Sergio Friscia a TvBlog: “Antonio Ricci ha scommesso su di me, la tv di oggi non mi piace”

Sergio Friscia: la conduzione di Striscia la notizia, la battaglia contro le etichette, il rapporto con Amadeus e la tv peggiorata. Intervista TvBlog

Scusa se mi dilungo, ma ci tengo: ho sempre combattuto con le etichette, comico, drammatico… e ci combatto ancora oggi. C’ho messo 15 anni per fare un provino per un ruolo drammatico, per Il capo dei capi e Squadra antimafia. C’era sempre qualcuno tra gli addetti ai lavori che liquidava tutto con ‘ma Friscia è comico!”. Devo tutto ad una casting director che ha fatto bene il suo dovere, ha visto la foto inviata dalla mia agenzia e ha detto: ‘A me questa faccia non sembra solo comica’. Ha insistito e alla fine mi hanno chiamato e ho fatto il provino. Senza di lei forse oggi continuerei ad avere l’etichetta di comico. Le etichette non mi piacciono, a me piace la poliedricità e infatti mi muovo tra tv, radio (è speaker di Rds, in onda dalle 10 alle 12 dal lunedì al sabato, Ndr), teatro e cinema“. Sergio Friscia porta avanti con convinzione la sua battaglia da tempo e di essere definito solo comico non gli va proprio giù. Eppure la chiave comica è quella attraverso la quale entra nella casa di milioni di italiani ogni sera (dal lunedì al sabato), a Striscia la notizia che conduce su Canale 5 in coppia con Roberto Lipari (qui la nostra intervista) da due stagioni (dopo una sostituzione estemporanea di Valentino Picone, fermato dal covid).

Siamo una delle tante scommesse vinte di Antonio Ricci: non siamo coppia, apparteniamo a generazioni differenti, siamo diversissimi, lui è molto attento e metodico,  io istintivo e vado a braccio, ma quando si è palesata l’idea di lavorare insieme a Roberto ne sono stato subito molto convinto, sapevo che avrebbe funzionato. Roberto l’ho visto nascere: quando lui aveva 4 anni venne a vedere un mio spettacolo a Castellammare del Golfo e alla fine ai genitori disse ‘anche io voglio fare quello che fa lui’. Vent’anni dopo ci siamo ritrovati nel suo film Tuttapposto. L’ho visto crescere, Credo si percepisca la nostra voglia di divertirci e di divertire, con leggerezza, con umiltà, al servizio del programma e del pubblico. Quando andiamo in onda l’idea è di fare casino come se fossimo all’ultimo banco a scuola.

Sarete alla guida di Striscia fino al 10 dicembre e poi nuovamente dal 13 febbraio all’11 marzo 2023.

È una promozione sul campo, da parte di Antonio Ricci e del pubblico. A Striscia si respira un bel clima. C’è molta fiducia nei nostri confronti, ci lasciano liberi di inventare, quasi tutto quello che vedete in studio è creato da noi all’impronta. Sono contento che il pubblico apprezzi la nostra spontaneità.

A proposito di pubblico, tra poco arriviamo a parlare degli ascolti. Ma prima va sottolineato un altro dato numerico: Sergio Friscia è arrivato alla conduzione di Striscia la notizia alla soglia dei 50 anni!

Mi sono guadagnato le cose a piccoli passi, piano piano, la gavetta è stata lunga: 32 anni di carriera nazionale e 40 dalla matricola Enpals (ride, Ndr). Alla popolarità bisogna arrivarci quando si è pronti, quando si è in grado di mantenerla. La maturità mi permette di evitare di esaltarmi per le vittorie o di deprimermi per le sconfitte. Vivo alla giornata e sono contento di essere dove mi trovo, perché credo di essermelo meritato.

La tua avventura televisiva è iniziata a Rai, ma vive il momento più alto attualmente a Mediaset.

Per anni – in maniera sbagliata – sono stato considerato un uomo Rai. Ancora oggi mi chiedono di rifare il Signor Di Giovanni del settimo piano di Macao, era il 1997…. è vero, sono cresciuto in Rai, ho condotto anche Castrocaro, Mezzogiorno in famiglia, ma chi mi ha proposto una promozione è stato Ricci. Su Canale 5 avevo fatto solo un’apparizione nel 1995 a La Sai L’Ultima con Gerry Scotti, poi solo serie tv e fiction. Non lo so, forse in Rai non hanno valutato di sfruttarmi meglio…

La Rai ti ha sottovalutato?

Non lo so, i motivi delle azioni della Rai non li posso conoscere. So che il pubblico mi ha sempre chiesto ‘quando ti vedremo in una cosa tutta tua?’ e continua a chiedermelo per il cinema – in 50 anni non ho mai fatto un film da protagonista! Ancora oggi la Rai mi chiama, perché sa che il pubblico mi vuole bene e quindi magari gli ascolti salgono. Non ho spinte politiche, non ho amicizie. Umanamente ci si aspetta che dopo aver dato tanto, qualcuno se ne accorga e punti su di te. Ma, ripeto, questo non dipende da me. La mia soddisfazione oggi è poter rinunciare alle cose che ‘vanno fatte’; oggi io posso scegliere. Per esempio continuo ad andare molto volentieri a Stasera tutto è possibile.

