
Di Auditel in questi giorni si fa un gran parlare. Dalle polemiche per i ritardi del venerdì causa dato di Santoro, alla pubblicazione dei dati sul target commerciale, alla stangata da parte dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. TvBlog, che si occupa di dati Auditel dall’ottobre 2006 attraverso un post preso ad esempio un po’ ovunque nella rete, è riuscita ad intervistare in esclusiva una ex famiglia Auditel, proprio una persona che fino a circa due anni fa era in possesso della scatoletta, il cosiddetto meter, per rilevare l’ascolto di ogni singola trasmissione. Ne è uscita un’intervista chiarificatrice che vi proponiamo in due parti, mantenendo l’assoluto anonimato della persona da noi contattata (M.F.) pur avendo la prova confutata inconfutabile (le foto sono state fornite da lui) del suo operato.
Come è entrato a far parte del panel delle famiglie Auditel?
“Nel gennaio 2008 la nostra famiglia venne contattata telefonicamente e mia madre mi chiese, dopo aver parlato con questa signora, se volessimo accettare. Essendo io un appassionato di televisione, piuttosto di sentire una cosa raccontata o viverla su un libro, ho accettato di buon grado. La telefonata da parte di Auditel fu casuale, non avevamo partecipato a nessun tipo di concorso, ammesso ci fossero, nè tantomeno avevamo chiesto di entrare nel panel. Per me è stato un fulmine a ciel sereno, addirittura ero pure dubbioso che esistessero queste fantomatiche famiglie Auditel e ho accettato per pura curiosità”.
Per quanto tempo è durato il vostro utilizzo del meter?
“Due anni pieni, dal 2008 al 2010″.
Dal momento in cui avete accettato, qual è stata la procedura che è stata attuata per installare la macchinetta infernale sui vostri televisori?
“E’ venuto un tecnico della zona per effettuare il lavoro e ci ha installato il famigerato meter”.
Solo su un televisore come si è letto da qualche parte o su tutti i televisori della casa?
“Questa è una panzana scritta dalla Gisotti nel suo libro. I meter vengono installati su tutti i televisori esistenti nella casa e non solo su uno. Aggiungo inoltre che noi avevamo un televisore di scorta che tenevamo in mansarda e che usavamo per il balcone quando ci capitava di mangiare fuori che non avevamo segnalato, altrimenti ci avrebbero meterizzato pure quello. Sarebbe stato per noi un peso chiamare il tecnico per un televisore che utilizzavamo solo d’estate, far installare il meter e poi disinstallarlo in inverno quando lo riportavamo in mansarda”.

Ma se è così però vuole dirmi che quel dato qualora guardaste la tv non era rilevato. Non è la dimostrazione che la rilevazione Auditel fosse in un certo monca e falsata?
“In effetti così potrebbe sembrare anche se, dopo un tot. di tempo in cui per esempio mio padre non veniva rilevato dal sistema perchè lui stesso non si registrava attraverso il telecomando e guardava la tv su quell’apparecchio temporaneo, Auditel ci contattava per capire cosa stesse succedendo. Una cosa che dimostra quanto stessero attenti a che tutto venisse fatto nei minimi termini, ma che ritengo sbagliata obbligandoci di fatto a cambiare il nostro stile di vita in base a questa macchinetta”.
Ci spiega esattamente come funzionava una giornata tipo dal momento in cui accendeva il televisore in relazione a quanto doveva fare per far rilevare dal meter il dato?
“Il meter, una volta che accendevi la tv si attivava e quindi automaticamente rilevava il canale che stavamo guardando. A quel punto sull’apparecchio compariva una scritta scorrevole dove si chiedeva ‘Chi è presente?‘, che rimaneva tale fino a quando non ti registravi come persona. Siccome l’Auditel è nato principalmente per gli investitori pubblicitari e per dire chi guarda quel determinato programma, era obbligatorio registrarsi”.
In che modo avveniva la registrazione?
