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Una parola di troppo non decolla, nonostante un bravissimo Giancarlo Magalli: c’entra solo la programmazione ballerina?

Il game show del pomeriggio di Rai 2 sulla lingua italiana è una grande occasione mancata a causa di giochi davvero monotoni.

Ma davvero ci stupiamo dei bassi ascolti di Una parola di troppo? Il game show sulla lingua italiana che ha debuttato su Rai 2 a inizio novembre con la conduzione di Giancarlo Magalli al momento è rifiutato dal pubblico: nelle prime 14 puntate ha raccolto una media di 383.000 telespettatori e uno share del 3,14%.

Lo stesso conduttore aveva messo le mani avanti, dichiarando in un’intervista a Francesco Canino di Panorama:

“Di solito dire “non temiamo gli ascolti” è un alibi orrendo: chiunque fa tv li teme. La verità è che sappiamo quanta gente c’è davanti alla tv a quell’ora e in quella fascia su Rai 2 più del 2 e 3 % di share non si fa. Già fare il 4 o il 5% sarà una vittoria”.

Nei giorni scorsi Magalli si era sfogato su Facebook per la programmazione ballerina della sua trasmissione. Una parola di troppo va in onda dal lunedì al giovedì (al venerdì è previsto Missione beauty), saltando un turno martedì 16 novembre per la Nazionale ma anche davanti alle dirette di Rai Parlamento.

“Programmazione schizofrenica” a parte, per usare un’espressione di Magalli, non è che il game show sia proprio imperdibile: per quale motivo i telespettatori dovrebbero aver voglia di guardare 45 minuti di giochi sempre uguali e così elementari come i lingo (una crasi di lingua e bingo)?

Purtroppo non basta un bravissimo conduttore per portare a casa il risultato. Una trasmissione sulla lingua italiana dovrebbe sfruttare a pieno le potenzialità che un idioma offre come il lessico e la semantica (quest’ultima è l’area della lingua riguardante il significato delle parole).

Non guasterebbe nemmeno la presenza di un linguista in studio in quanto quando si vuole alzare leggermente l’asticella gli esiti non sono proprio felicissimi. Per esempio, quando Magalli si avventura nel spiegare l’etimologia della parola “sosia“, dichiara che il termine si deve a “una commedia di Anfitrione“. In realtà Anfitrione era il titolo della commedia, scritta dal latino Plauto.

Insomma, per risalire la china il programma avrebbe bisogno di diversificare i giochi ispirandosi al più al glorioso Parola mia e a un Passaparola fermo ai box che al simile ma più articolato Reazione a catena.