Le serie tv inglesi non sono europee? Dopo la Brexit l’Europa vuole ridurne l’impatto sulle piattaforme

L’Unione Europea contro le serie inglesi: non sono europee

Gli inglesi sono ancora europei? Gli effetti della Brexit stanno iniziando a condizionare la vita sia degli europei abbandonati che degli inglesi, dai viaggi alle salsicce i problemi tra scontro politico ed economico sono sempre dietro l’angolo. Un altro settore potrebbe essere a breve toccato dalla decisione del referendum del Regno Unito di lasciare l’Europa quello audiovisivo.

Secondo un documento riservato diffuso dal britannico Guardian, l’Unione Europea vuole reagire alla presenza, definita “sproporzionata” di produzioni tra film e serie tv inglesi, presenti nelle piattaforme e sui canali tv europei. L’Unione Europea negli ultimi anni, sulla spinta dei vari stati e della diffusione delle piattaforme di streaming dei grandi gruppi americani da Netflix a Disney+, ha imposto che almeno il 30% dei titoli presenti sia on demand che nei canali tv sia dedicato a produzioni europee. La Francia si è spinta oltre arrivando a una quota del 60% chiedendo anche alle piattaforme di re-investire sulla produzione nazionale il 15% del loro budget.

La Brexit ha fatto nascere il problema di come considerare le serie tv inglesi: sono ancora europee e quindi rientrano nella quota protetta o vanno considerate extra europee? Per l’industria audiovisiva del Regno, l’Europa è il secondo mercato dopo gli USA con un guadagno di circa 490 milioni di sterline ottenuto nella stagione 2019-20. L’Unione è preoccupata perchè quello che oggi è ormai un paese extra-UE copre oltre il 50% della produzione considerata Europea secondo la direttiva, limitando lo spazio dei titoli europei.

Il tema potrebbe essere affrontato durante il semestre in cui la guida dell’Unione è della Francia che inizierà il prossimo gennaio, con Spagna, Italia, Grecia e Austria che sarebbero tra i paesi più decisi ad appoggiare la proposta di modifica della direttiva sull’audiovisivo togliendo i titoli inglesi dalla quota europea.

Un rappresentante del governo inglese ha sottolineato come il paese faccia ancora parte non solo del Consiglio d’Europa ma soprattutto della Convenzione europea sulla Televisione Transfrontaliera, oltre a essere “orgogliosi di avere una produzione tv che intrattiene spettatori in tutto il mondo“.

Sicuramente il tema è spinoso. La qualità di prodotti come The Crown, Fleabag giusto per citare i titoli inglesi più famosi, è indubbia e sotto gli occhi di tutti. La battaglia sarà lunga e anche in caso a spuntarla fosse l’Unione Europea, questa decisione potrebbe ampliare il numero di co-produzioni o portare a una maggiore suddivisione dei titoli tra i vari operatori. Al di là delle quote, i titoli inglesi hanno la forza per viaggiare per il mondo grazie a una rinomata qualità narrativa, produttiva e recitativa. Da una diminuzione di titoli inglesi potremmo scoprire nuovi prodotti europei o avremo un’auspicabile diminuzione di prodotti?

Gli inglesi e la lotta allo streaming

Non solo problemi europei, le piattaforme di streaming internazionali devono fare i conti con le crescenti richieste del governo di Boris Johnson di diffondere i dati sulle visualizzazioni dei prodotti britannici. Il governo starebbe preparando la più importante riforma del settore audiovisivo degli ultimi 18 anni, prevedendo che Netflix, Amazon, Disney facciano parte dello stesso sistema di regolamenti della BBC, ITV e Channel 4.

Il sistema britannico prevede che i broadcaster debbano rispettare alcuni standard di imparzialità, uguaglianza mentre le piattaforme di streaming opererebbero senza sottostare a questi vincoli rendendo la concorrenza difficile e condizionata.