Codacons show: “Siano i cittadini a scegliere il Presidente Rai col televoto”. E Carlo Rienzi si ‘candida’
In un’Italia che crolla a pezzi, il problema principale sembra essere diventato quello legato al televoto. Le ultime polemiche legate al Festival di Sanremo e a Ballando con le stelle, per esempio, hanno riportato alla ribalta i signori del Codacons che oggi, in seguito alle vicende non proprio chiarissime legate alla nomina del nuovo Presidente

In un’Italia che crolla a pezzi, il problema principale sembra essere diventato quello legato al televoto. Le ultime polemiche legate al Festival di Sanremo e a Ballando con le stelle, per esempio, hanno riportato alla ribalta i signori del Codacons che oggi, in seguito alle vicende non proprio chiarissime legate alla nomina del nuovo Presidente della Rai, hanno fatto circolare una provocatoria proposta: ricorrere al televoto per scegliere tale prestigioso ed importante incarico istituzionale:
“E’ bene siano gli utenti della Rai, che finanziano l’azienda attraverso il canone, a scegliere il nuovo Presidente della rete di Stato. I partiti potrebbero proporre i propri candidati, e a scegliere sarebbero i telespettatori, cioè coloro che di fatto fruiscono del servizio pubblico televisivo, attraverso un apposito televoto, strumento che oramai viene utilizzato in qualsiasi contesto. Questo sarebbe un sistema veramente democratico e permetterebbe direttamente ai cittadini di scegliere chi mandare alla guida della Rai”.
Serve ricordare, a questo punto, che lo stesso Codacons, all’indomani della rinuncia di De Bortoli, aveva provocatoriamente proposto il proprio presidente, Carlo Rienzi, come nuovo direttore della tv di Stato. Di seguito il programma promulgato dallo stesso Rienzi:
– Basta con le illegalità: vedi Affari tuoi.
– Tetto alle repliche. In estate la gran parte della programmazione Rai è costituita da repliche, incompatibili con la funzione di servizio pubblico, specie se ad essere replicati non sono capolavori della storia del cinema ma i soliti telefilm della stagione appena trascorsa.
– Più informazione. Potenziamento di programmi come Report, Mi manda Raitre, Presadiretta… e no alla sospensione estiva dei programmi di informazione ed attualità.
– Tetti pubblicitari differenziati durante film ed eventi importanti. Un tempo la Rai si distingueva dalle private perché, almeno durante i film, c’era solo un’interruzione tra il primo ed il secondo tempo. Oggi non c’è più nessuna differenza con le reti Mediaset, nemmeno in occasioni importanti.
– Grandi eventi sulla Rai: inaccettabile che grandi eventi, come ad esempio i Campionati del Mondo di calcio, non siano trasmessi in chiaro dalla Rai.
– Cartoni. No alle interruzioni pubblicitarie durante i programmi dedicati ai bambini.
– Minori. No alle sparatorie, agli ammazzamenti, alla violenza in Tv prima delle 22,30. Più attenzione agli argomenti trattati e alle espressioni usate anche nei programmi d’attualità e di costume.
– Copertura del segnale digitale per il 99% della popolazione entro le date previste per lo switch-off.
– Pubblicità ingannevole o vietata. Basta con pubblicità occulte e vietate (vedi prodotti da fumo in occasione di eventi sportivi) o scritte pubblicitarie trasmesse nel corso del programma. La Rai, inoltre, dovrà fare un controllo preventivo sulla veridicità di determinati spot o anche solo sull’opportunità di trasmetterli durante determinati eventi (in occasione di eventi sportivi, ad esempio, stop a pubblicità di calciatori che pubblicizzano finanziarie).
– Volume spot. No anche all’innalzamento del volume durante gli spot.
– Rispetto dell’orario e dei programmi annunciati. Non si capisce perché ci siano così tanti cambi improvvisi del palinsesto. Anche l’orario d’inizio dei programmi non viene mai rispettato e si comincia sempre più tardi. Le 21 sono ormai un miraggio.
– Tetto allo stipendio dei personaggi tv. No ai contratti milionari. Ci sono tanti personaggi tv molto bravi attualmente a spasso. No, quindi, alle gare acquisti di personaggi tv che poi magari non vengono nemmeno utilizzati, pur ricevendo lo stipendio.