Petra 2, una stagione alla scoperta delle sorprese della vita: la recensione

La coppia Cortellesi-Pennacchi rende sempre più per un crime che rispetta i canoni degli anni Venti e va oltre la semplice indagine

Due anni fa l’abbiamo conosciuta e lei, timidamente ma con fermezza, è entrata nei cuori dei telespettatori appassionati di indagini seriali. Oggi, la Paola Cortellesi che vediamo in Petra 2, su Sky Cinema Uno e su NOW, ha una nuova consapevolezza, che traspare nell’arco dei quattro nuovi episodi e nelle relazioni che la vedono sempre più alle prese con quell’umanità che il suo personaggio fatica a capire, ma inizia ad accettare.

Petra 2, la recensione

La produzione Sky Original tratta dai libri di Alicia Gimenez-Bartlett (editi in Italia da Sellerio) non si ferma alla formula sperimentata con successo con la prima stagione: così come Petra e Monte (Andrea Pennacchi) indagano in ogni puntata su un caso differente, anche gli sceneggiatori (che si sono avvalsi della collaborazione della stessa Cortellesi) hanno accettato la sfida di far crescere la coppia protagonista, domandandosi come avrebbero affrontato quelle che sono le sorprese della vita.

Il senso di questa seconda stagione lo si può trovare in un dialogo, alla fine del secondo episodio, tra Monte e Petra. “Non esistono sogni per cui valga la pena lottare”, dice l’Ispettrice, “appena si realizzano non ti dicono più niente. I migliori sono quelli che ti capitano per caso, quando non te l’aspetti. Le cose che la vita ti regala, così, senza bisogno di fare nulla”.

È così che quel lasciarsi andare di Petra di fronte alla vita e quell’andare contro corrente quando si tratta di seguire determinate convenzioni, nei nuovi episodi diventa resta lo stesso della prima stagione, ma diventa anche qualcosa di nuovo per il pubblico. Perché se per Petra cambiare idea resta ancora un tabù (ma chissà per quanto sarà così, dopo che l’incontro con Monte ha iniziato lentamente a scalfire la sua graniticità), gli spettatori ora la vedranno con occhi diversi. Non più l’antipatica ispettrice che non ne vuole sapere di legami o di seguire le regole, ma una donna che sta andando alla scoperta. Del mondo, degli altri, di se stessa.

Un cambiamento non da poco, partito già nel corso della prima stagione, ma che ora la regista Maria Sole Tognazzi riesce a mettere in scena senza calcare la mano: Petra è sempre se stessa, ma il processo che ci permetterà di scoprirla sotto nuovi aspetti è ormai iniziato.

© Luisa Carcavale

Inevitabilmente i casi di puntata -come in tutti i crime di ultima generazione- diventano degli specchi su cui i personaggi principali riflettono le proprie ansie, paure e desideri. Succede anche in Petra e succede anche a Monte, ormai non più semplice comprimario ma vera forza scatenante di ogni dubbio che porta la protagonista a mettersi e rimettersi in discussione.

E Cortellesi-Pennacchi si rivela sempre di più una strana coppia, sì, ma azzeccata nel loro essere così differenti, dando vita a due personaggi capaci entrambi di reggersi pur non avendo propriamente delle solide basi a cui affidarsi. Delicato e Monte si danno ancora del lei, mostrano una certa titubanza nel parlare l’uno all’altra di certi argomenti, restano consapevoli che il loro rapporto è nato per ragioni professionali. Eppure, dietro a tutto questo, è più che evidente un’amicizia già sbocciata, ma che non ha trovato per ora da entrambi i lati una finestra aperta tramite cui mostrarsi.

Ed è quello che ormai ci si aspetta dai procedurali degli anni Venti: non la semplice indagini con la risoluzione del caso, ma un’esplorazione di tutto ciò che può condurre al sentimento umano. Sia esso una battuta, una condizione o una fine giornata davanti ad un bicchiere di vino o di birra. Un format consolidato in Petra e che potrebbe avere vita lunga.