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Talk, la guerra ha ‘spompato’ il genere. Servirebbe un po’ di riposo

I talk hanno bisogno di una boccata d’ossigeno. Prima lo scontro tra vaccinisti e negazionisti, poi l’arrivo della guerra. Serve una pausa

La boccata d’aria l’ha regalata il Movimento Cinque Stelle. La scissione, con il divorzio tra Di Maio e Conte e il conseguente addio del ministro degli Esteri, ha ridato linfa a talk altrimenti appiattiti e senza più spunti.

Interventi dalla Camera e dal Senato, conferenze stampa notturne, reazioni e previsioni sul futuro hanno assicurato quella benzina che, sotto questo aspetto, mancava da gennaio, quando al centro della scena c’erano le votazioni per la presidenza della Repubblica.

L’attuale fase però è destinata a concludersi nel giro di pochi giorni. Poi, come da previsione, si andrà incontro a due mesi di calma piatta – salvo imprevisti – con il solo rumore del conflitto russo-ucraino in sottofondo.

Qualche programma ha salutato, altri si congederanno a breve. In onda, tuttavia, non mancheranno le occasioni di confronti e dibattiti, con diverse trasmissioni che non conosceranno sosta. E’ ad esempio il caso di Zona Bianca che, addirittura, raddoppierà gli appuntamenti settimanali.

Se l’accensione estiva è a livello strategico una mossa intelligente volta al rafforzamento del marchio e della fidelizzazione, mai come in questa stagione sarebbe stato consigliabile uno stop. I talk, infatti, sembrano essere arrivati al traguardo sfiancati e senza fiato, dopo un intero anno vissuto nella perenne ottica dello scontro. Prima tra vaccinisti e negazionisti, poi tra pro-Ucraina e filo-putiniani. Una costruzione basata sull’eterno duello che generato l’inevitabile indigestione.

Insomma, bisognerebbe fermarsi, ricaricare le batterie e allentare la pressione su spettatori ormai saturi.

Ad ogni modo, pare che la guerra abbia già il suo sostituto, anch’esso già abusato: il rifiutatore dei lavori estivi. Perfetto bersaglio ampiamente mandato sotto i riflettori, meglio ancora se percettore del famigerato reddito di cittadinanza. Ma anche lì la domanda è inevitabile: fino a quando potrà durare il filone?