“Quando veniva portato a casa l’accessorio dal tecnico, veniva anche chiesto quanti fossero i componenti della famiglia, nel mio caso 4. A quel punto, veniva personalizzato il telecomando in A, B, C e D dove A è il capofamiglia, B il coniuge, C il primogenito e D il secondo figlio. Gli ospiti da questo computo erano tenuti fuori e venivano inseriti di volta in volta selezionando sul telecomando se si trattasse di M (maschio) o F (femmina) e quanti ce ne fossero davanti al televisore in quel momento. Tutto questo veniva memorizzato per una giornata intera, salvo che non si spegnesse il televisore, in qual caso tutto veniva azzerato”.

In sostanza mi sta confermando quello che era stato già rilevato nell’intervista di Alessandra Comazzi un anno fa ad un’altra famiglia Auditel secondo la quale, sugli ospiti si poteva barare perchè di fatto non c’è nessun controllo. E’ così?
“E’ possibile barare, perchè se sei da solo e vuoi segnalare che in realtà ci sono 5 persone nessuno ti vieta di farlo. Certo, considerato che questa va vissuta come un’indagine statistica, sarebbe opportuno essere corretti affinchè sia il più possibile veritiera. Se per esempio uno adora Santoro e vuole alzargli l’ascolto, può tranquillamente dire di avere più ospiti rispetto a quelli che effettivamente ci sono in casa, questo sì. Se ieri avessi avuto ancora il meter, avrei forse alzato l’ascolto della trasmissione di Nuzzi, Gli Intoccabili che ho trovato meravigliosa”.
A lei è mai capitato di barare?
“Essendo come le dicevo un appassionato e uno che ogni giorno consultava alle 10.00 di mattina anche su TvBlog i dati Auditel, ho cercato di essere il più possibile corretto e così ho chiesto di fare a tutti i componenti della mia famiglia. Se posso essere sincero, non amando particolarmente la Buona Domenica di Paola Perego, spesso mi capitava di registrare meno persone di quante ce ne fossero. Non mi è mai capitato invece di aumentare a dismisura gli ospiti in base alle mie simpatie. Certo che, essendo 5.200 famiglie, se bara solo una, il dato non cambia poi di molto”.
Fino a quanti ospiti si potevano aggiungere in una singola trasmissione?
“Non c’era un vero e proprio limite, forse fino a 10 ma volendo uno poteva anche dire di aver creato un proprio gruppo di ascolto per quel determinato programma. Era indispensabile non metterne meno di 1, però non c’era limite a quante persone potessero essere davanti alla televisione in quel momento. Ovviamente, nel mio caso essendo uno dei primi critici di Auditel, cercavo di essere corretto, cosa che non posso dire con certezza delle altre famiglie che possiedono il meter e magari guardano la televisione avendo convinzioni ideologiche e/o politiche che possono far falsare il dato”.
Di fatto però tutto questo per voi era un lavoraccio. Ogni volta dovevate segnalare chi fosse davanti alla tv, ogni volta che andavate per esempio in bagno dovevate registrarlo. Non avete mai pensato di mollare?
“Preciso sin da subito che siamo stati noi a chiedere ad Auditel dopo 2 anni che ci togliessero dal panel. Abbiamo fatto tutto in maniera regolare per oltre un anno e mezzo, rilevando anche quando per esempio mia madre guardava un programma su un televisore in un’altra stanza e poi entrava in un’altra guardando lo stesso programma insieme a mio padre, togliendosi quindi dal precedente. Io stesso segnalavo anche quando andavo in bagno, solo che ad un certo punto, diventato il tutto troppo pesante, abbiamo chiesto di toglierci”.
Avete mai subito pressioni durante il periodo in cui siete stati famiglia Auditel?
“Nessuna pressione, nè da pubblicitari, nè tantomeno in cambio di un ritorno economico. Spesso capitava che Auditel ci chiamasse ma solo per controllare che tutto venisse fatto nell’assoluta regolarità, nessuno ci ha mai detto cosa dovessimo guardare e con quante persone”.
