Mi manda Raitre, la “rivoluzione Ruffo”: più inchiesta e più tempo per raccontare le storie. Così il programma rinasce

Mi manda Raitre è tornato in onda con novità contenutistiche e grafiche. La nostra recensione del primo appuntamento di questa nuova edizione

È un cambio importante quello che vive in questa stagione Mi manda Raitre, che cambia collocazione, rimanendo nel daytime di Rai 3, ma spostandosi nel fine settimana, con due appuntamenti dalla durata maggiore rispetto all’ora di trasmissione a cui i telespettatori erano abituati nelle precedenti edizioni. Questo cambiamento ne comporta anche altri, come la ridefinizione contenutistica e d’impostazione del programma stesso, oltre che della conduzione, rimasta nelle mani del solo Federico Ruffo, che nella scorsa edizione aveva invece fatto coppia con Lidia Galeazzo.

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La nuova scenografia e il nuovo studio di Mi manda Raitre

Mi manda Raitre torna ad arricchirsi con le inchieste sul campo – la prima, quella mandata in onda oggi all’esordio, dedicata alla sanità molisana e realizzata in prima persona da Ruffo – e acquista così una dimensione narrativa più ampia da quella che aveva assunto soprattutto nell’ultima edizione. Il racconto è arricchito dalle immagini, dal lavoro di verifica diretta dei luoghi e delle persone coinvolte: la scuola di Report e Presa diretta è tutta riscontrabile nel buon lavoro svolto sul campo da Federico Ruffo, che forse pecca solo un po’ in vanità in certe inquadrature non necessarie.

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Inquadratura eccessivamente leziosa  all’interno dell’inchiesta di Mi manda Raitre

In studio per lo spazio dedicato alla sanità è presente Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, mentre è in collegamento il presidente della Regione Molise Donato Toma, da poco più di un mese divenuto commissario della sanità locale, che ha accettato l’invito del programma, a differenza del Ministero della Salute, che viene quindi appeso tramite una foglia all’albero degli zecchini. Avete letto bene, l’albero degli zecchini: quest’anno, infatti, Mi manda Raitre, com’era stato già anticipato da qualche scatto social, utilizza la storia di Pinocchio per raccontare, come dice Ruffo in apertura, “l’Italia che spesso somigli al Paese dei balocchi”.

Un accostamento interessante, forse anche audace, che di sicuro può risultare indigeribile se questa metafora viene utilizzata per mettere su un albero coloro che rifiutano di partecipare al programma, creando una sorta di lavagna con i nomi dei “cattivi”- anche se Ruffo ci tiene a precisare che “non vogliamo giudicare, ognuno ha le sue motivazioni”.

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L’albero degli zecchini è stato creato per appendervi come foglie coloro che rifiutano l’invito a partecipare al programma

Tolta questa parentesi, Mi manda Raitre continua a fare quello che ha sempre fatto, dando voce alle storie dei cittadini che si rivolgono al programma, come la mamma di Leonardo, che chiede aiuto per poter spostare suo figlio, un bambino che soffre di una malattia che lo rende estremamente vulnerabile a qualsiasi colpo che subisce, che può costargli una frattura, da un asilo statale a uno comunale, dove però le graduatorie per accedervi sono diverse.

Mi manda Raitre: inchiesta e storie dei cittadini, ma non solo…

In proporzione nella nuova Mi manda Raitre l’inchiesta e l’approfondimento di attualità, piuttosto sganciato dalle denunce dei telespettatori, ha il predominio sugli altri spazi, che pure sono presenti. Infatti, oltre alla storia di Leonardo, introdotta da una clip e poi raccontata in studio, prima in un breve faccia a faccia fra Federico Ruffo e la mamma del bambino, poi con degli esperti, negli ottanta minuti di trasmissione ci sono almeno altri due blocchi: Fatto così, che vede coinvolta anche Lucia Loffredo e che spiega come sono fatti oggetti comuni di vita quotidiana (ricorda un po’ lo storico Com’è fatto in onda alcuni anni fa su Real Time), e uno spazio dedicato ai bonus (già visto, sempre con Gianluca Timpone, al debutto di Agorà extra).

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Spazio dedicato ai bonus all’interno della prima puntata di Mi manda Raitre

Mi manda Raitre assume così un respiro più ampio, che, favorito anche dalla nuova cornice scenografica e dal nuovo studio (trasferimento nello studio 4 di Saxa Rubra), dà nuova linfa al programma e a un marchio, che, raggiunti i trent’anni, pareva essere andato un po’ in affanno. La “rivoluzione Ruffo” è appena iniziata e promette bene.

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