Meraviglie resta il landmark del genere, tra l’affabulazione di Alberto Angela e la magia del dronista

Le Meraviglie di Alberto Angela, un racconto meno emotional nella costruzione, ma sempre coinvolgente nella visione (anche con lo ‘Schumacher dei droni’).

Perché io so io e voi… etc etc“: la celebre battuta de Il Marchese del Grillo appena accennata dalle scale di Palazzo Pfanner a Lucca, che ha fatto da set al film cult con Alberto Sordi, potrebbe essere la sintesi di Meraviglie. Il format dedicato alla Penisola dei Tesori, figlio di Ulisse e nipote di Passaggio a Nord-Ovest, può serenamente portare a termine la battuta, dal momento che marca il punto di riferimento per il genere emo-docu-esplorativo di prima serata sia per scrittura, stile di racconto e modello affabulatorio (proprio) di Alberto Angela, sia per la qualità delle riprese, della post-produzione e della regia.

Che Meraviglie – e tutta la ‘scuola Angela’ – siano da tempo il punto di riferimento lo dimostrano gli stessi competitor: penso a Viaggio nella Grande Bellezza di Canale 5, alle esplorazioni geologiche di Sapiens (che cerca una chiave narrativa diversa, ma che non sembra sfruttare i mezzi visivi a disposizione) e alla new entry Kalipè, al via all’indomani del ritorno di Angela e dal cui promo sembra chiaro il modello prosodico e visivo da cui si è presa ‘ispirazione’.

Al di là dei tentativi di ‘imitazione’ (o più in generale degli altri prodotti di genere), Meraviglie continua ad avere una propria specificità soprattutto sul piano della resa televisiva. Già in precedenza abbiamo evidenziato la forza narrativa ed emozionale delle immagini, ma anche questa volta il programma riesce a suscitare un ‘wow’ nonostante ci sia ancora poco altro da dire sulla qualità delle immagini, delle riprese, delle inquadrature – sempre pensatissime e studiate nel dettaglio, del montaggio e della regia. Questa volta si spinge l’acceleratore sui droni (letteralmente) per avere delle riprese aeree estremamente suggestive, cui siamo ormai abituati dal cinema in CGI. Solo che qui non c’è CGI. La corsa del drone all’interno della Piscina Mirabilis, la ‘cavalcata’ a caccia della Tonnara di Santa Panagia sono due dei momenti più ‘incredibili’ della puntata, in cui la ripresa aerea trova anche la sua dimensione più ‘wild’ dopo aver dato negli anni – e anche in questa prima puntata – prova della sua precisione chirurgica nel seguire il racconto. Viene da dire che la squadra del CPTv di Napoli – con Angela anche in questa produzione – può vantare lo Schumacher del drone, vista la sua capacità di far sognare con le sue corse e senza bisogno di ‘derapate sborone’. Il tutto aiutato anche dalla scelta musicale che ha puntato molto sulla lirica e sulla classica, giusto per rendere ancora più suggestive le immagini.  Il paradosso è che ci si abitua anche a tanta bellezza e così si finisce per trovare addirittura ripetitivo il ricorso al volo radente, utilizzato più volte in ciascun segmento narrativo (inteso come Nord, Centro e Sud). Ma sono problemi di abbondanza: non fa male averne.

Sul fronte narrativo, la capacità affabulatoria di Alberto Angela e la costruzione dei testi – alla ricerca di dettagli solitamente trascurato o di prospettive trasversali – restano un architrave importante del programma, anche se il risultato è meno ‘emotivo’ e più esplorativo ‘in senso stretto’ rispetto ad altre produzioni. Meno emotivo perché non vi si ritrova l’allure da evento tv – che di per sé è già diversamente coinvolgente – e probabilmente anche perché molto vicino a Stanotte a… Napoli che solo tre giorni fa ha saputo appassionare il pubblico in maniera davvero particolare. A nostro avviso c’è anche un altro aspetto, strutturale questa volta, che rende Meraviglie narrativamente meno emotional e sono  gli inserti in costume, le rievocazioni storiche che, per quanto caratteristiche del format, allentano il ritmo e che appaiono sempre più delle zavorre e non delle esaltazioni: quel che Angela riscalda, gli ospiti raffreddano… Unica eccezione la voce fuori campo di Giannini nella presentazione dei luoghi ‘cosiddetti’ minori, con inserti di grande fascino ‘audio-visivo’.

Questa minore ‘emotività’ nel racconto viene però compensata dalle immagini: menzione speciale, come detto e ancora una volta, al dronista, ma un riconoscimento va a tutta la squadra di pre e post-produzione, dalla fotografia al colorist che restituiscono colori sì lavorati ma non innaturali e che, anzi, anzi riescono a portare allo sguardo mediale quasi la purezza e la profondità dell’occhio umano.

Meraviglie – La penisola dei tesori, dunque, si conferma un punto di riferimento, riuscendo a regalare sempre qualcosa in più sul piano visivo. Se avete perso la puntata potete recuperarla su RaiPlay. Noi intanto siamo pronti a conoscere le altre meraviglie d’Italia con Alberto Angela (che, a buon titolo, può completare la battuta del Marchese. E, giustamente, lo sa).

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