di Los Gatos.
La lettera agli abbonati: “Non cambia nulla per il momento”
Questa attesa a cosa serve? Si tratta di un limbo indispensabile agli attuali vertici di Warner Bros Discovery necessario a costituire una nuova società: la Warner global, in cui confluiranno i prodotti televisivi dell’azienda. WBD, infatti, ha ceduto la parte relativa a film e serie tv. Quel tipo di produzione passa a Netflix, includendo anche HBO ed HBO Max. Il resto rimane dov’è: vale a dire che la Warner si tiene soltanto l’orizzonte televisivo.

Il cinema, compreso anche delle serie, lo lascia ad altri. Nello specifico a Netflix che, terminata questa attesa formale, una volta ultimati i passaggi necessari, farà tornare tutto all’interno di un unico servizio. Con qualche, possibile, ritocco nei costi. Probabilmente, ma non è ancora sicuro, arrotondando per eccesso le attuali tariffe. Restando al presente, però, non è ancora il momento di cambiare strategia o abbonamento. Netflix ed HBO Max (disponibile in Italia dal prossimo 13 gennaio 2026) sono ancora due cose distinte.
Quiete prima della tempesta
Realtà che hanno gestioni diverse. Successivamente si vedrà che tipo di risvolti avrà tale trattativa. Il comparto cinematografico, compreso di addetti ai lavori in protesta, cercherà di ritardare ulteriormente questo accorpamento. Anche con l’aiuto, possibile, del Governo americano. Siamo, però, ancora nell’universo delle supposizioni. Per il momento c’è una compravendita in dirittura d’arrivo, tante polemiche e altrettanta curiosità, e una lettera riservata agli abbonati con l’obiettivo di tranquillizzare tutti.
La quiete prima della tempesta (audiovisiva). Una rivoluzione a cui sarà impossibile chiamarsi fuori, perchè banalmente cambiare canale non spegnerà possibili ripercussioni. In un senso o nell’altro. I titoli di coda, rispetto a questo capitolo della storia audiovisiva del marketing cinematografico, sono ancora lontani.