Michelle Impossible: va bene l’autocelebrazione, ma un one-woman-show è un’altra cosa

Michelle Impossible è la celebrazione della carriera e della vita privata della Hunziker. Troppo poco per essere definito one-woman-show.

“Non sarà una celebrazione…”.

E invece sì.

Sostanzialmente, lo è stata.

Non che ci sia nulla di male in uno show autoreferenziale o che ci sia qualcosa di tremendamente sbagliato nel celebrare la propria carriera e i risultati raggiunti nella propria vita ma si sono rivelati sufficienti i primissimi minuti di questa prima puntata di Michelle Impossible per smentire la sopraccitata dichiarazione che Michelle Hunziker ha concesso a Tv Sorrisi e Canzoni.

La prima serata di Michelle Impossible è stata uno show con il quale il pubblico di Canale 5 ha rimemorato i capitoli più rilevanti della vita professionale e privata della conduttrice e showgirl svizzera, dal celebre manifesto pubblicitario di Roberta fino ad arrivare alla storia d’amore con Eros Ramazzotti, passando anche per gli “scheletri nell’armadio”, come un tentativo non andato a buon fine di sfondare come popstar o il celebre film cult-trash Alex l’Ariete.

Va bene l’autocelebrazione, ma un one-woman-show, detto francamente, rimane un’altra cosa.

Michelle Impossible: la prima puntata

Michelle Impossible si è presentato al pubblico con un’esplosione di retorica, con le immagini del primissimo provino di Michelle Hunziker sostenuto a Mediaset e una frase banalmente motivazionale degna di un campione olimpico fresco di medaglia (“Fate attenzione a ciò che desiderate anche quello che sembra impossibile potrebbe avverarsi”).

Va bene l’autocelebrazione, come scritto in precedenza, ma una serata intera caratterizzata da ampollosità e alterigia non sarebbe stata propriamente il massimo (e fortunatamente non è stato così).

L’inizio, però, come già anticipato, non è stato dei migliori, partendo anche dalla non-ospitata di Maria De Filippi che ha preso in mano il timone dello show, raccontando la storia personale di Michelle Hunziker e relegandola ad ospite nel suo stesso programma.

Qui, è da sottolineare un corto circuito che si è generato tra gli ultimi varietà trasmessi da Canale 5: il blocco con Maria De Filippi, infatti, ha ricordato sia Felicissima Sera di Pio e Amedeo (con la De Filippi che fece la medesima cosa) e D’Iva di Iva Zanicchi (con Silvia Toffanin al posto della De Filippi), stimolando, nel telespettatore, l’idea controproducente che Canale 5 produca varietà tutti uguali, fatti con lo stampino, con le medesime idee e trovate autoriali.

La reunion con Eros Ramazzotti ha puntualmente titillato i fan imperituri della coppia nonché i fermi sostenitori della ship (con tanto di bacetto sulla bocca) ma si è rivelata un ottimo coup de théâtre, seppur la presenza del cantante romano era già stata annunciata nel promo.

L’autoreferenzialità è diventata nettamente più digeribile grazie al cast comico fisso dello show, azzeccatissimo.

La Gialappa’s Band ha dimostrato di essere ancora in gran forma: il commento del film Alex l’Ariete, ad esempio, avrebbe potuto andare avanti per mezz’ora, senza annoiare.

Il medesimo discorso vale per il Mago Forest, di cui lo stile comico è tutt’altro che inattuale.

Michela Giraud non è più una promessa: la comica romana ha gestito il proprio spazio con uno sketch scritto bene, seppur l’idea della presa in giro del monologo dolente femminile, che va tanto di moda in tv, non fosse del tutto inedita.

Lo stesso discorso vale per Katia Follesa, una conferma.

Il resto è stato tutto un riempitivo o quasi (Ilary Blasi, Serena Autieri, Aurora Ramazzotti, Cabaret, Le Sorelle Marimaldi) dal quale si è salvato un Gerry Scotti in versione Fred Buscaglione in gran spolvero.

Alla fine, la sensazione è che Michelle Hunziker dia il meglio di sé più come spalla che come protagonista assoluta/padrona di casa.

Quando, però, asseriamo che l’one-woman-show è un’altra cosa, non ci riferiamo unicamente al fatto che quella che dovrebbe essere la protagonista di uno show dia il meglio di sé, defilandosi.

Prendiamo Fiorello (paragone, un filino impegnativo…): lo showman siciliano, nei suoi one-man-show, si metteva al servizio dello show e non viceversa.

La differenza è solo qui.

Quindi, va bene l’autocelebrazione, come scritto già una dozzina di volte, ora, però, Michelle Hunziker deve mettersi in gioco con un reale one-woman-show.

Di cose buone, alla fine, ce ne sono state…