Oh Sit: quando il gioco della sedia in America diventa un game show estivo (foto e video)
In America va in onda Oh Sit, un game show che prende spunto dal gioco della sedia, nel quale i concorrenti devono sfidarsi su un percorso ad ostacoli per poi raggiungere le sedie al centro di una piscina.
Appena ho visto qualche immagine di “Oh Sit!”, ho subito pensato che gli americani quando vogliono sanno inventarsi qualcosa anche dal nulla. Avreste mai pensato di avere a che fare con una versione aggiornata del vecchio gioco della sedia, quello in cui un gruppo di persone gira intorno a delle sedie e quando la musica finisce bisogna sedersi subito prima di essere eliminati? Phil Gurin, creatore del reality “Shark Tank”, c’è riuscito, e dalla scorsa estate il suo programma va in onda su The Cw.
“Oh Sit!”, dicevamo, è una versione moderna del gioco che da bambini abbiamo spesso praticato, che si fonda con l’adrenalina di programmi come “Wipeout” o il più classico “Giochi senza frontiere”. Anche in questo caso ci sono delle sedie su cui sedersi, ma per raggiungerle i concorrenti dovranno affrontare una serie di ostacoli che li sfinirà.
Il programma parte con venti pretendenti al premio finale. Cinque i round previsti, durante i quali una band (più un ospite musicale diverso a puntata) intona una canzone. L’arena nella squale si svolge il tutto è una piscina circolare, nella quale sono stati collocati due cerchi: il primo è pieno di ostacoli come vasche d’acqua fredda, rulli, zone scivolose e ponti. Il secondo è invece quello su cui si trovano le ambite sedie.
Al via della band i concorrenti devono iniziare a percorrere il primo cerchio. Alla fine di ogni ostacolo c’è una linea verde che, come in un videogioco, segnala il completamento dell’ostacolo per ogni concorrente. Una volta superata la difficoltà, nel montepremi del singolo partecipante viene caricata una somma in denaro, a seconda dell’ostacolo raggiunto. I concorrenti, dunque, devono essere veloci e compiere il giro del primo cerchio più volte possibili per poter ottenere più soldi.
Quando la band smette di suonare (cosa che succede all’improvviso, senza aspettare la fine della canzone), ecco che i venti devono raggiungere la piattaforma con le sedie che, ovviamente, nel primo round sono solo dieci. Per farlo devono utilizzare dei “ponti” tra il primo cerchio e la piattaforma, non sempre facili da attraversare. Se a questo si aggiunge la fatica della corsa appena compiuta, il rush finale diventa molto complicato.
Solo quando i primi dieci si saranno seduti sulle sedie, il round finisce. Inizia così la conta del denaro accumulato durante il round, a cui si aggiunge una cifra assegnata in precedenza a ciascuna sedia, e di cui i concorrenti sono all’oscuro. Chi ha quindi guadagnato poco nella corsa ad ostacoli, potrebbe rifarsi sedendosi su una sedia dal valore alto.
Si prosegue così, fino a quando i tre finalisti non si sfideranno per raggiungere una sola sedia. A quel punto, chi si siederà, si porterà a casa la somma che ha accumulato durante la puntata. Il tutto è commentato da due conduttori e da alcuni inviati “sul campo”, che commentano con i concorrenti la gara appena conclusa.
“Oh Sit!” è un game show semplice, facile da capire ma che richiede un budget tale da permettere la costruzione di una scenografia impegnativa e che possa essere sostituita con nuovi ostacoli a seconda dei round da affrontare. Un impegno economico non indifferente, che non sta regalando a The Cw ascolti importanti, considerato che la seconda stagione, in onda durante queste settimane, non arriva neanche al milione di telespettatori.
Ad ogni modo, un format come questo, che richiama fortemente la voglia di muoversi, divertirsi e di bagnarsi, è perfetto per il periodo estivo. Sarebbe bello, almeno secondo noi, vederne una versione italiana, proprio in estate. Come a dire: se proprio non riusciamo a riportare in tv “Giochi senza Frontiere”, ci accontentiamo.






