Sanremo 2026: cosa ci siamo persi e cosa avremmo preferito perderci
L’edizione 2026 del Festival di Sanremo si chiude con meno episodi indimenticabili e forse con un certo appiattimento collettivo, ma vale la pena fare una riflessione su una edizione che non sarà tra le più belle, tra le più viste e le più divisive dell’Ariston ma che ha proposto momenti da ripensare
Cinque serate, trenta canzoni in gara, una valanga di ospiti e quella sensazione di aver vissuto un Festival che, più che memorabile, si potrebbe definire ondivago. Tuttavia ci si è anche resi conto di qualche tensione meno del solito nel dietro le quinte e in un clima piuttosto disteso e sereno. Forse pure troppo… Perché probabilmente la mancanza di casi, di quelle che in passato potevano essere considerate vere e proprie ‘faide artistiche’ hanno tolto qualche punto di audience in un meccanismo che si gioca sempre più su social ed eventi collaterali che sul palco e in classifica. Il resto lo diranno le classifiche, i dati di vendita, streaming e il successo dei tour.
Ma, come sempre, Sanrem2026 si chiude lasciandoci un pugno di momenti da incorniciare e un numero forse superiore di attimi che avremmo volentieri evitato. Proviamo a mettere ordine tra cosa ci portiamo a casa con piacere e cosa, invece, butteremmo volentieri nel cestino della raccolta indifferenziata televisiva.
LA CLASSIFICA FINALE DI SANREMO 2026
Da ricordare
La finale: Stefano De Martino è il futuro
Il passaggio di testimone più atteso e più storico nella storia recente del Festival. Carlo Conti annuncia in diretta che Stefano De Martino sarà il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027. “Ricevere questo testimone da te è un onore vero”, dice De Martino visibilmente emozionato. L’Ariston applaude. Il golden boy della Rai è pronto a guidare la nave. ‘Testa bassa e pedalare’ dice, frase che pare i due siano ripetuti al telefono.
De Martino è sicuramente un personaggio sul quale la Rai punta tanto: Sanremo può essere una straordinaria conferma ma anche un esame pesantissimo. De Martino ha un anno per prepararsi, anzi…. Molto meno. Perché già da oggi cominceranno a interrogarlo.
L’apertura sulla guerra: Sanremo non si gira dall’altra parte
Andare in onda con la finale mentre le notizie dall’Iran e dal Medio Oriente si fanno sempre più allarmanti non è semplice. Ma Carlo Conti ha avuto un’intuizione giusta: affidare alla giornalista del Tg1 Giorgia Cardinaletti, co-conduttrice della serata, la riflessione iniziale. L’appello dell’UNICEF sui 500 milioni di bambini coinvolti in 56 zone di conflitto. “Dobbiamo festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare quello che sta accadendo”. Sanremo che non si gira dall’altra parte e lo fa con dignità e senza glam.
Gino Cecchettin: il messaggio più forte della serata
Fortissimo e molto intenso. Il padre di Giulia Cecchettin sul palco dell’Ariston per parlare di violenza sulle donne ha regalato uno dei momenti più potenti di tutto il Festival. Un intervento che avrebbe meritato di passare molto prima delle 00:50, quando una fetta di pubblico aveva già ceduto al sonno. Invece è stato relegato nel cuore della notte, quasi nascosto.
Peccato, perché certe parole meritano la prima serata, non gli ultimi minuti prima della classifica. Una delle cose migliori di Carlo Conti è stata la lapidaria conclusione di questo momento emotivamente devastante: davanti ai nomi delle vittime di femminicidio ha detto… “se non facciamo niente cambieranno solo questi nomi…”.
Bianca Balti, bellezza, classe, esempio
Rivederla sul palco è splendido. Bellissima la sua sorridente autoironia, la sua gioia. La speranza è che anche una sola donna, anche una sola persona che in questo momento sta combattendo una malattia abbia ammirato il suo stile e il suo esempio: traendone uno spunto positivo.
Andrea, il direttore di palco
Con una trovata che spiega perché Carlo Conti sia comunque un consumato uomo di scena, l’ultima velina per presentare la 30esima canzone in gara all’01.30 suonata viene affidato ad Andrea, emozionatissimo direttore di palco, in rappresentanza di tutte le maestranze del festival.
Raf e la dedica alla moglie Gabriella
Con gli occhi lucidi Raf ha cantato Ora e per sempre, il brano dedicato all’amore della sua vita, la moglie Gabriella Labate seduta in platea. A 66 anni che ne dimostra almeno venti di meno, Raf ha ricordato a tutti che forse il segreto è proprio quello: l’amore. Sguardi d’intesa, un filo invisibile a unirli. Quello che hanno costruito insieme. Coppa splendida: Gabriella è ‘colpevole’ di alcune delle canzoni d’amore più belle degli ultimi trent’anni. Immensamente, Due, Infinito, Se la più bella del mondo. A volte certe canzoni hanno un volto e due occhi.

