La vita “Solo per passione” di Letizia Battaglia, ritratto femminista da vedere: la recensione

Isabella Ragonese restituisce la vita di Letizia Battaglia con sguardi che vanno dal preoccupato al determinato, costruendo una vita dai molteplici sensi

La passione che compare nel titolo del film-tv dedicato a Letizia Battaglia è ben evidente fin dai suoi primi minuti: Solo per passione va oltre la costruzione in forma narrativa della vita della protagonista, supera ampiamente l’agiografia tv e rende al pubblico un ritratto sincero, appassionato appunto ma anche doloroso di una donna e dei tempi da lei vissuti.

Solo per passione, la recensione

Il film-tv di Roberto Andò in onda su Raiuno (disponibile già integralmente su RaiPlay) parte dalla vera Letizia Battaglia, il cui volto compare mentre è a bordo di un’auto: proprio lei ha collaborato alla sceneggiatura del film, il suo film. Una collaborazione che si sente nella traduzione di un’esistenza non affatto semplice in un fortissimo messaggio femminista, che si dipana -nella prima parte- tra anni Sessanta e Settanta e che (come tutti i prodotti ben fatti) comunica egregiamente con i giorni nostri.

Letizia Battaglia (e bene ha fatto Isabella Ragonese a definirlo il ruolo della sua vita) non è moglie infelice, non è madre insicura di poter dare alle figlie tutto l’affetto di cui necessitano, non è una donna in cerca del proprio posto del mondo. Solo per passione ci ricorda che Letizia Battaglia è tutte e tre: la sceneggiatura si destreggia tra paure, malinconie ed aspirazioni della protagonista, mettendo insieme scena dopo scena una figura che, appunto, riesce a risultare completa e soprattutto che non ha paura di mostrarsi nelle sue fragilità.

Ma sarebbe riduttivo rendere omaggio a Battaglia solo raccontandone i suoi vari “ruoli” lungo la sua vita: Battaglia è stata anche condottiera di una campagna per affermare se stessa e con lei tutte quelle donne la cui voce è stata messa (o rischiava di essere messa) a tacere.

Solo per passione, nello srotolare decisioni, riflessioni, attese ed occasioni, trasmette un fortissimo messaggio, anche tramite le immagini stesse: dal bacio rubato in auto in una pausa dal lungo viaggio di ritorno da Roma a Palermo, dallo strappare le pagine di un rotocalco che aveva accostato alle foto di Pasolini parole irrispettose fino a quello sguardo che torna spesso e che Ragonese riesce bene ad interpretare di una donna decisa sì a riprendersi la sua vita, ma anche incerta sulla direzione che essa prenderà.

A fare il resto, è una vita carica di eventi, di significati e di scelte, ma soprattutto di rumore. E Letizia Battaglia insegna che il rumore può essere fatto anche da una foto, perfetta nel suo essere inconsapevole di esserlo, e proprio per questo potentissima.