Paddington in tribunale: gli eredi di Michael Bond e StudioCanal citano Spitting Image per la parodia “scorretta”
Gli autori dei film di Paddington e la fondazione dell’autore del celebre personaggio Michael Bond hanno avviato un’azione legale contro Avalon per una parodia YouTube in cui l’orso diventa un podcaster sboccato tra droghe e pubblicità di armi.
Sta diventando un caso eclatante quello del popolarissimo orso Paddington, uno dei simboli londinesi cui la popolazione è più affezionata, al centro di una vicenda senza precedenti che potrebbe fare giurisprudenza.
Chi è Paddington
Vale la pena ricordare chi sia Paddington. L’Orso Paddington nasce nel 1958 dalla penna di Michael Bond nel libro A Bear Called Paddington. È un orsetto che dal Perù arriva a Londra con valigia, cappello e un avviso: “Per favore, abbiate cura di questo orso”. Viene trovato alla stazione di Paddington dalla famiglia Brown, che lo accoglie con gentilezza. Ama la marmellata d’arance, è educatissimo ma incline a combinare pasticci per via della sua ingenua curiosità.
Il suo look — un duffle coat blu e cappello rosso — diventa iconico quanto il suo umorismo garbato. Diventerà uno dei simboli di Londra, che lo ha ricordato con statue e monumenti festosi. Uno, in bronzo, si trova all’interno della stazione ferroviaria che gli ha dato il nome a poca distanza dei vecchi padiglioni espositivi della fiera internazionale della quale fu mascotte ufficiale.
Doppiato da Ben Whishaw, Paddington con gli anni è diventato un ambasciatore pop della gentilezza britannica. Un personaggio che rappresenta il tema dell’accoglienza e del viaggio parlando a bambini e adulti con tatto e leggerezza.
L’affetto del pubblico per questo orso, presente in tutte le case, appeso a milioni di cartelle e di zaini degli studenti dell’obbligo, è stato rievocato nel 2022 con il video del Giubileo di Platino: invitato a Buckingham Palace Paddington prenderà il tè con Elisabetta II offrendole un panino alla marmellata che lei, puntualmente, tirerà fuori dalla sua borsetta.
Quella scena, diventata virale e poi commovente omaggio dopo la scomparsa della Regina, sigilla l’importanza culturale di Paddington che saluterà la Elisabetta dicendole… “grazie del suo servizio”. E lei, che per forma non può e non deve mai ringraziare, gli risponderà…. “sei molto gentile”.
La causa dell’orso Paddington
Secondo quanto è emerso, StudioCanal – titolare del brand e dell’immagine di Paddington, e la fondazione di Michael Bond hanno depositato all’Alta Corte un’azione contro Avalon, la società proprietaria di Spitting Image, invocando violazioni di copyright e di immagine. I dettagli non sono pubblici, ma il cuore della disputa è l’uso del personaggio e dell’identità di Paddington in un contesto ritenuto degradante e potenzialmente confusionario per il pubblico.
Paddington, una parodia che fa discutere
Nel format YouTube The Rest Is Bullsh*t!, un pupazzo identico a Paddington co-conduce un podcast (accanto a un “Prince Harry” in lattice). E al microfono bestemmia, pubblicizza pistole e robot sessuali, alludendo all’uso di cocaina e sfoggiando un marcato accento sudamericano. Una cosa lontanissima dall’immagine rassicurante che per oltre cinquant’anni l’orso ha rappresentato per gli inglesi.
Il bersaglio satirico ufficiale sarebbero i podcast “The Rest Is History”, oltre 800 episodi in venticinque anni di storia, di fatto la rubrica inglese più ascoltata e più diffusa del mondo. Ma il perno comico resta lo stravolgimento della figura di Paddington.

Satira vs. proprietà intellettuale
Un caso interessante. Nel Regno Unito la satira gode di ampie tutele, ma non è un lasciapassare assoluto: contano scopo, originalità, rischio di confusione, sfruttamento commerciale, danno reputazionale e integrità dell’opera. In particolare, proprio come nel caso di Paddington, per i personaggi destinati ai minori. Qui gli attori sostengono che la parodia travalichi il perimetro lecito alterando identità e valori del personaggio.
Possibili esiti e impatto sull’industria
Gli scenari vanno da un accordo extragiudiziale che porterebbe a una rimozione dei video e a un consistente assegno ma anche a una sentenza che definisca nuovi paletti su personaggi e parodie. Qualunque esito farà giurisprudenza informale per produttori, streamer e creator: se prevale la tutela del brand, cresceranno i filtri e le licenze; se vince la lettura ampia della satira, i contenuti “scabrosi” avranno ancora più spazio, e comunque più responsabilità nel dichiarare finalità e target.
In Inghilterra però la parodia non è piaciuta. E ha fatto arrabbiare centinaia di migliaia di persone che hanno vivacemente protestato on line.