Serena Brancale con l’abito della mamma
È andata al Festival da favorita, la sua canzone giudicata tra le più intime ed emotivamente intense fin dal primo ascolto. Serena Brancale ha indossato per la finale l’abito della mamma Maria De Filippis, maestra di canto scomparsa nel 2020. Qui con me è una lettera alla persona più importante della sua vita. L’Ariston l’ha ricambiata con un applauso commosso. Nicole Brancale, la sorella che guidava l’orchestra, in lacrime. Un bel momento.
Andrea Bocelli e i Pooh: standing ovation alla carriera
Andrea Bocelli arriva all’Ariston a cavallo (su questo torneremo), ma quando canta Il mare calmo della sera e Con te partirò il teatro si alza in piedi e tremano i muri. Premio Città di Sanremo alla carriera per aver portato la musica italiana nel mondo. I Pooh celebrano 60 anni di carriera sul Suzuki Stage con Uomini soli, il brano con cui vinsero nel 1990. Premio alla carriera anche per loro. La storia della musica italiana che si riunisce.
La signora Gianna e la Rai che scrive “Repupplica”
Sembra un paradosso, ma il momento più alto e quello più basso della prima serata sono coincisi perfettamente arrivati nello stesso identico istante. Gianna Pratesi, 105 anni portati con la grinta di chi ne ha viste troppe per farsi intimidire da un palcoscenico e da uno in smoking che gli fa le domande più banali del mondo, risponde alla domanda di Carlo Conti sul referendum del ’46 con una frase che ha fatto il giro del web: “A casa mia eravamo tutti di sinistra, ai fascisti bye bye”.
Standing ovation, social in delirio, paragoni con Bad Bunny al Super Bowl. Peccato che proprio mentre la signora Gianna pronunciava il suo “Viva la Repubblica”, sul ledwall dell’Ariston campeggiasse la scritta “Repupplica”. Con due P. In diretta nazionale. In un momento istituzionale dedicato agli 80 anni della nascita della Repubblica. Se non è poesia involontaria, poco ci manca.
Achille Lauro e Perdutamente per le vittime di Crans-Montana
Uno dei momenti più toccanti del Festival è arrivato nella seconda serata, quando Achille Lauro ha eseguito Perdutamente in omaggio alle vittime dell’incendio di Crans-Montana. Il brano era diventato simbolo della tragedia dopo che Erica Didone l’aveva cantato al funerale del figlio Achille Barosi, sedici anni, morto nel rogo di Capodanno.
Lauro sul palco buio, accompagnato dal soprano Valentina Gargano e da un coro di venti elementi, ha regalato un’esibizione da brividi. Standing ovation, lacrime in sala, e quelle parole finali: “La musica ha il compito di accompagnarci nella vita. Se questa cosa può aver confortato anche solo una persona, per noi era un dovere”. Sanremo che smette di essere solo spettacolo e diventa memoria collettiva va ricordato.

Bambole di Pezza e Cristina D’Avena: Occhi di gatto esplode all’Ariston
Cinque minuti di follia pura. Le Bambole di Pezza, prima rock band tutta al femminile nella storia dei Big di Sanremo, hanno portato sul palco Cristina D’Avena per una versione “bambolizzata” di Occhi di gatto che ha fatto saltare l’Ariston. La sigla del cartone animato del 1985 trasformata in una bomba rock con tanto di finale su Whole Lotta Love Led Zeppelin e il maestro Enrico Melozzi scatenato sul palco. Nostalgia, energia punk, sorellanza: quarto posto nella classifica delle cover, ma primo nei cuori di chi è cresciuto con la voce di Cristina, rocker mancata e di cinque ragazze che forse convinceranno qualche genitore a regalare una chitarra, un basso, una batteria alla figlia: con uno strumento si cresce meglio.
Tommaso Paradiso e gli Stadio: L’ultima luna di Dalla
Un omaggio che aveva il sapore del cerchio che si chiude. Gli Stadio tornano a Sanremo a dieci anni esatti dalla loro unica vittoria, Tommaso Paradiso porta il suo romanticismo pop contemporaneo, e insieme rispolverano L’ultima luna di Lucio Dalla. “È anche un modo per ricordare il nostro batterista Giovanni Pezzoli, che non c’è più”, hanno spiegato. L’attacco, il treno – come lo definiva Dalla – di questa canzone era suo. La luna di domani, che speriamo possa essere migliore di quella di oggi, porta commozione vera e senza effetti speciali.
