Rinascere, una storia con un finale ancora da scrivere: la recensione

Una storia che non vuole costruire la figura di un eroe, ma ricordare che i finali nella vita di tutti i giorni li scriviamo noi

Solitamente la fiction italiana non si occupa di fatti di cronaca recenti: preferisce raccontare -com’è giusto che sia- eventi che hanno sì scosso l’opinione pubblica, ma con un certo distacco temporale. Per la vicenda legata a Manuel Bortuzzo, però, è stata fatta un’eccezione, come dimostra il film-tv di Raiuno (visibile anche su RaiPlay) Rinascere.

Rinascere film, la recensione

Sebbene sembri passata un’epoca -grazie, pandemia- i fatti narrati nel film-tv prodotto da Moviheart e Rai Fiction risalgono a soli tre anni fa: era il 2019 quando Manuel diventava involontariamente un personaggio pubblico, che oggi viviamo come pienamente appartenente al mondo del piccolo schermo.

Rinascere ha però l’obiettivo di ricordarci da dove è cominciato tutto e, in particolare, sottolineare che non è stato affatto facile, per Manuel, riprendere il mano la sua vita ed i suoi sogni. Il film-tv segue, insomma, un format con cui sono stati costruiti numerosi altri film-tv in passato, in cui il/la protagonista rialza la testa dopo un tragico evento e persegue i propri obiettivi nonostante i mille ostacoli.

A rendere Rinascere differente da quelle fiction è proprio la sua contemporaneità: perché la storia diretta da Umberto Marino non ha bisogno di ricostruzioni storiche, di attenzione ai costumi o di dialoghi che tengano conto di una certa epoca. Manuel è figlio degli anni Duemila, appartiene a quello stesso pubblico che, ora, si ritrova davanti al piccolo schermo a seguire la sua storia.

Una storia che, va detto, non viene portata in scena con l’obiettivo di ritrarre un eroe, quanto piuttosto con l’intenzione di narrare un percorso. Dal ricovero in ospedale alla sfiducia dei medici circa una totale guarigione, fino ai primi esercizi per la riabilitazione, Rinascere non può non avvalersi della sensazione di estrema attualità di quanto raccontato, cosa che rende questo progetto capace di avvicinare ancora di più il pubblico, grazie anche alla dimensione familiare data alla sceneggiatura, che si concentra quasi esclusivamente sul rapporto padre-figlio, messo in scena da un volto amatissimo della fiction italiana (Alessio Boni) ed uno emergente, qui alla sua prima prova da protagonista per la tv (Giancarlo Commare).

A Rinascere, però, manca una cosa: il finale. Come spiegato dallo stesso Bortuzzo, che a sorpresa compare negli ultimi istanti del film-tv, quello deve essere ancora scritto. Ecco che il film-tv assume un valore differente rispetto a quello con cui sembrava essere cominciato: non vuole costruire una lezione di resilienza intorno alla vicenda di Manuel, ma ricordare che i finali, nella vita di tutti i giorni, sono quelli che scriviamo noi, con le nostre azioni e la nostra volontà. E Manuel lo sta facendo anche adesso.