Sono cambiate le vostre abitudini da quando siete diventati famiglia Auditel? Il meter ha condizionato la vostra vita anche dopo, del tipo che accendete più a lungo la televisione, state più attenti ecc.?
“Direi di no. Succedeva che la mattina accendessi la televisione solo come audio per esempio su Omnibus e alcune volte non mi registrassi per pigrizia. Anche dopo l’utilizzo comunque non è nè diminuto nè aumentato il nostro utilizzo dell’apparecchio televisivo”.
Tutto questo lavoro per Auditel cosa comportava per voi in termini economici? Si è parlato di leggende secondo cui venivano offerte forniture annuali, regali costosissimi e altro…
“C’era un regalo di benvenuto del valore economico di 20 euro che credo di non aver mai preso. C’era un catalogo dal quale scegliere dei premi, ma cose tipo aspirabriciole, utensili di cucina e altro. Dopo ogni anno di uso del meter, si poteva chiedere un premio che in base al tempo, aumentava di valore. Si andava all’Ipod alla radiosveglia. Niente di costoso, era un modo per ringraziarci del disturbo e anche del consumo elettrico del meter”.
(mb)
Continua…
_emy
15 dic 2011 - 15:15 - #1Tutte le volte mi viene in mente la parodia del DRIVE IN…
son proprio vecchia
surplusjlo
15 dic 2011 - 15:19 - #2In questo articolo viene rappresentata la correttezza quasi esemplare delle famiglie campione, correttezza che nn è detto si trovi nel metodo di elaborazione dei dati, nella loro distribuzione, e il loro occultamento, come dimostrato dalla multa salatissima di AGcom.
E’ ovvio che per le famiglie campione deve andare tutto bene, altrimenti potrebbero inficiare la credibilità di Auditel parlando con la stampa. Mentre è meno faticoso condiziionare x Auditel i dati una volta raccolti e oserei dire meno rischioso
Lukas88
15 dic 2011 - 15:20 - #3Mamma mia che palle però! Mi pare strano che in altre parti del mondo abbiano apparecchi così noiosi e farraginosi. Insomma ogni volta che guardi la tv devi inserire cosa guardi e con chi sei…da pistola alla tempia.
Non ho capito bene la vicenda della Perego…cioè alla persona in questione non piaceva, registrava meno spettatori….ma lui la seguiva ugualmente? ahahahhaha coerente.
ventiore
15 dic 2011 - 15:20 - #4Molto interessante il fatto che l’intervistatore scelga come esempio di trasmissione pompabile in maniera disonesta AZ e come trasmissione sottostimata quella della Perego. Chissà poi con quanti ospiti si riunivano a guardare Buona Domenica da lui. Tutti insieme a casa sua a guardare un programma che gli faceva schifo.
chicco010203
15 dic 2011 - 15:21 - #5Complimenti a TVBLOG per questa intervista…
Applausi.
vale9001
15 dic 2011 - 15:21 - #6Cioè ogni volta che uno accende la Tv deve segnalare se è solo, col marito, col figlio, il sesso dei figli.Che noia, non lo vorrei mai :). Mi sembra impossibile auspicarsi che queste 5200 famiglia (soprattutto se ad accendere la tv sono ragazzi più piccoli che segnalino tutto in maniera precisa. Comunque che l’auditel italiano è strano si vede dai totali individui, ieri è impossibile che su 60 milioni solo “25″ fossero davanti alla tv quando il 90% degli italiani la sera segue la tv. Ma anche all’estero il sistema non è più preciso, d’altronde l’auditel è nato per essere un indicatore, solo che negli ultimi anni è diventata una vera fissazione. Quello che è certo che se Fiorello è stato seguito da 13.5 milioni deve essere preso come “dato indicativo” mentre oggi sbagliando si considera sempre più “13.5 milioni di persone hanno visto” come fosse un dato esatto, quando come dichiara L’auditel stesso possono essere benissimo 11 milioni di persone come 15. Mettere i lmeter a tutti gli italiani è impossibile, quindi o si torna a fare come una volta dando all’auditel meno importanza di quello che ha da 10 anni a questa parte oppure visto che il futuro è una tv digitale o collegata ad internet credo che in quel caso si potrà rilevare il vero traffico addirittura in tempo reale (tipo tutte le web tv in streaming che sul momento ti dicono quanti sono i viewers collegati).