Gianni Morandi a sorpresa con il figlio Tredici Pietro
Il momento padre-figlio più emozionante del Festival. Nella serata delle cover Tredici Pietro sceglie di portare Vita, il brano che il padre aveva cantato con Lucio Dalla, e a metà esibizione ecco comparire Gianni Morandi. Scelta rischiosa e per la verità non particolarmente riuscita: ma la presenza del papà dà a tutto un senso davvero caldo e avvolgente.
“Stasera su quel palco ho provato un’emozione diversa da tutte le altre”, ha scritto poi sui social. “Lui, così indipendente, così determinato a costruire la sua strada da solo, mi ha davvero spiazzato quando mi ha chiesto di essere lì con lui”. Quinto posto nelle cover, ma sul podio delle emozioni. Pochi hanno notato la figlia di Raf, che ballava sulle note di The Riddle sempre nella serata delle cover e la mamma di Sayf, corista di scena. Qualcuno però se l’è presa. Alessandro Gassman, cui hanno detto ‘non è il caso’ quando si era proposta la sua presenza – per altro promozionale a una fiction RAI, perché il figlio era in gara.
Eros Ramazzotti e Alicia Keys: L’Aurora 40 anni dopo
Il 26/2/1986 Eros Ramazzotti vinceva Sanremo con Adesso tu. Esattamente quarant’anni dopo torna all’Ariston e canta L’Aurora in duetto mondiale con Alicia Keys. Lei al pianoforte, lui visibilmente commosso. Un piccolo problema tecnico li ferma subito (“È il bello della diretta”, scherza Eros, teso come una corda di violino), ma quando ripartono è standing ovation. Keys con i nonni siciliani nel sangue che cambia “Here in New York” con “Here in Sanremo”. Momenti così.
I premi alla carriera: Fausto Leali e Mogol
A quasi 82 anni Fausto Leali domina la scena con un’interpretazione che vale standing ovation e lacrime. “Mi tremano le gambe, come la prima volta”. Mogol riceve il premio a pochi mesi dai 90 anni e ricorda: “Ho depositato 1776 canzoni alla Siae e venduto 523 milioni di dischi nel mondo, anche se non ci crede nessuno”. La sua preferita? “Dormi amore, dedicata a mia moglie. Quando non ci sarò più, ci sopravviverà il nostro amore”.

Da dimenticare
La regia frenetica di Pagnussat
La regia frenetica di Pagnussat Inquadrature che durano meno di un battito di ciglia, carrellate nervose, stacchi continui. Chi cercava di capire cosa stesse succedendo sul palco ha dovuto arrendersi. Il bacio tra Levante e Gaia? Sparito. I dettagli dei look? Impossibile coglierli. I giocatori del Fantasanremo impazziti a cercare conferme online perché dalla TV non si capiva nulla. Una regia da videoclip quando serviva una regia da teatro, forse anche un po’ più tradizionale.
Max in crociera
Avere Max Pezzali tutte le sere e farlo suonare su una nave da crociera in rada, per quanto splendida, per accontentare uno sponsor di prestigio, è sembrato assistere a uno spettacolo di fuochi d’artificio inesplosi e bagnati. Scollato dalla realtà e dalla scaletta. Un’occasione persa peggiore di quella già viste nelle ultime stagioni.
Bocelli a cavallo: era proprio necessario?
Sull’esibizione di Andrea Bocelli, nulla da dire. Andrea Bocelli non ha bisogno di presentazioni né di effetti speciali. Eppure qualcuno ha pensato che un ingresso a cavallo, con le note del Gladiatore in sottofondo, fosse una buona idea. Troppo. Decisamente troppo. Quando hai una voce che riempie qualsiasi spazio, il resto è sovrastruttura. E questa era sovrastruttura pesante e un po’ grottesca.
La saga dei parenti
Dopo il papà celebre di Tredici Pietro e la mamma di Sayf (che colleziona persino un bis nella finale), è la volta della moglie di Raf e della mamma di Samurai Jay. Anche Tommaso Paradiso saluta la mamma in platea ma non la trova. Alessandro Gassmann, che aveva chiesto di poter presentare la sua fiction ed era stato respinto perché padre di un concorrente, avrà accumulato pessimismo e fastidio per i prossimi anni.
