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È morto il regista Paolo Beldì: storia di un regista amante del dettaglio

Storico regista di trasmissioni come “Quelli che il calcio”, “Rockpolitik” e altri show Rai. Paolo Beldì avrebbe compito 67 anni l’11 luglio.

Lutto nel mondo della tv, il regista Paolo Beldì è stato trovato morto nella sua casa di Magognino (frazione di Stresa). A riportarlo è La Stampa. Secondo le prime informazioni di cui si è a conoscenza, i soccorritori che sono accorsi a casa di Beldì – dopo che un’amica ha dato l’allarme – hanno trovato il corpo già senza vita. La causa del decesso sarebbe collegato ad un infarto.

Paolo Beldì avrebbe compiuto 67 anni tra pochi giorni, l’11 luglio. Si spegne uno dei registi più brillanti del piccolo schermo. Mai scontato, mai impreparato davanti all’improvvisazione, amante delle stranezze. Il potere di trasmettere una risata anche in una sola inquadratura.

Ripercorriamo la sua storia.

Paolo Beldì – Gli esordi 

Ancor prima di stare davanti ai monitor, Beldì inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come comico in una radio locale di Novara, sua città natale. Da qui nasce Onda Novara. Solo negli anni ’80 intraprende la strada della tv grazie a Beppe Recchia che gli diede una mano per realizzare ciò che poi ha potuto dirigere.

In questo stesso decennio diventa regista di programmi d’intrattenimento dell’allora Fininvest. Lavora con la Gialappa’s Band e con Antonio Ricci che lo volle in trasmissioni come Lupo solitario del 1987 e Matrjoska nel 1988, entrambi su Italia 1.

Paolo Beldì – L’approdo in Rai: Quelli che il calcio, Adriano Celentano e Sanremo

Beldì alza l’asticella con l’approdo in Rai targato 1990, anno in cui nasce Mi manda Lubrano, su Rai 3. Nella stessa rete, qualche anno dopo, divenne regista per uno dei programmi condotti da Adriano Celentano: Svalutation. Seguì Su la testa e Diritto di Replica, quest’ultimo con Sandro Paternostro e Fabio Fazio.

Fazio che dall’anno successivo e per i successivi otto, fino al 2001, sarà al timone di Quelli che il calcio e ad Anima mia, nel 1997. Per Beldì si tratta del programma in cui il suo ruolo di regista è durato più a lungo. Proseguì anche per quasi tutti i 10 anni di conduzione di Simona Ventura, si fermò nel 2009 per poi riprenderlo nella stagione 2011-12 con Victoria Cabello e 2013-14 con Nicola Savino. Qui si scopre il tifo sfrenato per la squadra del cuore, la Fiorentina. Fra i suoi vizi bonari, l’indugio della telecamera sui personaggi più strampalati che si trovavano sugli spalti degli stadi. Una smorfia, un’acconciatura strana o una situazione fuori dal comune, Beldì era pronto a documentarla con il tocco di chi vuole portare la leggerezza di una sana risata.

Di mezzo a questi 16 anni indichiamo nel suo albo d’oro Va ora in onda, trasmissione comica dell’estate 1996 e 1997 su Rai 1 con Carlo Conti, replica anche nel 1998 per Cocco di mamma. Nel 1999 e nella stessa rete torna al fianco di Adriano Celentano per la regia di Francamente me ne infischio, il sodalizio si ripeterà 6 anni dopo per il discusso Rockpolitik, nel 2007 per La situazione di mia sorella non è buona e nel 2012 (ma su Canale 5) per Rock Economy.

Nel palmarès anche 3 Festival di Sanremo: nel 1999 e 2000 con Fabio Fazio e nel 2006 con Giorgio Panariello. Fra i cult anche due seconde serate di Rai 2 La grande notte del lunedì sera e Artù, condotte da Gene Gnocchi.

Paolo Beldì – 2015, l’ultima regia per Ballarò

Nel 2009 e 2010 altro passaggio su Rai 1 per la regia di show come Grazie a tutti (condotto da Gianni Morandi) nel 2009 su Rai 1 e di Gigi questo sono io (con Gigi d’Alessio). Nel 2015 torna a Sanremo, il primo del terzetto di Carlo Conti. Viene chiamato come parte integrante della giuria degli esperti e, infine, nello stesso anno e per un’unica stagione prende in mano la regia dell’ultima edizione di Ballarò.