“Due anni di covid”, stasera lo speciale de Le Iene. Gaetano Pecoraro: “Doveroso continuare a raccontare la pandemia”

L’intervista a Gaetano Pecoraro, conduttore dello speciale de Le Iene, in onda stasera su Italia1: “Ecco perché continuiamo ad occuparci di covid in tv”

Uno speciale de Le Iene venerdì in prima serata sul covid. Gaetano Pecoraro, ancora un programma tv sulla pandemia?

Non si parlerà solo di covid. Tutta la prima parte sarà dedicata alle eccellenze del mondo della sanità in Italia e non solo. Partiremo da una domanda: in questi due anni in cui si parla sempre di covid, la scienza e la medicina cosa hanno fatto? La risposta è che in realtà in questi due anni sono successe un sacco di cose. Alcuni esempi? La pillola, con telecamera, da ingerire al posto della gastroscopia, la prima operazione fatta negli Stati Uniti in cui è stato trapiantato in un uomo un organo animale,  la crioablazione in Israele, dove congelano i tumori. In Italia ci sono luoghi dove chi soffre di tremore può essere operato senza bisturi, ma con gli ultrasuoni. Ecco, noi vogliamo far vedere ai telespettatori cosa la medicina e la scienza hanno fatto in questi due anni, al di là del covid.

Ok, ma il titolo dello speciale è Due anni di covid. Si parlerà anche di covid.

Certo, nella seconda parte ci sarà l’approfondimento. È doveroso: mettere in fila i fatti importanti avvenuti negli ultimi due anni ti fa aumentare la consapevolezza delle scelte da fare. Perché il mondo che verrà dopo la pandemia se sarà migliore o peggiore dipende solo dalle nostre scelte, cioè utilizzare le mascherine, il distanziamento, vaccinarsi. L’anno scorso quando abbiamo preparato lo speciale Un anno di covid anche io pensavo ‘cavolo, è da un anno che si parla di covid, andrà malissimo’. E invece  è andata molto bene (l’11% di share, Ndr)… dipende anche dal come si racconta il covid. E noi lo raccontiamo in modo diverso.

Così, a TvBlog, Gaetano Pecoraro, conduttore dello speciale Due anni di covid, in onda su Italia 1 stasera, venerdì 17 dicembre. Scritto da Riccardo Festinese, proporrà contenuti inediti, interviste, testimonianze e immagini per raccontare tutto quello che c’è da sapere sulla pandemia.

In questo periodo si discute molto dell’opportunità della tv di dare spazio ai no vax. Per lo speciale come vi siete organizzati, in questo senso?

Ci sarà una parte dedicata ai no vax. In questi due anni abbiamo seguito anche quanto avvenuto nelle piazze: faremo vedere il tentativo, purtroppo non riuscito, di provare a far ragionare i no vax mentre manifestano. Ma il nostro microfono non sarà un megafono, assolutamente. Racconteremo le loro proteste, ma accanto faremo la classifica delle più grandi bufale dei no green pass e dei no vax. E le smaschereremo. Sentiremo la dottoressa Viola, il professor Garattini. E faremo anche un’inchiesta sui vaccini, per esempio per capire che fine ha fatto quello italiano, ReiThera.

Quindi ci sarà anche una parte di denuncia?

Certo. Abbiamo cercato di capire perché in Italia durante la pandemia la medicina territoriale non ha funzionato, siamo andati in Portogallo per vedere invece come funziona. Parleremo anche delle terapie con le quali si cura oggi il covid, entreremo negli ospedali, per capire chi è che finisce in terapia intensiva. E parleremo del tasso di vaccinazione delle popolazioni africane, che è pari a meno del 10%, cioè un tasso assolutamente sotto la soglia.

Report è finito in una bufera dopo essersi occupato di vaccini. Hai qualche preoccupazione, in questo senso?

Assolutamente no. Non giudico il lavoro dei colleghi, sono l’ultimo a poter dare patenti ad altri, ma posso dire che il nostro approccio sui vaccini mi fa stare molto tranquillo. Non ci sarà nessun passaggio che possa prestare il fianco a teorie fantasiose o del complotto. Anzi, queste teorie le andremo a smascherare.

Come vive un giornalista all’interno di un programma come Le Iene?

Benissimo! Si lavora da Dio! Un posto migliore non c’è, per me, in questo momento. Io ho 37 anni ed è la seconda prima serata che conduco. Se cambio canale e guardo le altre reti televisive, trovo altri trentenni giornalisti che conducono una prima serata? Io sono convinto che la mia generazione sia preparatissima. Devo ringraziare Davide Parenti perché non ci sono tante persone che danno un’opportunità del genere a quelli della mia età.  I giornalisti che conducono i programmi di prima serata sono sempre gli stessi, da trent’anni!

Questo è vero, con delle eccezioni.

Dimmi un nome nuovo.

Veronica Gentili, per esempio.

Vero, ma è una eccezione. Le Iene dà la possibilità ad un giornalista 37enne di condurre una prima serata. E non sono l’unico. Roberta Rei e Antonino Monteleone sono anche loro giovani che hanno fatto speciali e prime serate. Quindi se mi chiedi come si lavora a Le Iene, ti rispondo: “Benissimo!”

Le Iene, che non è un programma giornalistico, è stato talvolta criticato per aver diffuso bufale e per aver trattato in maniera giornalisticamente non impeccabile alcuni delicati temi o alcune storie controverse. Penso, per esempio, al metodo Stamina. 

A questa domanda rispondo dicendo che i lavori da te citati o a cui fai riferimento non li ho fatti io. Io il lavoro degli altri non lo giudico, io parlo del mio lavoro e io non ho mai avuto questi problemi. Anche prima de Le Iene, nei cinque anni fatti a La7.

Ci furono critiche per il tuo scoop su Favia del Movimento 5 Stelle a Piazzapulita.

Un massacro. Mi accusarono di essermi messo d’accordo. Poi la verità venne fuori. Io avevo semplicemente trasmesso un fuori onda, cioè avevo fatto il mio lavoro. L’inchiesta fu ripresa anche dal New York Times. Ma ci tengo a dire che gli errori si fanno a prescindere dal fatto che un programma sia o non sia giornalistico. In quante Commissioni di inchieste sono finite Le Iene grazie ai suoi servizi?! Se chiedi a chiunque quali siano i programmi di inchiesta in Italia ti rispondono Report e Le Iene. Qualcosa vorrà dire, no? Poi, certo, noi non siamo solo inchieste, siamo anche scherzi e servizi leggeri. Ma verso Le Iene c’è questo atteggiamento per cui c’è comunque sempre un’ombra, anche se fanno una cosa meritoria.

 

 

 

 

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