Franco2bis
15 dic 2011 - 15:22 - #7Citazione musicale d’obbligo:
http://www.youtube.com/watch?v=TjKLIeDJBFc
:D
Gatto_Blepa
15 dic 2011 - 15:24 - #8 (nascondi)Il sistema di rilevamento degli spettotori, con telecomandi, registrazione ospiti e quant’altro è obsoleto nel 2011.
Cosa ci vuole a metter una telecamerina su ogni apparecchio e rilevare chi è davanti alla televisione in ogni preciso istante?
chicco010203
15 dic 2011 - 15:24 - #9Ci vuole qualcosa di piu avanzato.
chicco010203
15 dic 2011 - 15:25 - #10Gatto Blepa
Non stiamo al Grande Fratello.
Negli altri Paesi anche senza telecamerina si fanno le cose per bene
malaparte
15 dic 2011 - 15:28 - #11ventiore: l’intervistato, non l’intervistatore :)
motel
15 dic 2011 - 15:30 - #12“il 90% degli italiani la sera guarda la TV”
ma looooooooooooooooooooooooooooooool, in che Italia vivi? XD
vale9001
15 dic 2011 - 15:31 - #13@chicco
Veramente anche in Inghilterra è in corso ina polemica molto forte sulle rivelazioni d’ascolto dopo la denuncia di Itv1 che si è visto il suo X factor quest’anno essere battuto diverse volta da Ballando con le stelle della BBC. Itv1 si è lamentata del sistema antico di rivelamento visto che il loro programma va in onda non solo in tv ma in streaming gratuitamente nel sito ufficiale etc… e itv1 sostiene x factor sia stato più seguito di Ballando. E la stessa polemica c’è al momento negli Stati Uniti.
francesco-x
15 dic 2011 - 15:31 - #14Io pensavo che si rilevasse solo il numero di televisori accesi e che quindi bastasse accendere la TV! Che diamine è tutto questo meccanismo registratorio ogni volta!?! °_O
Sugli ospiti, quante volte uno può capire capitare di averne?
“Comunque che l’auditel italiano è strano si vede dai totali individui, ieri è impossibile che su 60 milioni solo “25″ fossero davanti alla tv quando il 90% degli italiani la sera segue la tv”
Io pensavo che fosse perchè si contavano i televisori accessi. Dopo quanto letto sopra che si dovrebbero registrare ogni volta. Dopo aver saputo che ogni volta si devono inserire quanti sono davanti alla TV non sò più cosa pensare! Mah!
L’ apprecchio sopra comunque è già più moderno dell’ altro. XD
“Non ho capito bene la vicenda della Perego…cioè alla persona in questione non piaceva, registrava meno spettatori….ma lui la seguiva ugualmente? ahahahhaha coerente.”
Si, già! XD Mah!
vale9001
15 dic 2011 - 15:32 - #15In un Italia in cui il mercoledì sera al massimo 1-2 italiani vanno al cinema, al teatro. Il resto guarda la televisione.
francesco-x
15 dic 2011 - 15:33 - #16Si, ma lì il problema da come ho capito sarebbe anche il rilevamento dello streaming.
“Il sistema di rilevamento degli spettotori, con telecomandi, registrazione ospiti e quant’altro è obsoleto nel 2011.”