Luchè dal vivo, Grignani a metà
Come dirlo con garbo? Non si può. La performance live del rapper napoletano è stata uno dei momenti più discussi (per usare un eufemismo) del Festival. Qualcuno sui social ha sintetizzato: “Si dice che Luchè dal vivo sia scarso. È una fake news: è scarsissimo”. Nella serata delle cover ha portato con sé Gianluca Grignani per Falco a metà. Vogliamo bene a Gianluca da sempre e gli auguriamo ogni bene. Questa esibizione è stata una delle cose meno riuscite.
A proposito di Grignani
Terminata l’esibizione con Luchè, riceve i fiori da Carlo Conti e non resiste: “C’è anche il numero di Laura Pausini qui dentro? Così la posso chiamare”. Il riferimento è alla polemica estiva sulla cover di La mia storia tra le dita. Il problema non è tanto la battuta, quanto il retrogusto amaro che lascia: un artista che fu un talento cristallino e ha il peso del vero artista non può ridursi a lanciare frecciatine quando sale sul palco di Sanremo. Perché la cosa farà anche notizia. Ma a lui si chiedono canzoni.

Gli ascolti in calo
Tre milioni di spettatori in meno rispetto al 2025 nella prima serata. Share dal 65,3% al 58%. La quarta serata risale al 65,6%, ma il confronto con l’anno precedente resta impietoso. “Non mi sono vantato l’anno scorso, non mi dispero quest’anno”, ha commentato Conti. “Diciamo che con Ama restiamo imbattibili”. Almeno l’autoironia c’è.
La verità è che quest’anno per fare spazio alle Olimpiadi Sanremo è arrivato tardi e con contenuti non straordinari, snobbato da molti artisti incespicando nelle trame di una edizione non indimenticabile. Se di Sanremo la cosa migliore è la serata delle cover, che perde comunque tre milioni pur facendo il 65% di share, deve fare riflettere sul senso della TV oggi. E di Sanremo in TV.
Irina Shayk usata come valletta muta
A una donna tosta, intelligente, realizzata e partita dalla povertà di un remoto villaggio russo per arrivare sulle passerelle di tutto il mondo si poteva far fare di più. Invece l’ultimo cambio d’abito, scollatissimo sulla schiena, e Conti non trova di meglio che farle fare la giravolta. I social protestano: “Si poteva evitare”. E avevano ragione.
Il bacio Levante-Gaia “censurato”
Levante e Gaia scatenate su I maschi di Gianna Nannini, fantastiche. Ma alla fine le telecamere Rai staccano velocemente per non inquadrare il bacio tra le due cantanti. Il pubblico social se ne accorge, la polemica divampa. La Rai smentisce qualsiasi censura, ma resta la sensazione di un’occasione persa per normalizzare quello che normale dovrebbe essere.
Eddie Brock dimentica le parole
L’emozione tradisce. Eddie Brock incespica, dimentica le parole, qualche sbavatura di troppo. Generoso, per carità. Ma Sanremo non perdona, e nemmeno i social.
LDA & Aka 7even: la performance divisiva
Dopo una serata lunghissima, un’esibizione da dimenticare secondo diverse pagelle. Con Rocco Hunt autore del brano che finisce nel mirino delle responsabilità artistiche. Nella serata cover si riscattano parzialmente con Tullio De Piscopo e Andamento lento, ma la prima impressione è difficile da cancellare.
Andrea Pucci, prima ancora di cominciare
Andrea Pucci costretto a ritirarsi dopo le critiche per le sue battute sessiste e antimeridionaliste. Morgan assente sul palco della serata cover con Chiello. Miss Italia contro Ditonellapiaga per il titolo del suo album. Il Festival delle polemiche era già partito prima ancora che si aprisse il sipario. Per alcuni Sanremo ha senso solo se si trasforma in polemica: francamente, la cosa ha stancato.
Il bilancio
Sanremo 2026 passerà alla storia come l’edizione dedicata a Pippo Baudo, quella della signora Gianna e della “Repupplica”, quella dell’omaggio commosso alle vittime di Crans-Montana, quella in cui Bianca Balti è tornata a splendere un anno dopo la malattia, quella del passaggio di testimone a Stefano De Martino. Ma anche come un Festival che non ha lasciato il segno quanto avrebbe potuto, con un cast pieno di debuttanti e poche canzoni d’autore capaci di bucare lo schermo.
Cosa ci siamo persi? I momenti di vera emozione, quelli che solo il palco dell’Ariston sa regalare quando tutto funziona. Cosa avremmo preferito perderci? Le gaffe, le polemiche gratuite, la sensazione di un Festival che a volte gira a vuoto.
Sanremo è ancora Sanremo? La risposta, come sempre, la darà il tempo. E il nostro zapping tra Rai 1 e il divano.