Il metodo Iene, lo scoop sul giudice Sarpietro e alcune domande sul come si fanno le interviste

Le interviste vanno sempre concordate o il metodo Iene è legittimo? Lo scoop sul giudice Sarpietro fa sorgere qualche domanda…

Recentemente si è tornato a parlare (soprattutto tra gli addetti ai lavori) del cosiddetto metodo Iene. Lo si è fatto dopo la condanna Luigi Pelazza, inviato del programma di Italia 1, condannato a due mesi di carcere per il reato di violenza privata nei confronti di Guia Soncini (la vicenda risale al 2015).

Ieri, mentre era in onda la prima puntata del 2021 (segnata dal debutto di Aurora Ramazzotti), l’account Twitter de Le Iene ha affrontato la questione in maniera sarcastica e probabilmente un po’ criptica (a leggere i commenti sembra, infatti, che non tutti abbiano colto il punto).

Le interviste vanno sempre concordate, come vorrebbero insegnarci Aldo Grasso e Mattia Feltri? Se becchi il giudice del caso della nave Gregoretti, in un ristorante che doveva essere chiuso perché in zona arancione, prendi appuntamento? 🤣 #metodoiene

Il riferimento è agli articoli che il critico televisivo de Il Corriere della Sera e il direttore di Huffington Post hanno firmato nei giorni scorsi, proprio per commentare la condanna di Pelazza. Articoli nei quali si condanna il metodo Iene facendo notare che “le interviste si chiedono e si concedono, non si pretendono e non si subiscono” (Feltri su La stampa del 3 febbraio) e che “le interviste devono aver il consenso dell’intervistato, le interviste sono informazione, non sono una rapina” (Grasso sul Corsera del 5 febbraio).

Un’idea di giornalismo, espressa da due big della carta stampata, che rifiuta l’imboscata ossia quella pratica che la cultura giornalistica anglosassone chiama ambushing. E che, in verità, riempie – a gradazioni differenti – la televisione italiana, da Striscia la notizia ai talk di prima serata (incluso Piazzapulita, che in termini di qualità di giornalismo eccelle), mai stanchi di proporre nei servizi realizzati dagli inviati gli inseguimenti dei politici o del ‘cattivo’ di turno.

Un’idea, quella di Feltri e Grasso, che rischia di scontrarsi con la realtà delle cose. Ed è un po’ questo – ci pare – il senso del tweet del programma di Davide Parenti.

Mettendo in pratica il concetto teorico rivendicato e orgogliosamente difeso da Feltri e Grasso, si sarebbe potuto realizzare lo scoop sul giudice Nunzio Sarpietro beccato da Filippo Roma a pranzare a Roma in un ristorante che sarebbe dovuto essere, come previsto dal Dpcm per le zone arancioni, inaccessibile al pubblico? Ossia, l’opinione pubblica sarebbe comunque venuta a conoscenza di quella che è oggettivamente una notizia (di cui si sono occupati ovviamente anche Il Corriere della Sera e Huffington Post)? O forse l’inviato de Le Iene si sarebbe dovuto occupare del caso soltanto se il giudice si fosse reso disponibile a rilasciare l’intervista e non, come invece accaduto, dopo averlo inseguito per le vie della Capitale?

Interrogativi che a noi paiono senza una risposta netta e definitiva. E che restano in piedi a prescindere dal giudizio sulla trasmissione di Italia 1 che nella sua lunga storia ha avuto tanti meriti, ma anche alcuni demeriti. E che è stata criticata di recente anche perché alcuni inviati hanno contattato il figlio minorenne del leader del partito Azione, Carlo Calenda, chiedendo la sua complicità per organizzare uno scherzo al papà. Ma questo, come detto, è un altro discorso.

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