Secondo me era già obsoleto come minimo a metà anni 90. Poi boh!
francesco-x
15 dic 2011 - 15:35 - #17“soprattutto se ad accendere la tv sono ragazzi più piccoli che segnalino tutto in maniera precisa”
Già! Ora in generale i bambini si mettono a fare ogni volta tutta stà kaiser di procedura! Ma in che mani stiamo! Oh, mamma! Chissà in quanti sanno di questa cosa. Molto pochi ovviamente.
francesco-x
15 dic 2011 - 15:38 - #18“e alcune volte non mi registrassi per pigrizia”
Già passato l’ entusiasmo? XD Sarà comunque contenta LA7. XD
” avrei forse alzato l’ascolto della trasmissione di Nuzzi”
Peccato sempre per LA7 allora. XD
aldebaran85
15 dic 2011 - 15:38 - #19complimenti per l’intervista!!!
francesco-x
15 dic 2011 - 15:40 - #20Ah, pardon sullo streaming, non ho capito che ti riferivi al commento dell’ altro utente.
francesco-x
15 dic 2011 - 15:42 - #21“Preciso sin da subito che siamo stati noi a chiedere ad Auditel dopo 2 anni che ci togliessero dal panel.”
Io lo renderei obbligatorio. Negli states mi pare sia così, ma non ricordo bene.
mimmoloco
15 dic 2011 - 15:43 - #22 (nascondi)quindi probabilmente tutti i dati sono falsati. adesso capisco perchè tutti i programmi di canale 5 vanno male perchè per scelta buona parte di coloro che hanno ill meter decidono di far vincere rai 1.
Era impossibile che una bella fiction come un amore e una vendetta avesse fatto 5 milioni e don babbeo 8. Probabilmente c’è da dire che il pubblico più anziano di rai uno è più attento a modificare i dati in base alla presenza, invece il pubblico più giovane di canale 5 sene frega.
complimenti all’intervista, quindi possiamo chiudere definitivamente con i commenti falsati
francesco-x
15 dic 2011 - 15:45 - #23“spesso mi capitava di registrare meno persone di quante ce ne fossero”
Cioè, tipo sono tutti e quattro davanti alla TV e dice: “Posso mettere meno persone?” e gli viene risposto “Fà pure”. Mah!
ventiore
15 dic 2011 - 15:48 - #24malaparte: hai ragione. Ho sbagliato a scrivere
Lettera di Santoro al Fatto sull’Auditel:
Caro direttore, il tuo articolo di domenica dedicato a Servizio Pubblico finalmente solleva il problema dell’intolleranza di Raimediaset nei confronti di un esperimento che, comunque lo si giudichi, ha reso visibile la crisi delle televisioni generaliste storiche. Un’intolleranza che trova puntualmente nell’Auditel, società posseduta dalle stesse aziende che dovrebbe controllare, il puntello anch’esso traballante di un sistema ridotto a un ferro vecchio da rottamare. Fin dall’inizio della nostra nuova avventura ho sottolineato l’inadeguatezza dei vecchi strumenti di rilevazione per una multipiattaforma qual è la nostra; dopo che per tre settimane su sei, il venerdì mattina, il meccanismo che dovrebbe fondarsi su rilevazioni contenute in registratori automatici si è “inceppato”, possiamo dire con una certa sicurezza che Auditel ha autocertificato la sua incapacità di valutare i profondi cambiamenti che sono intervenuti nel consumo televisivo con la frammentazione dei grandi pubblici di Raiuno e Canale5 sui quali era stato modellato. Invece avevo sottovalutato la dipendenza culturale di osservatori, giornalisti e critici televisivi nei confronti dell’Auditel , della cui crisi colgono solitamente aspetti superficiali e insignificanti avendone assunto non solo l’ottica, ma le categorie di giudizio e le gerarchie numeriche.
Mi piace ricordare a tutti che Servizio Pubblico non nasce da uno stato di necessità ma da una scelta. Se avessi, infatti, accettato limiti e condizioni che non hanno niente a che vedere con le regole della mia professione (come fa disinvoltamente la gran parte dei miei colleghi) avrei continuato ad avere il mio posto al sole e il mio regolare stipendio. Chi volesse seriamente smentirmi potrebbe mettere in rete il suo contratto; ma siccome non lo farà nessuno, preferisco lasciare ad altri uno spazio che avrei occupato con un senso di sconfitta e confermare il mio rifiuto di adeguarmi alla televisione così com’è . Per provare ad andare oltre ho deciso di trasformare un esperimento come Raiperunanotte in un programma lungo un intero anno, tentando un’impresa ritenuta fino ad oggi impossibile: far sopravvivere un programma senza avere né un editore alle spalle né un canale consolidato per distribuire il prodotto. Il completamento della stagione televisiva, indipendentemente dagli ascolti, avrebbe decretato la sua riuscita e avrebbe dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che la televisione italiana si è sempre retta sulla complementarietà tra pubblico e privato ed è per questa ragione che assistiamo contemporaneamente all’impoverimento e al degrado della Rai e a quello di Mediaset.
