Sanremo 2021, il regista Stefano Vicario: “Ho voglia di rischiare”

Allo ‘stacchismo’ non si rinuncia, anzi si rilancia con una steadycam ‘asincrona’: senza pubblico, la regia di Sanremo 2021 vuole sperimentare.

Calore, spazio, sperimentazione: sembrano queste le parole chiave per la regia di Sanremo 2021, che torna nelle mani di Stefano Vicario. L’anno scorso ha decisamente colpito (e affondato) col  suo ‘stacchismo’, con quella smania di staccare in continuazione alla ricerca di un ritmo che non legava con la musica e dalle dichiarazioni rilasciate alla vigilia del debutto sembrerebbe che questa cifra del suo ‘racconto per immagini’ non sarà scalfita dalle circostanze eccezionali di questo Festival, il primo senza pubblico nel Teatro Ariston.

“Non nego che più che mai, quest’anno, la regia del Festival sia una sfida, a partire dall’assenza del pubblico all’Ariston. Ma cercheremo di far diventare anche questa un’opportunità perché, ad esempio, la contrazione dello spazio fa sì che riusciamo ad avere più agio nella ripresa: i carrelli delle camere in movimento si sono allungati, la scena è diventata più grande, l’orchestra si è ‘allargata’ per mantenere il distanziamento. Tutto questo ci consentirà di non far sentire il teatro vuoto, che è la nostra sfida più grande: il pubblico è a casa, ma c’è e trasmette calore”

dice il regista, che quindi vuole portare i telespettatori in teatro in modo da non far sentire ai telespettatori stessi il vuoto di quel teatro. Non si capisce però se ci sarà qualche ‘simulazione virtuale’ a supporto del ‘riscaldamento’ della sala: più che altro bisognerà non far sentire soli gli artisti sul palco e anche questa è una sfida.

Vicario, però, sembra voler approfittare dell’esplosione degli spazi e delle diverse prospettive che un Ariston vuoto può offrire, dopo aver mostrato un teatro davvero piccolo e angusto l’anno scorso, con l’orchestra spesso ‘impallante’. Nuove prospettive e nuovi movimenti di macchina, dicevamo:

“Abbiamo voglia di superare la barriera fisica delle mura dell’Ariston, come faremo ad esempio con la telecamera posta all’esterno che ‘entrerà’ nel teatro che diventerà concreta e visibile e per la quale abbiamo lavorato a lungo con Maria Chiara e Gaetano Castelli per la scenografia e con il direttore della fotografia Mario Catapano per le luci”

dice il regista spiegando come intende fare entrare il pubblico all’Ariston per questo Sanremo 2021. E sottolinea la voglia di rischiare in un’edizione che si spera non avrà bis:

“Sarà anche l’occasione per sperimentare e “rischiare”. Per la prima volta utilizzerò una doppia camera sulla stedycam che si muove intorno al cantante. Nelle riprese musicali, gli stacchi delle inquadrature seguono il ritmo musicale, come se ‘battessero il tempo’, mentre con la steadycam il linguaggio delle immagini fa segnare una rottura, quasi una mancanza di sincronia. Ho pensato, allora, che avere due punti di vista, due camere,  una larga e una stretta, sullo stesso asse, mi permettesse di dare una dinamicità alla ripresa molto più forte, recuperando anche il ritmo musicale. E per la prima volta utilizzeremo due operatori steady, Tony Buonaurio e Manuel Sperduti, che si daranno il cambio, vista anche la lunghezza dello spettacolo, ma in qualche occasione saranno presenti contemporaneamente”.

Sugli stacchi che seguono il ritmo musicale e la steadycam in asincronia ho avvertito un certo brivido. Difficile dimenticare le immagini dello scorso anno; difficile dimenticare l’angoscia dello stacchismo; difficile anche dimenticare quello zoom di recupero sul lato B di Elettra Lamborghini che ha campeggiato in PPP per il twerking della ‘Queen’. Difficile dimenticare, insomma. Ma l’impressione è che la regia sia pronta a fare “di più, molto di più” (semicit).

“Forse è rischioso, ma ci proviamo, per dare anche nuances diverse, per evitare il rischio dell’’usura’ della ripresa dello spettacolo. E per trasmettere quello che resta l’obiettivo al quale tutti insieme, con le grandi professionalità Rai, vogliamo arrivare: un ‘calore’ capace di essere più forte di questa distanza forzata e forzosa”

chiosa Vicario. Beh, l’usura si ha sulla ripetizione: se non si costruisce un racconto per ogni esibizione inevitabilmente diventa tutto ripetitivo. Certo, 26 esibizioni solo dei Big sono una condanna più che un’opportunità: come condannarsi alla pesantezza da soli. E il doppio turno su una sola puntata la dice lunga sulla fatica che richiede una serata di Sanremo 2021 di 5 ore e poco più. Ormai, però, non è più tempo di farsi qualche domanda e darsi una risposta, ma è tempo di offrire al pubblico il meglio che si può. Ci contiamo. E la vera sfida non sarà tanto portare l’Ariston al pubblico a casa, quanto il pubblico nell’Ariston, a sostegno di chi ha bisogno di quel calore che fa spettacolo. Vedremo quali soluzioni saranno visivamente adottate.

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