Ha vinto Meloni (e il centrodestra). E ora Rete 4 con chi se la prenderà?

Dopo la vittoria elettorale del centrodestra, che fine farà la narrazione battagliera di Rete 4 contro classe dirigente e potere politico?

Ha vinto Rete 4. Ma da qui in avanti con chi se le prenderanno?“. A domandarselo con la solita invidiabile ironia è Antonio Dipollina oggi sul quotidiano La Repubblica. Il quesito, al netto degli scherzi, nasconde verità televisive assai profonde.

Perché, anche se può suonare paradossale, dopo la vittoria del centrodestra e in particolare di Giorgia Meloni alle elezioni politiche, è un Corrado Formigli a poter cantare vittoria più dei vari Mario Giordano, Paolo Del Debbio, Nicola Porro, ecc.

Il motivo è presto spiegato: Piazzapulita ha da tempo individuato in Fratelli d’Italia un ‘nemico’ e quando il nemico va al governo diventa a tutti gli effetti Potere. Di conseguenza l’atteggiamento giornalistico critico cresce e con esso aumenta presso l’opinione pubblica l’appeal televisivo di editoriali e inchieste (pensate al periodo d’oro del berlusconismo coinciso, non a caso, con gli ascolti più alti per i programmi di Michele Santoro e Marco Travaglio).

Discorso opposto per i talk di Rete 4 che, dal 2018 (quando è iniziata la precedente legislatura, dove la maggioranza era rappresentata dai 5 Stelle) hanno seguito, chi più, chi meno, una linea editoriale ‘sovranista’ molto impegnata sul fronte delle denunce sociali (le case abusive), della lotta contro la casta dei politici e molto capace di indignarsi per le bollette in aumento e per la presunta dittatura sanitaria durante la pandemia. Insomma, la scelta – che, peraltro, si è dimostrata di successo, in termini di ascolti – per gli ultimi cinque anni è stata all’insegna di un racconto televisivo e giornalistico d’opposizione, crudo e battagliero, con poche concessioni alla classe dirigente, che fosse rappresentata dal premier Draghi o dal commissario straordinario Domenico Arcuri.

E ora che la maggioranza sarà tutta a trazione centrodestra (c’è un elemento che ormai sembra essere passato in secondo piano, ma che è molto più di un dettaglio: Silvio Berlusconi, fondatore di Mediaset, è il leader di uno dei partiti chiamati a governare) è lecito domandarsi se cambierà lo storytelling dei principali talk di prima serata di Rete 4. Lo ha fatto, in maniera provocatoria, David Parenzo ieri a La Zanzara, beccandosi da Mario Giordano una piccata replica:

Quel poveretto di Parenzo non si preoccupi. Come lui sa benissimo io faccio inchieste (Tv, libri e giornali) da circa trent’anni con governi di tutti i tipi e i colori. Continuerò a farle mentre lui continuerà a leccare i fondoschiena dei potenti.

 

Al netto delle discussioni sul curriculum e sulla professionalità dei singoli, il tema televisivo resta sul tavolo: quali nuovi ‘nemici’ dovranno costruirsi i talk di Rete 4 per garantirsi un racconto giornalistico di appeal e, di conseguenza, dati Auditel in linea con quelli registrati fin qui (parliamo di una tv commerciale)? La risposta arriverà solo nei prossimi mesi, ma già da subito potrebbero palesarsi segnali più o meno vistosi dell’inversione di tendenza che a noi pare assai probabile.