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Sanpa, la ricchezza della docu-serie italiana di Netflix che ha riacceso il dibattito su San Patrignano

Sanpa è tra i prodotti italiani di Netflix più riusciti ed ha il merito di lasciare allo spettatore il privilegio di un giudizio sospeso

Tra le migliori produzioni italiane di Netflix, Sanpa è riuscita a riaccendere il dibattito (i quotidiani se ne occupano da giorni) su San Patrignano e sulla controversa figura di Vincenzo Muccioli, rivelandosi il ‘caso televisivo’ del momento.

Le chiavi di lettura della bella docu-serie di Gianluca Neri disponibile dal 30 dicembre su Netflix sono davvero molteplici. Il focus sembra essere il probabilmente irrisolvibile quesito se fare del bene possa includere anche la necessità di fare del male. Ma intorno c’è spazio per la riflessione sulla parabola del fondatore della comunità di San Patrignano e sul suo peso mediatico, con gran parte dell’opinione pubblica al suo fianco per quasi tutta la sua vita. Da una parte Muccioli inteso come il salvatore di migliaia di tossicodipendenti, dall’altra il megalomane dedito alle sedute spiritiche e poi perdutosi, tra cavalli da comprare in tutta Europa e violenze interne ingestibili, in un progetto diventato più grande di lui. Ma pure il racconto dell’Italia degli anni ’80, tra il boom della droga e l’arrivo dell’Aids (che torna nell’epilogo, come fosse un colpo di scena finale scritto in una sceneggiatura).

Ed ancora il tema della verità, mai unica e indivisibile, ma anzi, spesso legata a vicende piene di ombre e di misteri. Sanpa ha il merito di non partire da una tesi precostituita e di offrire allo spettatore una varietà di voci (che poteva essere ancora più larga, ma alcuni dei protagonisti della vicenda, hanno declinato l’invito – Letizia Moratti oggi a La Repubblica spiega per motivi legati a impegni istituzionali) concedendogli il privilegio della sospensione del giudizio finale.

Sanpa si priva della voce narrante e lascia che siano le testimonianze a dettare il racconto, dal figlio Andrea Muccioli a Fabio Cantelli, responsabile delle relazioni pubbliche di San Patrignano, le cui parole appaiono sempre profonde.

In Sanpa c’è anche un bel po’ di televisione generalista. Dai frammenti delle interviste a Muccioli e ai suoi ragazzi firmate da Enzo Biagi, Gad Lerner, Maurizio Costanzo e Giancarlo Magalli, alla testimonianza diretta di Andrea Delogu, figlia di Walter Delogu, uno dei personaggi chiave della vicenda di Muccioli. Ex tossico, diventa autista e guardaspalle del santone, salvo poi vestire i panni di uno dei suoi accusatori nel processo Maranzano.

E poi Red Ronnie, di cui viene per esempio riproposto il servizio in cui viene mostrato il recupero di una tossicodipendente scappata dalla comunità, accolta nuovamente dal ‘padre’ Vincenzo. Una scena dall’impatto emotivo fortissimo e che oggi probabilmente verrebbe bollata come mera spettacolarizzazione del dolore.

In cinque ricche puntate realizzate con cura estetica e contenutistica, Sanpa mette in luce anche la fragilità delle istituzioni, con i rappresentanti della politica che avvicinano e si fanno avvicinare a e da Muccioli. Quella stessa politica che oggi, prevedibilmente, sui quotidiani e sui social torna a schierarsi pro o contro Muccioli, un po’ beato, un po’ diavolo. Perché il tempo delle tifoserie è sempre l’oggi.

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