Second Chance: su Discovery+ storie di carcere, emarginazione e rinascita con Cristiana Capotondi

Quattro storie di rinascita tra carcere, impegno, solidarietà ed emerginazione: la Second Chance è raccontata da Cristiana Capotondi su Discovery+.

Quattro storie di rinascita, quattro storie diverse tra emarginazione e carcere, accomunate da una Second Chance inattesa e afferrata con tutte le proprie forze: questo il cuore del documentario disponibile in streaming su Discovery+ dal 19 ottobre e che ha come ‘testimonial’ e voce narrante quella di Cristiana Capotondi. Realizzato con il supporto di Cisco Italia e della Comunità di Sant’Egidio di Roma, Second Chance offre al pubblico quattro storie che si dipanano in contesti diversi, che hanno origini diversi, ma che arrivano a una comune speranza, non come ‘dono’, ma come impegno diretto nella ricerca di un riscatto che passa attraverso un’occasione offerta e cólta, con determinazione, umiltà, consapevolezza e voglia di prendere in mano il proprio destino. Due di queste hanno come cornice il carcere di Bollate, a Milano, le altre due sono vicende di emarginazione ed esclusione: in comune hanno i corsi di specializzazione informatica della Cisco Networking Academy, presenti fin dal 2000 nel carcere di Bollate e in altri istituti di pena italiani, tra cui Rebibbia e Regina Coeli a Roma, il minorile Beccaria di Milano, Secondigliano a Napoli. Un’azienda e una narrazione fanno normalmente branded content: l’aspetto aziendale non è secondario, certo, ma è pur sempre una realtà attiva nel campo della formazione e della (ri)educazione, con oltre 1000 detenuti formati in 20 anni di attività.

Tra questi ci sono Luca e Giulia, entrambi a Bollate ed entrambi impegnati a conseguire un diploma di informatica. Luca è stato condannato all’ergastolo per omicidio, ma grazie alle sue competenze ora lavora fuori dal carcere, mentre Giulia, anche lei condannata per omicidio, dice di non avere più paura di un futuro che vede sì difficile, ma non più impossibile da affrontare.

Con Cisco, però, c’è anche la Comunità di Sant’Egidio. A Roma Cristiana Capotondi ci porta a conoscere Renato, ritrovatosi senza più una casa e un lavoro a causa del Covid e improvvisamente costretto a vivere su una panchina a Trastevere: l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio gli ha fato la forza, e l’occasione, per ricominciare. E poi una storia di immigrazione, di quella solitamente catalogata come ‘clandestina’ e criminale: conosciamo Nour e Hasan, coppia di giovani borghesi scappati da Damasco con il proprio bambino e che sono alla ricerca di una seconda possibiltà che dia loro davvero l’occasione di tornare ad essere quel che erano.

Storie minime, accomunate per lo più dalla generale insofferenza da parte dei più o della disattenzione di chi spesso non ha la voglia – o il coraggio – di guardarsi intorno. Ci prova questo documentario realizzato da Cisco Italia e  ideato e diretto dalla produttrice creativa Erika Brenna che lo ha tessuto con delicatezza, pur dando tutte le sfumature della disperazione che si fa potente determinazione nelle storie dei quattro protagonisti e nel racconto di Cristiana Capotondi. Lo vedremo, dunque, dal 19 ottobre in streaming su discovery+.