Speravo de Morì Prima, su Sky e Now la fine calcistica di Totti vista dalla cucina di una casa romana

Arriva su Sky Atlantic e Now la miniserie dedicata a Francesco Totti interpretato da Pietro Castellitto

Speravo de Morì Prima è il titolo della serie su Sky e Now in streaming dal 19 marzo (ma i primi due episodi per i client Extra sono già on demand), prestato, anzi acquistato, da Sky, Wildside e gli altri produttori da uno striscione esposto all’Olimpico durante l’addio al calcio giocato di Francesco Totti. Quattro parole che racchiudono tutto il pungente sarcasmo romano, capace di rinnegare tutto, anche se stesso per una passione, che è struttura portante della miniserie.

Scritta da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu, diretta da Luca Ribuoli, Speravo de Morì Prima è tratta dal libro che Paolo Condò ha realizzato con lo stesso Totti, Un Capitano, e racconta la vita della bandiera della Roma, dell’eterno “pupone” dal suo punto di vista. E quel “suo” è fondamentale per sgombrare il campo dalle inevitabili polemiche che sono già partite a Roma e non solo: non siamo davanti a un documentario, a una ricostruzione storiograficamente accurata di un evento reale, ma alla trasformazione in finzione della realtà con una prospettiva ben chiara e facilmente identificabile.

La miniserie parte dall’ultimo anno e mezzo della carriera di Francesco Totti (interpretato con coraggio e passione da Pietro Castellitto) per raccontare la storia di un uomo, il suo legame con la città, la sua famiglia, intrecciando la sua lotta con il tempo che passa con gli aneddoti più curiosi e divertenti del suo passato.

Benvenuti a Casa Totti

Le storie sportive posseggono, di base, una loro naturale epicità, le sfide, le lotte per la conquista di un risultato di una squadra o di un singolo sono state spesso sfruttate dal cinema e dalla serialità principalmente americana. In Italia probabilmente la paura di scatenare reazioni avverse da parte di tifosi di tutti colori, ha sempre un po’ frenato produttori e sceneggiatori dall’affrontare tematiche sportive. Sky fa quindi qui un’operazione coraggiosa andando a prendere una storia potenzialmente divisiva ma spurgandola di ogni forma di retorica drammatica e colorandola di tante sfumature diverse, riuscendo a realizzare un prodotto profondamente radicato nel suo territorio ma potenzialmente universale.

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La semplificazione figlia dei social di voler ridurre Speravo de Morì Prima alla sfida tra Totti e Spalletti mostra, per l’ennesima volta, la superficialità di chi si ferma ai titoli, alle sinossi, di chi non si prende la briga di andare oltre perchè in fondo ha già preso la propria decisione, si è già schierato per poter fare un tweet dimenticato e dimenticabile dopo due ore. Sotto la coltre ironica di uno sguardo spaesato di Totti/Castellitto si nasconde il dramma di un bambino diventato uomo tenendo un piede attaccato a una palla e non sapendo cosa possa essere senza. Luciano Spalletti, interpretato da Gianmarco Tognazzi capace di riprodurre le sfumature e i silenzi dell’allenatore, è l’incarnazione del tempo per Totti. L’identificazione del nemico cui riversare le proprie delusioni e su cui far convergere l’insofferenza di una città ( o di una parte) che non sembra pronta a far scendere dal trono il proprio re.

L’aspetto umano prevale oltre il campo di gioco. Totti smette di essere divinità per farsi uomo e discutere del proprio futuro con la moglie Ilary Blasi (Greta Scarano) mentre cucinano, mentre guardano la televisione. Totti torna bambino ogni volta che la madre Fiorella (Monica Guerritore) lo rimprovera con una mano e lo difende agli occhi del mondo con l’altra.

Speravo de Morì Prima e la romanità oltre le battute

Spesso il mondo del cinema e della televisione è accusato di essere “romanocentrico”, con un eccesso di “calata romana” (perchè è impossibile chiamarlo dialetto) che percorre l’intrattenimento nazionale. Il più delle volte, però, si tratta di una romanità, di un’inflessione stereotipata, costruita sulla ripetizione di un’immagine già vista e portata all’estremo, dal coatto criminale al ricco fanatico. Speravo de morì prima riporta al centro la romanità vera, casalinga, popolare. 

Solo un romano come Giorgio Colangeli poteva trasmettere infiniti significati nel modo di sfogliare in disparte il giornale del padre di Totti, rappresentazione di quell’uomo romano che sta al posto suo, che parla poco ma con i silenzi fa capire molto, che ha bisogno delle proprie certezze, della propria quotidianità da cui non vuole staccarsi, che sa dare affetto con uno sguardo, senza bisogno di tante parole.

Speravo de Morì prima
“Speravo de morì prima”

Un’anima profondamente romana che è caratteristica peculiare di Totti, costruita intorno a una battuta, a una stilettata ironica che colpisce l’interlocutore, magari incapace di comprendere il confine tra scherzo e verità. Una maschera sotto cui nascondere una forte timidezza e insicurezza, nonostante la fama e il successo, ma anche una permalosità che fa parte della natura degli abitanti della capitale, quasi incapaci di accettare le critiche e pronti sempre a ribattere. Come se il Civis Romanus Sum avesse ancora un valore in giro per il mondo e ci sentissimo (noi romani) incapaci di essere inferiori ad altri. Gli aneddoti, i ricordi su cui sono costruite le puntate (in particolare la quarta un insieme di scene che raccontano il rapporto con Ilary) sono fondamentali per raccontare il vissuto di Totti, le sue origini, il suo legame familiare che ha contribuito a renderlo il personaggio che è oggi.

…Nessuno è perfetto

Nessuno è perfetto, nemmeno il Capitano. Pur raccontando il punto di vista di Francesco Totti, la sua vita, il suo passato, l’eccessiva enfatizzazione di alcuni momenti, alcune scene a rallentatore, un duello alla “Sergio Leone” con Spalletti con tanto di musica evocativa, tolgono un po’ di respiro a tutto il racconto, trasformandolo un po’ troppo in un insieme di scenette. Invece di condurre naturalmente alla leggerezza, spesso nella miniserie questa viene forzata con degli inserti che ne spezzano il ritmo narrativo, creando delle caricature forse non sempre necessarie.

Speravo de morì prima funziona nei momenti in cui è più vera e naturale, in cui viene mostrata la semplicità della vita di coppia e familiare, mentre a tratti si incaglia nel tentativo di voler fare qualcosa di diverso come se dovese seguire una sorta di manuale per poter essere “una serie da Sky”. Nonostante queste piccole sfumature la miniserie è un prodotto piacevole, scorrevole con sei puntate dalla durata breve.

 

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