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Quelle Brave Ragazze: un viaggio nonsense che poggia le potenzialità solo sulle tre protagoniste

Quelle Brave Ragazze, in onda da oggi su Sky Uno, è una sequela di situazioni che cercano di provocare la reazione delle tre protagoniste.

Quelle Brave Ragazze, nuovo docu-reality che ha debuttato oggi, in prima serata, su Sky Uno, alla vigilia della messa in onda si presentava come un’idea furbetta, partorita con un occhio sempre attento e vigile ai social, ai gusti degli utenti, alle loro necessità e ai loro probabili “adoro”, “sto volando”. Così funziona ormai la tv…

Format originale nato da un’idea di Mara Maionchi, prodotto dalla Blu Yazmine, che ricorda non poco un programma andato in onda su Rai 2 con Ilaria Dallatana alla direzione, Meglio tardi che mai (con Lando Buzzanca, Adriano Panatta, Claudio Lippi ed Edoardo Vianello in viaggio per il Giappone), Quelle Brave Ragazze si conferma un programma che poggia tutte le proprie potenzialità (non buona parte ma tutte) sulle protagoniste, la sopraccitata Maionchi, Sandra Milo e, soprattutto, Orietta Berti.

Il programma non brilla per narrativa, e nemmeno tanto per scorrevolezza. Lo scopo, guardando questa prima puntata, è sembrato quello di inserire le tre protagoniste in contesti improbabili (ma neanche tanto), nulla di eccezionale, per vedere l’effetto che fa. Questo racconto odeporico, però, ha dato il meglio di sé quando le tre “ragazze” sono state lasciate sole, non disturbate da alcun tipo di input, per confrontarsi sulle loro personali visioni della vita, lasciando venire a galla differenze di vedute sugli stili di vita, sull’amore e anche sul sesso (Sandra Milo attonita davanti a Orietta Berti che ha avuto un solo uomo nella vita).

Ovvio che, poi, del programma rimarrà solo il gentile consiglio di Mara Maionchi ai musicisti metal (“Cambialo quest’accordo, mortacci tua!”) o Orietta Berti che si presenta ai turisti, decantando le lodi del Parmigiano Reggiano o vantandosi della sua amicizia con i Maneskin. Perché una gran fetta di pubblico superficiale vuole questo e l’idea del viaggio, con meta sconosciuta, regole, missioni, ma con tutti i comfort, è quella che appariva indubbiamente la più funzionale.

Quelle Brave Ragazze: la prima puntata

Con un’intro quasi alla LOL, con effetti speciali e con Mara Maionchi che riceve la proposta di un viaggio al buio con le proprie amiche, Quelle Brave Ragazze ha inizio con un volo aereo per Madrid.

Tolta tutta la prima parte propedeutica e anche un po’ inevitabilmente “plasticosa”, si entra rapidamente nell’atmosfera reality, con la Berti che si perde i documenti, con la Maionchi imbarazzata per l’automobile fucsia leopardata e con la Milo tutt’altro che entusiasta all’idea di vivere in una casa e non in un hotel servita e riverita.

L’affiatamento tra le tre protagoniste è innegabile, unite malinconicamente dal fatto di aver rinunciato per troppo tempo ad un viaggio con solo amiche. Quelle Brave Ragazze è la loro rivincita.

Il viaggio, però, è inconsistente dal punto di vista della scrittura. Le tappe sono state le seguenti: un concerto metal dove la missione è stata quella di fare un selfie con la band, un incontro con un chiaroveggente, consigliere, tra gli altri, anche di Ilona Staller, un aperitivo, una cena al ristorante, un giro turistico in tuk tuk, la ricerca di un uomo vestito da Spider Man per fare un altro selfie (la seconda missione di questa sera).

Non è un male cercare insistentemente la reazione delle tre protagoniste, anche perché, ovviamente, l’idea di un programma in 6 puntate fatto di chiacchiere confidenziali e sincere, seppur interessante, finirebbe per risultare pesante.

La sensazione, però, è che il viaggio non abbia una struttura ben precisa, che tutto ciò che vediamo sia una ricerca alla rinfusa di situazioni potenzialmente stuzzicanti dove, alla fine, non esce fuori niente di che e che le “missioni” siano un labile fil rouge per dare un senso all’intera avventura.

Come scritto in precedenza, il programma ha dato il meglio negli aspetti meno avventurieri, più intimi, più raccolti, ma se l’idea era quella di proporre qualcosa di più “adventure”, si poteva osare molto di più oppure dare un senso più coerente all’intero viaggio, ad esempio, esaudendo desideri non ancora concretizzati delle protagoniste o aiutandole a superare le proprie paure, con missioni più coraggiose.

Proposto così, è un viaggio nonsense.