L’azienda che gestisce il canone e il monopolista della pubblicità sul terrestre sono infatti due facce della stessa medaglia; una riforma è necessaria sia per ridare vigore alla Rai pubblica sia per realizzare una vera concorrenza sul mercato. Assieme a un gruppo di giovani giornalisti e tecnici, supportato da alcune televisioni regionali, ho dunque rivolto un appello al pubblico per sostenerci in questo tentativo; e in centomila hanno risposto versando 10 euro. Molti artisti e giornalisti hanno deciso di appoggiare la nostra iniziativa, ma quelli che avrebbero potuto dare veramente una spinta al progetto, Celentano, Luttazzi, i Guzzanti, lo stesso Beppe Grillo non hanno voluto metterci la faccia per l’assenza di un punto di riferimento editoriale tradizionale oppure perché preferiscono agire da soli. Rispetto le loro scelte. Allo stesso modo i partiti dell’opposizione a Berlusconi, in primo luogo il Partito democratico, non hanno voluto scommettere su un movimento dal basso e non hanno voluto farsi tramite di una critica alla Rai che sfuggiva al loro controllo. Queste scelte sono poco rispettabili.
Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, aveva avanzato molti dubbi sulla effettiva capacità di Servizio Pubblico di reggere alla sfida della serialità, ma per diverse settimane la trasmissione ha comunque battuto reti consolidate attraendo un pubblico di massa. Con questa sequenza non era mai avvenuto in precedenza nella storia della televisione italiana e in quella della televisione di tutto il mondo. E Auditel è stato comunque costretto a consegnarci il trofeo di una trasmissione che parte da zero ascoltatori (tanti ce ne sono sulla nostra multipiattaforma) e arriva al dodici per cento. Se qualcuno pensa di poter fare meglio di noi s’accomodi pure. La stampa con qualche lodevole eccezione ha ignorato questa enorme novità e si è concentrata su Santoro che perde ascolti come se il nostro fosse un programma della Rai, di Mediaset o di La7; come se chiedessimo a Il Fatto di battere Repubblica nelle vendite durante le prime settimane di vita ed essendo distribuito nella metà delle edicole; o a Fiorello di fare il 50 per cento su Telesanmarino, avendo a disposizione i nostri dieci euro per centomila (quarantamila euro a puntata) per ingaggiare Benigni o Jovanotti.
Senza considerare che l’offerta di Rai e Mediaset il giovedì è diventata la più consistente dell’intera settimana anche per impedire che su Sky potesse crescere e affermarsi X- Factor. Insomma il giovedì è diventata la madre di tutte le battaglie della vecchia televisione, una battaglia che non ci si può permettere di perdere. Lascerei alla riflessione dei vostri lettori queste considerazioni e li lascerei liberi di giudicare un fallimento l’aver moltiplicato di venti volte la rete di trasmissione, l’aver fino a oggi superato di tre punti il day time di una televisione come La7 e, soprattutto, l’ave r raccolto per otto puntate tanta pubblicità in un mercato viziato da posizioni dominanti da chiudere in pari la prima serie senza aver utilizzato un euro della raccolta. Male che vada e gufi permettendo, per lo meno altre otto puntate sono garantite. Queste considerazioni sono talmente banali che nessun serio esperto può non condividerle, ma non ci impediscono di vedere sia i nostri limiti, diciamo così, spettacolari, sia l’ancora insufficiente innovazione nel linguaggio, sia la nostra inadeguatezza a nutrire con contenuti adatti il nostro sito Internet e il programma. Noi sappiamo tuttavia che il medium è il messaggio e che il messaggio principale è l’esistenza stessa di Servizio Pubblico; ci siamo perciò concentrati sul farlo nascere rapidamente: abbiamo allestito in due settimane una redazione, una scenografia, nuovi reparti per il montaggio e le riprese. Il risultato è stato una trasmissione, comunque la si giudichi, con la ti maiuscola. Il pubblico deve però sapere che questa resta una protesta, uno sciopero e siccome non è detto che uno sciopero possa durare per un anno intero tutti devono continuare a dare il loro contributo. Perché noi possiamo avere tutti i difetti di questo mondo, ma la partecipazione dei referendum si sta indubitabilmente affievolendo con la nascita del governo tecnico. È perché non c’è più il nemico Berlusconi, come suggerisce qualcuno? Francamente non credo sia questa la ragione. Semmai è perché da una parte si è sbigottiti per una maggioranza che tiene insieme il Cavaliere e i suoi principali avversari, dall’a l t ra perché prevale il solito invito a “lasciateli lavorare” che tante volte è risuonato (ricordate Bertolaso?) con devastanti risultati.
