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Mike Bongiorno, l’uomo che ha insegnato agli italiani come stare davanti alla tv

Mike Bongiorno avrebbe compiuto 102 anni. Ancora oggi la sua dialettica televisiva è un riferimento per pubblico e addetti ai lavori. Il compianto conduttore ha scritto e fornito la grammatica del piccolo schermo.

26 Maggio 2026 14:51

Mike Bongiorno avrebbe compiuto oggi 102 anni. Un uomo che ha fatto la storia della televisione, di questo il tempo gliene renderà merito, ma attualmente non è opportuno focalizzarci soltanto sul ricordo di un’icona. Bongiorno è un simbolo, sempre lo sarà, ma è diventato – ancor più dopo la sua dipartita – un riferimento. L’uomo, insieme a Baudo e altri capostipiti, che ha acceso la televisione nella quotidianità degli italiani (da Arrivi e partenze, fino a Lascia o Raddoppia, senza dimenticare Sanremo e La Ruota della Fortuna) è riuscito anche a veicolare, con la sua capacità cristallina e una chiarezza indiscutibile, la grammatica dello spazio televisivo.

Il conduttore tv non è un semplice traghettatore, come afferma la parola, è il collegamento diretto fra i pensieri del pubblico e le necessità del contenitore che, in quel momento, rappresenta. Saper tenere le fila, animando quello che a tutti gli effetti è un racconto nazional popolare, è una “missione” che va portata a termine in maniera sempre diversa conservando però la sobrietà e la lucidità tale per avere tutto sotto controllo. Anche quando, effettivamente, non è così.

Mike Bongiorno e la grammatica televisiva

È sufficiente ricordare le parole di Bongiorno subito dopo lo scoppio del caso e caos Tenco a Sanremo: “Mi è caduto il mondo addosso, ma dovevo andare avanti”. Queste affermazioni lo fecero diventare, immediatamente dopo la morte del cantante, un bersaglio mediatico. Il presentatore, però, tenne botta dimostrando che quando si entra in quella scatola magica chiamata piccolo schermo ogni tensione o sorriso si amplifica. E la cassa di risonanza occorre gestirla con equilibrio per diffondere, a livello nazionale e internazionale, le sensazioni giuste senza scivolare nell’eccesso. In un senso o nell’altro.

Mike Bongiorno avrebbe compiuto 102 anni
Mike Bongiorno avrebbe compiuto 102 anni (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Vale per le situazioni drammatiche, come l’affaire Tenco, e per le situazioni più triviali. Bongiorno ha fatto delle gaffe un valore aggiunto perchè, come scrive Umberto Eco nel suo libro Fenomenologia di Mike Bongiorno, subito dopo un errore il conduttore ride e cavalca l’ironia ma rientra immediatamente nei ranghi portando a termine la diretta. Il tono cambia immediatamente agevolando diversi registri fino a creare quella che oggi sarebbe definita armonia televisiva.

La centralità del conduttore

Bongiorno, l’altro come lui era Baudo, ha saputo organizzare lo spazio televisivo dispensando regole e accortezze dalla gestione dello studio alla selezione delle inquadrature. Una sorta di tuttofare che ha gettato le basi per il racconto televisivo del futuro. Ancora oggi ci si orienta su determinati confini, che non vanno mai superati, perché la grammatica televisiva cambia ma la sintassi deve essere chiara per tutti. Mike Bongiorno l’ha spiegata in maniera diretta, composta e garbata.

Mike Bongiorno è un pezzo di storia della televisione italiana
Mike Bongiorno è un pezzo di storia della televisione italiana (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Al punto che, se ancora oggi la Ruota gira, oppure i pacchi vengono cambiati al raddoppio e Sanremo resta Sanremo, il merito è sempre di un pioniere arrivato dall’America che ha saputo portare innovazione mediatica conservando la capacità di aggiornarsi. Ecco perché dopo 102 anni non ha più senso, soltanto, ricordare Mike Bongiorno. La dialettica televisiva di Bongiorno non è solo un ricordo: diventa fatto compiuto ogni volta che accendiamo il piccolo schermo.

Uno spettatore tra gli spettatori

Dal saluto iniziale, il suo era Allegria, alla linea successiva per un nuovo programma che comincia. La tv non si spegne mai proprio perché la forza primaria sono le figure di conduzione che devono essere capaci di diventare “spettatori tra il pubblico”. Raccontare il mondo che cambia come se dall’altra parte, a guardare ogni cosa, ci fossero anche loro. Senza sforare, possibilmente. Mike Bongiorno lo ha detto e lo ha fatto fino all’ultimo. In un ciclo di “arrivi e partenze” – non a caso – che non finisce mai. È la vita che passa anche davanti alla tv.