Tailor Made – Chi ha la stoffa?: il Bake off della sartoria cucito su misura

Recensione della prima puntata di Tailor Made – Chi ha la stoffa? in onda stasera mercoledì 14 settembre 2022 su Real Time

Il bouquet di Real Time, quest’anno, si è arricchito di un nuovo ‘gioiellino’ che ha per titolo ‘Tailor Made – Chi ha la stoffa?’. Tommaso Zorzi prosegue la propria gavetta all’interno del gruppo Warner Bros – Discovery con un talent, per certi versi, già rodato.

Stessa rete, presenza di due esperti giudici, tre prove (creativa, di trasformazione, su misura), eliminazioni, vantaggi hanno il sapore del déjà vu. Persino la grafica, il linguaggio e lo stile di conduzione (‘Mancano trenta minuti alla fine di questa prova’ o ‘Vi ricordo che al termine di questa prova ci sarà un’eliminazione’  o ancora ‘5 – 4 – 3 – 2 – 1 Giù la stoffa. Fatevi un applauso’), le emozioni sul volto dei futuri creatori di moda, le guest star d’eccezione, il backstage prima di emettere il verdetto finale ricordano troppo il decennale ‘Bake off Italia’.

Un ingranaggio ben oleato che, al di fuori della pasticceria, non offre (volutamente?!) spunti di novità. Chi è a digiuno di haute couture e vuole saperne di più, può apprendere i termini più tecnici dai diretti interessati e dal sottopancia durante la messa in onda della puntata.

Le storie degli aspiranti sarti sono, anche qui, la perfetta cornice di un quadro ben scritto. Si incrociano la voglia di riscatto dalle difficoltà della vita al desiderio comune di affermarsi nel mondo della sartoria. L’empatia, che le due giurate ed il conduttore sono riuscite ad instaurare con i concorrenti, è palpabile. Anche le critiche sono costruttive. Non c’è volontà di affossare i protagonisti o quella fastidiosa ‘puzza sotto al naso’ dei tuttologi. Si tende, invece, la mano a chi è in difficoltà, lo si sprona, lo si incoraggia per tagliare il traguardo. Il mondo del fashion, seppur amatoriale, pretende garbo, stile anche quando il risultato finale è al di sotto delle aspettative.

Missione compiuta a metà. Apprezzata soprattutto la buona volontà e la speranza di dare visibilità ad un settore spesso poco considerato che dà lustro all’Italia. Il resto? Una racconto da riscrivere in previsione di una seconda stagione.