Morbo K, la nuova miniserie Rai con Giacomo Giorgio e Vincenzo Ferrera: trama, cast e data di uscita
Giorgio e Ferrera sono i protagonisti della nuova miniserie Rai Morbo K, in onda in occasione della Giornata della Memoria.
Su Rai 1 è in arrivo Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero, in programma per il 27 e 28 gennaio 2026, in occasione della Giornata della Memoria. La nuova miniserie Rai racconta la vera storia di alcuni medici che inventarono una malattia fittizia per salvare ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonisti Giacomo Giorgio e Vincenzo Ferrera.
La trama della nuova miniserie Rai
Kappler, capo delle SS di stanza a Roma, minaccia la comunità ebraica chiedendo un tributo in oro: cinquanta chili per non essere deportati. Un ricatto mostruoso che alcuni già sospettano sia un imbroglio. Tra questi il professor Prati, direttore dell’ospedale Fatebenefratelli, che intuisce le vere intenzioni del colonnello tedesco e riesce a trasferire alcune famiglie ebree in un reparto speciale, salvandole di fatto da un atroce destino. Per evitare che i nazisti raggiungano l’Isola Tiberina, il medico ha la brillante idea di inventare un virus altamente contagioso che si sta diffondendo rapidamente: è il letale Morbo K, chiunque mostri i sintomi deve essere isolato per evitare l’epidemia. Lo stratagemma per il momento sembra sufficiente a tenere gli ebrei al sicuro all’interno dell’isola e i nazisti a distanza… Tra le famiglie ebree care al direttore, c’è anche quella di Silvia Calò, una giovane dal grande talento artistico.

Silvia si innamora quasi subito di Pietro Prestifilippo, il giovane assistente di Prati, sentimento ricambiato nonostante lui sia promesso sposo a un’altra ragazza per volere familiare. La morsa sui romani del ghetto si stringe sempre di più, la vita di Pietro e Silvia è legata a un filo, quello della Resistenza, mentre Prati e gli ebrei ricoverati nel reparto K devono trovare una via di fuga. E’ il 16 ottobre del 1943, i cinquanta chili d’oro sono già nella casse dei nazisti ma Kappler ordina lo stesso il rastrellamento degli ebrei del ghetto contravvenendo così alla parola data. I soldati tedeschi riescono a caricare 1.259 persone della comunità sui treni destinati ai lager e su un treno c’è anche la famiglia Calò. Il destino di Silvia, Pietro e del professor Prati si consumerà nelle ultime drammatiche ore prima che quel treno lasci Roma.
Le parole del regista
“Fin dall’inizio Il primo obiettivo del regista è stato quello di unire i reparti di fotografia, costumi e scenografia in un lavoro maniacale e simbiotico che potesse restituire sullo schermo una compattezza visiva poco comune nel panorama delle serie. Da subito, e sempre in accordo con i vari reparti, è stata scelta una tavola cromatica, rispettata in ogni minimo dettaglio, che ha permesso alla messa in scena di questa storia, così coinvolgente, di essere sempre credibile. Con le stesse premesse c’era la volontà di non creare mai distanza con lo spettatore che a volte si rischia di generare con le serie in costume.Più in dettaglio l’idea è stata quella di costruire un grande classico moderno con movimenti di macchina eleganti, chiari, lineari, ma nello stesso tempo non didascalici, che lasciassero la possibilità allo spettatore di immaginare, a volte, cosa avvenisse fuori campo. Nelle scene più concitate non si è negato un uso consapevole della macchina a mano che non è stato mai virtuosistico ma sempre al servizio della storia.Anche la scelta del cast è stata lunga, elaborata e meticolosa. Dando per scontato che la missione era quella di trovare i migliori attori possibili, per ogni ruolo, anche il più piccolo, si è cercato un volto e un carattere lontano da un immaginario comune e banale. Stesso discorso vale per le location e per l’atmosfera di base che si voleva creare: un senso costante di paura, oppressione, un senso di pericolo sempre immanente tipico degli anni della guerra e dell’occupazione, rischiarato a tratti dall’irriducibile voglia di sopravvivere dell’animo umano”.