La nostra decisione di lasciare la Rai è stata una cosa buona, ha rafforzato quelli che sono rimasti e mi ha caricato dell’energia di una sfida nuova. Non sono pentito di averla presa. Continuerò il mio Servizio Pubblico indifferente all’Auditel e senza avere nostalgia degli attacchi e delle circolari di Masi dalle quali, secondo qualcuno, sarebbe dipeso il nostro successo. Non so se il pubblico avrà la pazienza di aspettare che la ricerca di un nuovo registro narrativo arrivi alla maturità. So che il mio mestiere mi condanna a inseguire gli spettatori più infedeli per catturarne l’attenzione, perfino quelli che si sganasciano dalle risate per Checco Zalone. È questo eterno inseguimento che dà un senso alla mia vita. Anche se questa volta è più difficile distinguere chi insegue e chi è inseguito. L’inseguimento è comunque il cuore del cinema e il film nel quale siamo immersi è appassionante e dall’incerto finale. Ombre Rosse per me che sono sui carri e sono contemporaneamente gli indiani. Potevo restar fermo alla Rai, potevo restar fermo a La7 e invece sono qui felice di correre un’altra volta. Perché televisivi si diventa, ma liberi si nasce. E io modestamente lo nacqui.
grandenotte
15 dic 2011 - 15:49 - #25Eccoci data l’ennesima prova della fallibilità del sistema auditel. Già la statistica è una scienza soggetta ad errore, se poi la diamo in mano agli italiani stiamo belli freschi.
modem
15 dic 2011 - 15:51 - #26Complimenti per l’intervista…..mamma mia che fatica però avere quell’aggeggio a casa.
fantfede
15 dic 2011 - 15:56 - #27Io credo che il problema non siano le famiglie che fanno parte della rilevazione auditel, che essendo un campione rappresentativo, ma pur sempre un campione, posso anche imbrogliare sulle rilevazioni, ma sull’importanza data ai dati di ascolto…
Tutta la tv italiana è basata su questi ascolti, se un programma va male, viene cancellato, se va bene viene esaltato.. ma tutto solo a fini pubblicitari.. non dimentichiamo che l’inserzionista pubblicitario paga in antipo per dei secondi durante una trasmissione, se questa non raggiunte quei dati, al pubblicitario certo non farà piacere… non importa a nessuno la qualità di un programma, ma solo la sua portata sui telespettatori…
l’auditel è pur sempre una statistica, non la realtà.. non credo quindi sia un problema delle famiglie ma di come la tv utilizzi i dati per vendere gli spazi pubblicitari (SOLDI)..