Nella prima puntata in assoluto di Stasera tutto è possibile Amadeus ti volle con lui.

Sì, c’ero – venivamo da Mezzogiorno in famiglia – e poi con Stefano De Martino hanno continuato a chiamarmi. È un ambiente dove mi diverto e ritrovo cari amici come Biagio Izzo e Francesco Paolantoni.

A proposito di  amici e di Amadeus, una sua convocazione per il Festival di Sanremo, di cui da anni è direttore artistico, te l’aspetti?

Siamo amici, ci siamo molto divertiti in tv, abbiamo fatto un Capodanno insieme su Rai1, ma no, non mi aspetto nulla, non faccio mai calcoli e non chiedo mai niente, a nessuno. Se le cose devono arrivare, arrivano. Con Ama non c’è bisogno di dirci nulla. Ogni volta che mi chiama e mi invita nei suoi programmi ci vado sempre molto volentieri. È una persona che stimo tanto, mi vuole tanto bene. Con lui ho condiviso dieci anni di conduzione in Rai, ci fidiamo l’uno dell’altro. Sono certo che se ci sarà occasione mi chiamerà, in caso contrario si tratterà semplicemente di scelta artistica. Non sono l’unico che deve stare in tv, largo a tutti gli altri!

C’è stato un momento in cui pensavi che il punto di svolta della tua carriera non sarebbe mai arrivato?

Quando scegli di fare il mio mestiere, sai perfettamente che il 90% delle porte saranno chiuse. Va messo in conto e ci sta demoralizzarsi. Capita di fare benissimo un provino per un film, ma poi scopri che è stato scelto un altro. Noi artisti siamo fragili, camminiamo con un grosso punto interrogativo sulle spalle, oggi lavoriamo e domani non si sa. Bisogna sapersi gestire al meglio, bisogna sapersi rinnovare senza tradire chi ti ha seguito fino a quel momento. Qualche volta mi sono incaxxato, soprattutto quando sai che uno ti ha tolto il posto perché ha fatto una telefonata ad un politico, io sono siculo, quindi molto focoso… ma l’importante è guardarsi allo specchio e sapere di aver fatto tutto ciò che si poteva fare.

Quando Striscia la notizia attacca la Rai hai paura di qualche ripercussione futura?

No, io non appartengo a nessuno. Sono un essere pensante, ma a Striscia sono al servizio della trasmissione che denuncia quando qualcosa non va. Ricci non si è mai fatto problemi ad attaccare anche Mediaset o Berlusconi, è una persona libera e trasparente. Quindi, no, non mi pongo il problema. Fa parte della normalità di Striscia, che è la voce della verità sempre. Poi, certo, se dovesse capitare di lanciare un servizio su Amadeus, che è un mio amico e una brava persona, un po’ mi farebbe sorridere.

Quanto contano per te gli ascolti?

Non sono un tecnico, dei numeri non mi è mai importato molto. Io vivo per il pubblico, che dà emozioni grandi, non vivo per gli ascolti. Vengo dal karate: non esiste la sconfitta, una volta vinci e una volta impari. La vittoria vera è superare i propri limiti, non superare qualcuno. E comunque Striscia va benissimo perché sul pregiato pubblico attivo vince sempre sulla concorrenza. E sono contento che con Roberto la crescita sia continua.

La tua risata è iconica.

I miei amici di sempre sanno che sono così anche nella vita di tutti i giorni. Sono arrivato al pubblico con semplicità. La mia risata è naturale, non è una tecnica, semplicemente arriva quando so che sto per dire una min*hiata, è il mio modo di essere: la risata è l’unica forza che abbiamo per andare avanti.

Da spettatore, come ti sembra la tv di oggi?

Siamo andati peggiorando, il livello è molto sceso, ci accontentiamo di format esteri. Gli italiani sono molto creativi eppure andiamo a cercare cose lontanissime dal nostro Paese, cose che non ci appartengono. Penso, per esempio, alla stand-up comedy. Prima mi divertivo molto più di oggi. Anche in radio un tempo sceglievo i vinili, parlavo quanto volevo, oggi ho un talk da 40 secondi e poi parte la canzone sopra… È tutto velocissimo, si è persa la magia dell’allegria. Bisognerebbe rischiare un po’ di più. E non considerare solo ascolti, premi e fama.

Programmi comici da piattaforma, tipo Lol o Prova Prova Sa Sa, ti stuzzicano?

Li seguo perché da addetto ai lavori devo guardare almeno mezza puntata… ma non li farei. Così come non farei Zelig. Io sono concentrato con la mia battaglia contro le etichette: pensa se facessi anche Zelig, sarei sempre e solo il comico. Il mio percorso è più ampio e più lungo. E spero di poter far uscire il mio film l’anno prossimo, ci stiamo lavorando, è una commedia all’italiana, dobbiamo trovare chi ci scommette.

Friscia, Lipari, Frassica, Mago Forest, Cacioppo, Ficarra e Picone. La scuola siciliana si sta facendo largo o è solo una coincidenza?

Il linguaggio siciliano è del popolo, è molto semplice, arriva a tutti. È questa la nostra forza.

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