Pupetta Maresca è morta. Ispirò la fiction con Manuela Arcuri. Critiche a Gomorra: “Troppo violento”

Nel 2013 “Pupetta – Il coraggio e la passione” realizzò una media del 19.1 % di share, ma si portò dietro anche tantissime critiche.

Assunta Maresca, nota come Pupetta, è morta nella sua casa di Castellammare di Stabia all’età di 86 anni. Moglie del boss Pasquale Simonetti, si oppose alla nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Inoltre, mentre era incinta, riuscì a vendicare la morte del marito eliminando il mandante Antonio Esposito, peraltro suo testimone di nozze.

Ritenuta la mandante dell’omicidio di Ciro Galli, uomo del clan Cutolo, nel 1982 minacciò apertamente la sua Nco (Nuova camorra organizzata)  realizzando addirittura una conferenza stampa, un elemento che ci dice molto del potere della donna e del clima che si respirava in quegli anni. Una volta scontata la pena, è tornata a vivere a Castellammare.

Il personaggio di Pupetta è stato uno dei primi di cui i media hanno subito il fascino, cominciando a innescare quelle polemiche sull’opportunità del racconto dei criminali. A iniziare le danze fu Gianfranco Rosi con il film La sfida nel 1958, mentre nel 1982 toccò al documentario prodotto dalla Rai Il caso Pupetta Maresca, trasmesso per intero soltanto nel 1994.

Ma è nel 2013 che si torna a parlare della Maresca con la miniserie in quattro puntate di Canale 5 Pupetta – Il coraggio e la passione, prodotta da Ares, diretta da Luciano Odorisio. La fiction va in onda a giugno, quando la stagione tv è praticamente finita, probabilmente con Mediaset che aveva capito fin da subito che si trattava di un progetto divisivo. Il pubblico apprezza, con una media di cinque milioni di telespettatori a puntata e il 19.1 % di share. La critica – noi compresi – bersaglia la fiction per la narrazione da teleromanzo e la recitazione dell’Arcuri.

Ma i più indignati furono soprattutto le persone impegnate nella lotta alla camorra e i parenti delle vittime della criminalità organizzata, come Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo; Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo, assassinata nel 1997 per errore nel corso di un un conflitto a fuoco e poi alla guida del coordinamento delle vittime innocenti. Non aiutò una foto della stessa Arcuri al fianco della Maresca.

Durissimo fu il commento di don Tonino Palmese, all’epoca vicario episcopale del cardinale Crescenzio Sepe, per la Carità e la Pastorale sociale:

“La colpa di tale operazione, beninteso, non è della signora Maresca ma dell’editore che preferisce il prurito del denaro e del successo commerciale alla responsabilità etica di chi gestisce i media”.

A far parlare un mese fa le critiche della Maresca alla fiction Gomorra in un’intervista a Libero:

“Gomorra è diseducativa per i bambini. Ho visto una puntata ma di fronte a certe scene anch’io ho spento la tv”.