Maurizio Pistocchi: “Io epurato, la Juve pose un veto su di me”. Mediaset lo denuncia

Maurizio Pistocchi dà l’addio a Mediaset e conferma il veto che la Juventus avrebbe posto sul suo nome. L’azienda di Cologno lo denuncia

Anche la storie d’amore belle finiscono, la mia con Mediaset è durata tantissimi anni, ma il rapporto per tanti motivi era stato compromesso da quello che era successo nel 2017. Adesso abbiamo trovato un accordo che è una via sempre migliore rispetto a litigare“. Così, in un’intervista concessa al Corriere della Sera, Maurizio Pistocchi commenta la sua separazione – il prossimo 30 giugno, dopo 35 anni – da Mediaset, azienda per la quale ha collaborato a programmi che hanno fatto la storia del calcio in tv, come per esempio Pressing e Guida al campionato.

Le dichiarazioni rilasciate al quotidiano hanno provocato la reazione di Mediaset. L’azienda di Cologno Monzese, infatti, ha annunciato di voler denunciare il giornalista per aver formulato accuse nei confronti di Mediaset considerate dal Biscione “gravi, false e diffamatorie“. In particolare, Mediaset con una nota smentisce l’esistenza di “presunte pressioni esterne e veti per ottenere il suo allontanamento” e annuncia di aver “dato mandato ai propri legali di tutelare la propria immagine nelle competenti sedi giudiziarie“.

Ecco il passaggio in cui Pistocchi – che nell’intervista al quotidiano edito dal patron del Torino Urbano Cairo non lesina critiche al presidente della Juventus Andrea Agnelli – risponde in merito al presunto veto che la squadra bianconera avrebbe posto sul suo nome in quanto sgradito:

Si dice che la Juventus avesse posto un veto sul suo nome, che fosse sgradito e quindi è stato messo in un angolo…

«Nessuno ha mai smentito questa ricostruzione, quindi evidentemente era vera. Certo è perlomeno strano che un’azienda preferisca pagare dei collaboratori esterni piuttosto che utilizzare un suo dipendente “storico” come è successo negli ultimi 4 anni. E comunque mi meraviglia che un giornalista che si occupa di un aspetto importante ma tutto sommato marginale nella vita sociale ed economica del Paese sia ritenuto così pericoloso da dover essere epurato».

C’erano state delle avvisaglie?

«Nel 2013 Brachino disse a me e a Paolo Ziliani che Andrea Agnelli gli aveva chiesto di toglierlo dai programmi: non so se fosse una boutade, ma l’anno dopo, una mail della segreteria il 13 agosto mi comunicò che non avrei più partecipato ai programmi sulla Champions, dopo che l’allora direttore dello sport, oltre ad avermi richiesto progetti di programmi, si era complimentato con me per l’ottimo livello dei commenti al mondiale di calcio in Brasile. Non è un mistero inoltre che Albanese, capo della comunicazione della Juventus, abbia più volte fatto pressioni per ottenere l’allontanamento di giornalisti “scomodi”».

Il giornalismo sportivo è succube del potere?

«Una delle grandi anomalie del calcio italiano è che la Juventus è la squadra più importante del nostro campionato, ma è anche proprietà di un’azienda che investe in pubblicità oltre 100 milioni di euro su radio, tv e giornali. Con un investitore tanto importante è inevitabile che ci sia chi ne tiene conto».

Per la cronaca, Pistocchi, nell’intervista, spiega anche di non aver ancora deciso cosa fare nel suo futuro professionale, ma racconta di avere in mente l’idea per un programma nuovo sempre legato al mondo del calcio.

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