USA, aborto e Corte Suprema: torna virale l’ira di Ana Kasparian: “Cristiani, non avete il diritto di decidere della mia vita!”

L’opinionista USA tuonava già nel 2018 contro la ‘dittatura’ della religione in materia di aborto e diritti civili. Oggi ha ancora più valore.

La Corte Suprema ha ribaltato la sentenza Roe vs Wade che nel 1973 aveva stabilito il diritto costituzionale dell’aborto su tutto il territorio degli USA e con una decisione non del tutto inattesa, considerato che Corte è ormai di maggioranza repubblicana – compatta nei suoi 6 voti favorevoli alla cancellazione contro i restanti 3 democratici -, ha rimandato ai singoli stati la libertà di legiferare sull’interruzione volontaria di gravidanza. Una situazione che di fatto renderà l’aborto illegale in metà degli States, considerato che nel solo giorno della sentenza, il 24 giugno 2022, già otto Stati hanno vietato l’aborto per legge: come spiega il New York Times, in poche ore nove stati hanno già ratificato leggi contro l’interruzione volontaria di gravidanza, ovvero Utah, Wisconsin, Sud Dakota, Oklahoma, Missouri, Arkansas, Lousiana, Alabama, Kentucky. Come mostrano le cartine diffuse in queste ore, sono 26 gli Stati che sono pronti a cancellare il diritto all’aborto.

Nello stesso tempo qualcuno cerca di proporsi come ultimo baluardo di libertà, come lo stato di New York e la California, pronti ad accogliere le donne che vorranno abortire, mentre alcuni dei colossi dell’economia e dei media USA – da Meta a Disney passando per Comcast, giusto per fare qualche esempio – fanno sapere ai propri lavoratori, e al mondo intero, di voler rispettare la libertà delle donne con una serie di iniziative concrete, tra cui la copertura delle spese di viaggio per chi vorrà/dovrà andare in un altro stato per abortire.

Mentre negli USA, dunque, infuriano le polemiche e si guarda con orrore a una decisione che non solo fa tornare indietro il mondo – non solo gli States – di 50 anni, ma che apre ad altre limitazioni delle libertà individuali e soppressione dei diritti umani (già sul tavolo della Corte Suprema le unioni civili nelle loro varie forme), torna virale sui social una delle invettive più rabbiose – ed efficaci – di Ana Kasparian, opinionista e giornalista di area progressista, producer e ospite fissa del news show online The Young Turks che già nel 2018 ribadiva, con lo stile che l’ha resa unica, quanto la Chiesa dovesse star fuori dallo Stato e quanto la libertà di tutti dovesse essere tutelata a fronte delle credenze di alcuni.

“Questo commento potrebbe apparire estremo, ma rappresenta esattamente come mi sento.

Non mi interessa che siate cristiani. Non mi interessa cosa dice la Bibbia. Mi sembra tutto un ridicolo show nel quale state lì, seduti, a decifrare quel che dice questo librettino di miti e leggende a proposito di questioni politiche reali, concrete!

Non mi interessa che siate Cristiani. Io combatterò sempre perché vi sia garantita la libertà di professare la vostra religione. Io in questo credo profondamente. Ma io non sono Cristiana, non credo in questa religione, il che vuol dire che voi non potete decidere come devo vivere la mia vita, di certo non in base al vostro credo religioso.

Non mi interessa cosa dice la Bibbia! Voi avete tutto il diritto del mondo di crederci, di professare la vostra religione, così come tutte le donne che si identificano nel vostro credo hanno tutto il diritto di non abortire, di non usare contraccettivi. Ma non avete il diritto di impormi come devo vivere la mia vita e cosa posso o non posso fare col mio corpo.

Non mi interessa della vostra religione, [email protected]! Sono così stanca di discussioni infinite su quello che dice la Bibbia! Vivete la vostra vita secondo la vostra interpretazione della Bibbia.. Ripeto, a me non interessa. Ma voi non potete sfoderare la Bibbia e dirmi “In questo capitolo, in questo versetto, così così così…”. Non mi interessa. Non ci credo! E ho il diritto, sancito dalla costituzione, di non credere in quel che dice la Bibbia”.

Più chiaro, lucido e lampante di così diventa difficile spiegarlo (e ne approfitto per ringraziare indirettamente Gianluca Neri che lo ha postato questa mattina sui suoi profili social, facendomelo così vedere).

L’intemperata (perché così di certo sarà vista dai più) non è certo un unicum. In queste ore sta ri-circolando anche un altro video tratto da The Young Turks in cui Ana Kasparian chiede a gran voce che i giornalisti domandino ai paladini ‘della vita’ cosa prevedono per rendere decenti queste vite.

E si arriva al commento, ormai rassegnato, successivo alla sentenza. E i timori di una Gilead in stile The Handsmaid’s Tale nel 2022 si fanno sempre più concreti.