Home Notizie Vent’anni senza Oriana Fallaci: Quarta Repubblica mostra una lettera inedita della cronista dopo l’11 Settembre 2001

Vent’anni senza Oriana Fallaci: Quarta Repubblica mostra una lettera inedita della cronista dopo l’11 Settembre 2001

Vent’anni fa moriva Oriana Fallaci. La compianta giornalista e scrittrice ha contribuito a scrivere pagine di storia contemporanea piuttosto importanti: Quarta Repubblica mostra una lettera inedita scritta dalla cronista dopo l’11 Settembre 2001.

15 Settembre 2026 13:00

Oriana Fallaci, la sua penna, il suo occhio, la sua prospettiva rispetto al mondo che cambia. Tutte cose che mancano, oggi, a vent’anni dalla sua morte. Una donna importante, colta e controversa. In grado di polarizzare pareri, in un senso o nell’altro, senza che la scena – né tantomeno la sua reputazione – ne risentisse. Fallaci era (e resta) Fallaci. Per quello che dice, per il modo in cui lo dice e la maniera in cui (grazie alle parole più opportune) riesce a far aprire gli occhi a chi ha ancora la forza di leggerla e capirla. Nonostante quel velo di malinconia e nostalgia che assale gli estimatori dopo due decadi di assenza.

Un vuoto incolmabile, teoricamente, praticamente ci si aggrappa alle ultime parole. Nel cassetto dei ricordi, idealmente e concretamente, ci ha rovistato la trasmissione di Rete4 Quarta Repubblica che mostra – in anteprima – una lettera inedita che la cronista aveva spedito al suo avvocato nei giorni dell’attentato alle Torri Gemelle.

Oriana Fallaci, vent’anni senza la giornalista e scrittrice

11 Settembre 2001: la data in cui è cambiato il mondo e, forse, anche la politica. Sicuramente i fatti e il racconto mediatico non avrebbero avuto più eguale rilevanza. Questo ha provato a sottolinearlo la stessa Fallaci nell’arco di un “breve rapportino” – così lo ha chiamato – al suo legale. Un modo per far capire che, nonostante tutto, fosse in salute e poteva raccontare la tragedia con le proprie forze pur essendo atterrita emotivamente.

Oriana Fallaci lettera Quarta Repubblica
Oriana Fallaci, la lettera della cronista in esclusiva a Quarta Repubblica (Screenshot X) – TvBlog

“La città è paralizzata. Le strade sono completamente vuote come nel film “L’ultima spiaggia”. Tutto è immobile. Ai soliti assordanti rumori, si è sostituito un silenzio da cimitero. Un silenzio interrotto soltanto dagli aerei militari che sorvegliano l’isola di Manhattan. I ponti e i tunnel, che da Manhattan portano a Brooklyn, e altrove, sono chiusi. Si possono attraversare soltanto a piedi ma dopo l’esodo di ieri sera nessuno li attraversa più. Sono fermi anche i treni e gli autobus e la subway, naturalmente ben sorvegliata dai militari. Non funzionano che gli ospedali stracolmi. Con gli ospedali, la televisione: straordinariamente indenne ma scarsamente informata”.

La lettera al suo avvocato

In questo stralcio della lettera si evince l’atmosfera surreale che Fallaci ha vissuto il giorno dopo l’attentato al World Trade Center. Un contesto difficile da sintetizzare, ma lei ce l’ha fatta. La scrittura era l’unico appiglio che aveva per restare lucida. Scrivere significa, talvolta, mettere ordine nel caos. Lei lo ha fatto, provando a esternare quel che sentiva dentro. Questa lettera non è un reperto, ma una presa di coscienza. In quella “paralisi”, che Fallaci racconta in maniera fredda e assolutamente puntuale, era finito il mondo intero. Inerme dinnanzi alla follia di pochi eletti che stavano giocando a Risiko con la vita delle persone.

Infatti, poi, Fallaci prosegue: “Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni”. Non c’era niente, secondo i suoi occhi e le sue emozioni, di paragonabile allo sgomento di quelle ore. Una donna che aveva fatto anche la corrispondente in zona di guerra, quindi avrebbe dovuto e potuto immaginare cosa volesse dire paura, sgomento e profonda tristezza, è stata costretta a rimettere tutto in discussione. Di fronte a quell’attentato di così enorme portata. Dopo questa breve missiva, Fallaci conclude lo scritto con “Buone cose a lei”, riferendosi al legale che avrebbe letto quelle righe così accorate.

Quarta Repubblica e il peso della storia

Non si è trattato, soltanto, di un congedo formale: era, in tal caso, un grido flebile di speranza. Buone cose a lei che può risparmiarsi parte di questa barbarie. Questo voleva dire Fallaci, perché chi ha vissuto l’11 Settembre 2001 da lontano convive – ancora oggi – con un grande caos interiore. A livello emotivo, però, si è risparmiato quel contatto con il delirio effettivo – quasi come se fosse un’Apocalisse – che Fallaci invece ha potuto toccare con mano.

Ecco perchè questa lettera, oggi, a vent’anni dalla dipartita della giornalista, non è solo un documento storico. Rappresenta la testimonianza di un modo di raccontare andato perduto che, un passo alla volta, stiamo cercando di recuperare. Alimentare la memoria per continuare a cercare la verità.