Pierfrancesco Favino e la televisione: un legame da (ri)scoprire oltre il fascino della settima arte
Pierfrancesco Favino compie 57 anni. Il suo apporto al cinema italiano e internazionale è sempre crescente, un successo consolidato anche grazie all’importanza del piccolo schermo. Doppio binario che dà lustro a un’intera carriera ancora in evoluzione.
Pierfrancesco Favino, attualmente, rappresenta l’anello di congiunzione fra l’Italia e il cinema internazionale. Nel giorno del suo genetliaco, compie 57 anni, si ricorda con merito e soddisfazione il Curriculum di un artista che ha dimostrato a tutti – in primis a sè stesso – che la scena va conquistata. Il cinema è un percorso a ostacoli che vede primeggiare chi riesce a districarsi meglio nel mare magnum dei cambiamenti.
Favino ha trovato il successo, sia in sala che a teatro, relativamente tardi. Lui stesso ha dichiarato che ha fatto qualsiasi tipo di mestiere per andare avanti e mantenersi prima di aver trovato la propria strada nel mondo della settima arte e, più in generale, dello spettacolo. “A 35 anni mi è venuta la faccia giusta e hanno cominciato a credere in me”, ha dichiarato ospite da Fabio Fazio qualche anno fa. Questa metamorfosi, però, non è stata soltanto fisica ma anche emotiva e professionale.
Perfrancesco Favino, oltre i preconcetti della scena
Favino, effettivamente, fa qualsiasi cosa in scena. In primis per una sua attitudine e una passione straboccante, in secundis perché l’unico insegnamento che lascia (anche ai non addetti ai lavori) è quello di saperci essere. Farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. L’interprete romano nella sua vita ha detto qualche no, dev’essergli anche costato molto, ma nella selezione non chiude mai la porta – preventivamente – a determinati ambienti.

Favino è uno che arriva dal cinema e dal teatro, ma ha fatto anche moltissima televisione: da Una Questione Privata a Padre Pio, fino a Gino Bartali – L’intramontabile passando per Ferrari e Il Generale Della Rovere. Tra film e serie tv, l’interprete romano si è “sporcato le mani” più di una volta dimostrando di non avere la spocchia dell’uomo arrivato. Si è messo alla prova, sul piccolo schermo, anche con fiction che altri avrebbero rifiutato.
Cinema e televisione
Il cinema consegna un attore alla storia, la televisione consegna un interprete al cuore della gente. Sembra essere la stessa cosa, ma c’è una differenza sottile: la tv chiama una sorta di abitudine con il pubblico, il quale con il tempo inizia a considerarti uno di famiglia. Lo ha dimostrato Fiorenza Marchegiani: con Ricomincio da Tre, al fianco di Troisi, ha fatto la storia del cinema italiano. Grazie a Vivere, però, è diventata un riferimento per la platea televisiva e il pubblico nazional popolare.

La settima arte inebria, mentre la televisione conferma. Ecco perché Favino fa cinema, ma non chiude la porta al piccolo schermo. La propria immagine, come sottolineano gli esperti, va consolidata attraverso una liturgia: il cinema è fugace, la tv è costante e reiterata. Esserci vuol dire anche far parte di un nucleo, sempre più grande, di affezionati destinati a seguirti anche in sala. Allora, Favino incanta a Cannes, sorprende a Hollywood ma poi resta anche a Viale Mazzini e Rogoredo. Lavora con Amelio, Ozpetek, Placido, Salvadores e Marco Tullio Giordana ma poi si diverte a fare il Festival di Sanremo con Claudio Baglioni, oppure a co-condurre il GialappaShow insieme a Michele Foresta sotto la leadership scanzonata della Gialappa’s Band.
Essere attori oggi
Essere attori, oggi, vuol dire essere presenti dovunque c’è una cassa di risonanza che possa favorire il talento e la passione. Un “fuoco sacro”, come dicono le scritture, che non si spegne mai. Ecco perché non ci siamo ancora stancati, come pubblico, di vedere Favino impersonare Craxi, Buscetta o la versione riveduta e corretta di Franco Giuseppucci. Successivamente siamo sicuri di ritrovare la stessa abnegazione, lo stesso rispetto, la medesima responsabilità nel fare le imitazioni da Fazio (che lo ha chiamato anche per rifare il verso dei cavalli) e gli sketch con Marcello Cesena. Da Sensualità a Corte a Le Confessioni, per Favino, non cambia niente. O meglio: cambia tutto, ma resta la passione di mettere in scena uno spunto, una suggestione, restituire un’emozione al pubblico. Qualsiasi tipo di pubblico.

L’attore romano, come gli hanno insegnato i grandi del settore, non ha mai fatto distinzione: quando c’è correttezza e coerenza non esistono priorità o selezione. La televisione conta esattamente come la sala e il palcoscenico, purché ci sia l’ambiente giusto (e le condizioni idonee) per poter lavorare. Lo abbiamo visto, infatti, distinguersi anche come “concorrente” all’interno di Dinner Club. Il grande attore, del resto, fa questo: non smette mai di mettersi alla prova. Uscendo, per quanto possibile, dalla comfort zone.
57 anni di prove e soddisfazioni
Ogni esame scenico, ogni sfida professionale, per Favino è uno stimolo e segna la differenza tra l’essere ancora vivo (professionalmente) e vegetare sugli allori. Quindi, il legame con il piccolo schermo resta saldo e in evoluzione: non è escluso infatti un prossimo futuro con nuovi progetti televisivi all’orizzonte. Mai dire mai. Per il momento spegne 57 candeline consapevole che il meglio, al cinema, in teatro e in tv deve ancora venire.