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Orietta Berti, Gigi Marzullo e il problema del “dosaggio”. Quando la tv non riesce a regolarsi

Se ieri non c’eri, o non ti calcolavano più, oggi sei ovunque. I casi di Marzullo e Berti, ormai ‘dominatori’ dei palinsesti televisivi

Che poi alla fine la questione è sempre e solo una: il dosaggio. La tv ci ha abituato in questi anni ad esplosioni improvvise, personaggi avvolti (o riavvolti) da una popolarità travolgente che, da un momento all’altro, finiscono con l’occupare tutte le caselle disponibili. Da zero a tutto, senza vie di mezzo.

Se ieri non c’eri, o non ti calcolavano più, oggi sei ovunque. Gli esempi spendibili sono innumerevoli per una lista che va, via via, costantemente ad allungarsi.

Prendete Gigi Marzullo e Orietta Berti. Ci soffermiamo su loro due per un motivo tanto semplice, quanto indicativo. Il merito della ritrovata popolarità e di un graduale abbandono della nicchia va infatti attribuito inequivocabilmente a Fabio Fazio. Il conduttore di Che tempo che fa li volle fissi al tavolo della trasmissione, regalando al giornalista e alla cantante una sorta di ritorno nella mischia.

Oddio, Marzullo in tv c’era, ma era relegato negli orari notturni: Sottovoce, Applausi, Il Cinematografo Milleeunlibro. Offerte destinate “a chi non vuole e non può dormire”, mentre per gli altri il volto di Avellino era qualcosa di evocativo. Perlomeno fino a quando non ha deciso di invadere il daytime e la prima serata, con le sue domande – divenute nel frattempo un libro – e le sue camicie a righe orizzontali passate da tratto distintivo originale a moda quasi ostentata.

Marzullo – che Fazio aveva in un primo tempo rigenerato esaltandone il lato ironico – appare pertanto annacquato. I quesiti scatenano risate ancor prima di essere posti e la riproposizione di sé, solo negli ultimi tempi, si è allargata a Oggi è un altro giorno e a Dedicato.

Con la Berti il fenomeno è ancora più evidente. Orietta va bene su tutto. Da Ora o mai più a Sanremo, passando per Celebrity Masterchef, Domenica In, Il cantante mascherato, Indovina la canzone e, prossimamente, The Voice Senior. E poi interviste, siparietti, interventi da opinionista (vedi Fuori dal coro) e promozione del suo libro.

Simpatica, gentile, ingenua e totalmente imprevedibile, la Berti non interpreta un personaggio, si limita a riproporre se stessa. Il problema, semmai, sta nell’utilizzo che il piccolo schermo fa dell’artista.

A divertire è Orietta che prepara i biscotti, Orietta coi vestiti sgargianti, Orietta che chiama ‘naziskin’ i Maneskin, Orietta che allaga la camera d’albergo a Sanremo, Orietta che, sempre nella città dei fiori, viola il coprifuoco e si fa inseguire dalla Polizia. Aneddoti raccontati una, cinque, dieci, cento volte, fino ad una nausea che, al lungo andare, bussa alla porta.

La Berti funziona e pure i ‘giovani’ la corteggiano. Quindi ecco Fedez e Achille Lauro che la coinvolgono nel tormentone estivo che la trasforma in regina.

Si torna allora al punto di partenza: il dosaggio. Chi avvantaggia questa clamorosa sovraesposizione? E soprattutto, a lungo andare, nel rivedere lo stesso film – seppur da Oscar – non si rischia lo sbadiglio collettivo?

Il fantasma della saturazione è sempre dietro l’angolo. Perché purtroppo in tv vale la solita regola: se qualcuno (o qualcosa) funziona una volta, si finisce col pensare automaticamente che il pubblico lo desideri in eterno. Col risultato di perdere in originalità e spontaneità.