Non mi lasciare, Vittoria Puccini: “Serie coraggiosa, difficile da girare. E’ una favola nera”

L’attrice veste i panni di Elena Zonin, vice questore che torna a Venezia per indagare su dei casi legati all’abuso di minori ed all’adescamento online

Un titolo che si allontana dai soliti polizieschi e che, piuttosto, sembra fare riferimento ad una vera e propria richiesta d’aiuto: è la prima cosa di cui abbiamo voluto parlare con Vittoria Puccini, protagonista da lunedì 10 gennaio 2022, su Raiuno, di Non mi lasciare. Una miniserie in otto episodi (e quattro prime serate) che la vedrà protagonista nei panni di Elena Zonin, vicequestore che da Roma torna nella sua Venezia, città che l’ha vista crescere, per indagare su un caso che è convinta abbia a che fare con altri casi su cui lavora da tempo, tutti legati a dei minorenni vittime di abusi tramite il web.

“Il titolo è legato moltissimo al mio personaggio, ma non posso dirvi troppo perché vi fare degli spoiler su dei misteri che Elena nasconde e che saranno svelati solo alla fine”, ci ha anticipato l’attrice. “Però sicuramente è un titolo che racconta una richiesta d’aiuto ed una particolare tematica. E’ un crime, c’è tensione, suspense ed azione, ma ci sono anche i sentimenti, la psicologia, la sensibilità ed i legami tra i personaggi ed il loro passato”.

Non mi lasciare ha due primati: non solo è la prima serie tv italiana ad essere stata quasi interamente girata a Venezia, ma è anche la prima ad occuparsi nella sua linea gialla principale del tema dei crimini online e degli abusi sui minori. Anche per questo, ci ha spiegato Puccini, il lavoro sui personaggi, da parte degli attori, non è stato semplice:

“Siamo stati seguiti ed aiutati tantissimo dalla Polizia Postale, che segue questo tipo di indagini. E’ stato duro: lo è nella vita reale di chi fa questo lavoro, sono dei veri eroi. Hanno a che fare tutti i giorni con delle realtà che non vorresti vedere… Noi abbiamo cercato di raccontarlo in modo realistico, tenendo conto dell’attualità del tema, che ci riguarda tutti. La Rai è stata coraggiosa a volerlo raccontare, chiaramente in una forma di racconto che prende le forme di una favola nera, affinché possa essere fruito da pubblico di Raiuno e della tv generalista. Non c’è morbosità, ma c’è una storia forte, particolarmente avvincente, che spero possa conquistare il telespettatori”.

Ma che cos’ha Elena Zonin in più rispetto alle altre donne che Vittoria Puccini ha interpretato?

“Devo dire che sempre di più la televisione racconta donne nella loro complessità, non solo eroine. Non si ha più paura di scavare nelle zone d’ombra, nelle fragilità, nelle paure ed insicurezze dei personaggi: da interprete è la cosa che mi affascina di più, ma anche da spettatrice, perché mi fa empatizzare con il personaggio. Nessuno di noi è perfetto: ognuno di noi ha a che fare con le paure… Un poliziotto non è un cavaliere senza macchia! L’importante è riuscire a guardare in faccia le paure, vincerle e non farsi immobilizzare dalle proprie fragilità. Elena è così, ed è un personaggio che ho amato tantissimo perché è estremamente empatico, riesce a leggere le persone, sa capire cosa hanno dietro, perché compiono determinate scelte. Questa serie parla di vittime che sono minorenni, a volte -non sempre- i carnefici sono stati vittime a loro volta. La capacità di Elena di vedere il passato di un possibile colpevole e capire perché è diventato in quel modo permette alle persone di aprirsi e di procedere con le indagini”.

Non mi lasciare, insomma, ci ricorda che il web come lo conosciamo è solo la punta di un iceberg, nelle cui profondità si nascondono numerose insidie. Inevitabile, quindi, che lavorare a questa serie abbia portato maggiore consapevolezza di tutto ciò. “Assolutamente, non sapevo potessero esserci questi rischi di adescamento”, chiude Puccini. “Bisogna fare attenzione ai messaggi che provengono da fonti che non sono riconducibili a nessuno. E’ un problema che va affrontato e che va spiegato ai ragazzi: per loro, oggi, il web è una risorsa importantissima, che apre delle possibilità conoscitive meravigliose che noi non avevamo, ma che va saputo usare”.