TidusFFX
15 dic 2011 - 15:59 - #28e questa persona è a suo dire un tipo corretto, immaginiamo cosa si può fare se uno volesse. E poi io non so se resisterei più di un mese a fare tutta la procedura di registrazione ogni volta che accendo la tv anche solo per poco tempo o se vado in bagno o mi allontano 5 minuti. Uno stress allucinante. Quindi oltre ad essere facilmente taroccabile è anche obsoleto come sistema. Ci vuole qualcosa di più facile da usare. Questo mi sembrava un ragazzo giovane, ma a un anziano non credo che si metta a fare tutti questi passaggi ogni volta. Mi viene veramente da pensare che accendono la tv e la lasciano aperta tutto il giorno per non fare tutti questi casini.
Per concludere, tutto quello che vediamo in tv, le serie che ci piacciono, i programmi trash le chiusure anticipate di certi programmi, boom e flop dipendono da questo???? Urge un cambiamento!!!!!!!
energizer
15 dic 2011 - 16:14 - #29Bella intervista comunque.
fdv88
15 dic 2011 - 16:19 - #30@ grandenotte: ma per favore…questo attacco e questo razzismo verso gli italiani sta diventando patetico!! Tra gli italiani ci sono persone sicuramente e ampliamente disoneste (come in tutte le parti del mondo..altri stati europei compresi) e tantissime persone complessivamente per bene!!
Gli italiani, parlando in generale, non sono un popolo di deficienti ed incopetenti in base alla quale poter dire che per una cosa data in mano agli italiani, c’è da stare belli freschi!!! E’ pieno di persone capaci e brillanti, molti dei quali riescono a trovare lavoro (anche in Italia anche se una percentuale bassa trova subito a tempo indeterminato, gli altri hanno contratti a termine ma mi dilungherei su questo) e molti vengono assunti anche all’estero. Se si fosse così incopententi aziende estere non prenderebbero in considerazione gli italiani. Gli italiani devono andare a testa alta per numerose cose..poi non tutto e rosa e fiori, ma anche altrove!
Detto questo, l’intervista conferma cose che l’ Auditel è una statistica e, come tutte le statistiche, c’è la possibilità dell’errore statistico. Credo che si debbano trovare altri metodi di rilevamento .
grandenotte
15 dic 2011 - 16:38 - #31@fdv88
Mai parlato di deficienti o incompetenti, ma solo di una generale propensione ad adattarsi le regole, e non alle regole. Troppo bello sapere di poter nuocere all’avversario, di poter umiliare il nemico e rimanere impuniti.
Alla fine, dopo la morale, anche tu convieni sugli inevitabili errori dei sistemi statistici
n3kr0s
15 dic 2011 - 16:41 - #32Ma come invia i dati la scatola? Pensavo con una linea telefonica, ma nell’articolo e nelle risposte non si evince e anzi parla di un rimborso elettrico e non del consumo dati ..
Bactrocera
15 dic 2011 - 16:44 - #33Provo un po di pena per le persone che decidono di farsi spiare con questo apparecchio, un grande fratello orwelliano scelto dalla gente.
Comunque se uno vuole imbrogliare lo può sempre fare, ma vale per tutti i canali e non solo per rai e mediaset.
gilear
15 dic 2011 - 17:49 - #34@ Michele Biondi
la prova sarà forse “inconfutabile” non certo “confutata”, altrimenti vorrebbe dire che è marcatamente falsa.
L’italiano è una lingua, non un’opinione.
Gatto_Blepa
15 dic 2011 - 18:17 - #35@chicco #10
Non ho letto la tua proposta per un rilevamento obiettivo e automatico.
Aspetto.
vertigoblu
15 dic 2011 - 18:53 - #36Confermo quanto riportato nell’intervista perchè ce l’ha anche mia nonna da una decina d’anni. Lei vive sola ed ogni volta ci tiene tantissimo a registrare quando ci sono gli ospiti ehheheeh
luro
15 dic 2011 - 20:21 - #37bisogna sostituire il meter con un apparecchio migliore!
chicco010203
16 dic 2011 - 03:09 - #38Non sono io a fare le proposte…
Ma di certo una telecamerina nel mio soggiorno non ci entrera’ mai…
possono anche fallire tutti i programmi di questo mondo per quanto mi riguarda…
a sto punto vado al Gf