Vannacci lascia la Lega, il racconto tv tra dettagli e indiscrezioni strizza l’occhio alla fiction
Roberto Vannacci lascia la Lega. Il caso politico arriva anche in televisione e diventa spunto per una narrazione che strizza l’occhio al thriller e alla fiction più pura tra retroscena, indiscrezioni e nuovi equilibri.
La casa di carta era un titolo cult di Netflix, il sequel potrebbe essere la casa del Carroccio. Ormai è chiaro che Roberto Vannacci lascia la Lega, partito dove Matteo Salvini lo ha fatto emergere al pari di una ventata innovativa per quelli che erano e restano i valori della formazione politica di Pontida. Oltre alla politica, che avrà le sue ripercussioni in termini di strategia ed equilibri da riformulare, c’è anche la questione mediatica.
Il caso Vannacci, perchè ormai così lo definiscono le cronache, è diventata una serie. Al pari delle trame più gettonate, ci sono le indiscrezioni, poi arrivano i dettagli e infine il colpo di scena. Tutto nella migliore tradizione televisivo cinematografica. Un atto unico che strizza l’occhio alla fiction. Sovranità e crossmedialità vanno a braccetto, è sufficiente riavvolgere il nastro di un paio di giorni per capirlo: Roberto Vannacci lascia trapelare, a mezzo stampa, che il rapporto con la Lega sarebbe ormai agli sgoccioli. L’inizio della fine.
Il Generale Vannacci e la Lega, molto più di un divorzio
Solo voci, fino a poco tempo fa, ma stamattina i quotidiani – e subito dopo le televisioni con i talk show delle principali reti generaliste – hanno messo in primo piano altri dettagli: i messaggi a Matteo Salvini, chat sofferte rilette in maniera spasmodica. Un addio paventato con poche parole. “Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”. Nel frattempo il Generale prende una pausa da tutto il resto e, almeno da quanto emerge nel racconto televisivo, passa la mattinata nel proprio ufficio a riflettere.

Se esce dalla Lega, si deve dimettere anche da europarlamentare. Questo tuonano internamente dal partito del Carroccio. Voci, dettagli e indiscrezioni. Ancora, fino al primo pomeriggio, quando è previsto un consiglio federale per le ore 16.00. Contesto in cui Vannacci dovrebbe formalizzare lo strappo, ma la notizia è già stata data – in via ufficiale – prima di pranzo. L’avvenire, per il Generale, si chiama Futuro Nazionale. Partito di cui sarebbe già stato depositato il simbolo. Anche in questo caso la fiction, con i suoi intrecci narrativi, ci mette lo zampino.
Lo strappo arriva in televisione
Infatti la televisione rincara la dose mostrando un certo traffico di fronte all’ufficio brevetti. Chi c’è? Si tratta di Francesco Giubilei, leader di Nazione Futura, che avrebbe presentato un’opposizione formale alla divulgazione del simbolo della nuova forza politica a trazione Vannacci. Il motivo? Sarebbe troppo simile a quello del suo partito. C’è il rischio confusione. Uno stallo che è possibile arginare con una veloce, non immediata, modifica. Il punto è che, però, tutte queste fasi e i relativi sviluppi danno vita a uno storytelling televisivo simile a quello di una soap.
Il racconto politico lascia spazio alle sorprese del racconto mediatico: si parla, addirittura, di un incontro segreto avvenuto nei giorni scorsi tra Vannacci e Renzi per elaborare, una volta inaugurato il nuovo partito, una strategia anti-Meloni. Il leader di Italia Viva respinge le indiscrezioni lanciate dal Corriere della Sera. Il quotidiano, però, rivendica la propria anticipazione asserendo: “Due fonti autorevoli e degne di fede confermano che l’onorevole Renzi e l’onorevole Vannacci si sono visti. Abbiamo anche riscontri sulla sede dell’ultimo incontro, avvenuto circa due settimane fa”.
Dalla politica al thriller
Arriva, dunque, anche il retroscena in grado di sovvertire ulteriormente gli equilibri. La vicenda Vannacci è politica, ma diventa anche e soprattutto racconto per immagini tra particolari e colpi di scena degni della tradizione noir. O più semplicemente un thriller in cui la tensione, emotiva, la fa da padrone: ecco perché i talk della mattina e del pomeriggio hanno cambiato tono. Non più servizi, ma collegamenti dal consiglio federale leghista, c’è chi addirittura prova a stazionare sotto la sede dell’ufficio di Vannacci. Un vero e proprio format che strizza l’occhio ai progetti seriali di una certa rilevanza.
La politica non appassiona più il 36,1% degli italiani che preferisce astenersi, ma la fiction televisiva piace a tutti. Quindi anche la narrazione delle strategie di partito diventa un’occasione di intrattenimento fra piccolo e grande schermo. Non a caso, poi, opere come La Grazia (che la politica la accarezzano soltanto) fanno record di incassi. Le schermaglie di potere annoiano, in larga parte, il pubblico ma i retroscena intrigano. Tanto vale, per chi deve rimettere insieme i pezzi di questo puzzle intricato, far leva su quelli.