Massimo Bernardini a TvBlog: “Tv Talk piace! Il pubblico ha bisogno di rassicurazione”

Le necessità del pubblico, i pro e i contro sul piccolo schermo e su Giletti: “Cerca un modo troppo semplice per cercare consenso”.

Tv Talk riparte su Rai 3 per la nuova stagione e diventa maggiorenne. La diciottesima edizione inizia oggi, sabato 1 ottobre alle 15:20 (eccezionalmente per le prime due puntate). Massimo Bernardini insieme al cast fisso composto da Cinzia Bancone, Silvia Motta e Sebastiano Pucciarelli e al folto numero di analisti che tornerà a popolare lo studio, sono pronti per riprendere le analisi su quanto accade in tv, dibattendo i molti temi in compagnia di ospiti-protagonisti dello spettacolo e le penne del giornalismo.

Noi di TvBlog abbiamo il piacere di intervistare il conduttore, Massimo Bernardini.

Tv Talk diventa maggiorenne, insieme a il Grande Talk si tratta di una storia ultraventennale. Come mai ha lunga vita?

Guarda, comprendo che sia abbastanza stupefacente il fatto che noi comunque siamo usciti la scorsa edizione con una media solida dell’8/9%. Andiamo spesso oltre il milione, milione e 300mila spettatori. Eppure questo è un dato che viene poco raccontato. Secondo me c’è una ragione precisa, oltre il fatto che sono bellissimo evidentemente (ride, ndr) il punto (come spesso ripeto) è il fatto che il nostro paese si racconta attraverso la televisione. Se pensiamo a com’è stata così centrale la politica negli ultimi giorni, o se pensiamo anche alla vita quotidiana (tipo Ilary e Totti) sono due cose completamente diverse ma cosa ci dicono? Che il paese vuole, ama raccontarsi e mettersi in discussione in televisione. E’ anche una malattia. Ad esempio, che la politica sia strettamente dipendente dalla televisione secondo me è una malattia. Però, se l’Istat ci dice ogni che lo strumento fondamentale di scelta nella politica per gli italiani è la televisione cosa vorrà dire? Vuol dire che al paese piace raccontarsi in tv. A tutto questo aggiungo pure la forza del nostro gruppo di lavoro, noi quattro (io, Cinzia Bancone, Silvia Motta e Sebastiano Pucciarelli) lavoriamo insieme da molti anni. C’è una sintonia tra di noi che abbiamo imparato a comunicare ai telespettatori, credo che questo piaccia al nostro pubblico.

Cosa vedremo in questa edizione? 

Grossi mutamenti non ci sono, credo che potremo finalmente riavere più analisti (poco alla volta). Sai, durante la pandemia siamo arrivati a non avere più gli analisti in studio, loro per noi sono molto importanti. In quelle puntate mi son reso conto di quanto mancassero, ed era un problema. Forse sperimenteremo qualche nuovo opinionista. Abbiamo una squadra ormai consolidata, Giorgio Simonelli che è storicamente all’interno del programma, Riccardo Bocca. Ognuno di loro ha un approccio diverso alla tv, la severità di Bocca è un valore aggiunto, non sempre la condividiamo, ma ha la totale libertà di essere pungente, tagliente.

La nuova stagione sicuramente parte con una mole di temi forti dopo questa estate strana.

Direi proprio di sì, si può dire che questa estate ha eventizzato la televisione. Se uno mette insieme la crisi di governo, la campagna elettorale e i funerali della Regina Elisabetta, non credo che nella storia della televisione ci sia stata una simile eventizzazione, una massa di ore di diretta di tutte le reti. E’ stata davvero strana, così come la storia del nostro paese.

E ci ricolleghiamo a ciò che ha detto inizialmente.

Sì esatto!

Il pubblico televisivo, in questo momento, di cosa ha bisogno?

Eh! Bella domanda questa! Credo che abbia bisogno sicuramente di rassicurazione, perché comunque veniamo da un mese molto duro, di confronto. La televisione si accende quando è il luogo del dibattito e del contrasto, ma non può tenere nel tempo questa logica. La televisione la guardiamo nel tempo libero, è la compagnia del riposo e della tranquillità. Deve stimolare certamente, ma non può essere sempre un prendersi a schiaffi continuo. Quando noi stessi costruiamo la scaletta e siamo andati pesanti per un lungo tratto, dobbiamo alleggerire. Fa parte anche della vita, che è già piena di tanti problemi. Stiamo vivendo un periodo talmente drammatico che non puoi nasconderli, però devi accompagnare la vita della gente (e in particolare il servizio pubblico, ha questo compito).

Quali sono i suoi gusti televisivi? Cosa guarda in tv?

Ti faccio degli esempi. Ho osservato con attenzione il nuovo Tg1 di Monica Maggioni, mi intriga il tipo di cambiamenti che lei sta facendo. Mi piace, poi non tutto riesce bene perché in un contenitore quotidiano è difficilissimo, devi bruciare tanto carbone nella locomotiva. Ma mi è piaciuta ad esempio l’idea delle interviste ai leader politici in coda. Ci sono degli inviati formidabili, c’è un’apertura importante all’idea delle storie e mi piace. Poi, su Netflix, sono pazzo di un documentario sulla prima edizione del Festival di Glastonbury (si riferisce a Glastonbury Fire, ndr) ed ho scoperto che è stata firmata da uno dei più grandi documentaristi che è Nicolas Roeg. E’ uno dei tanti documentari su questo festival, però con una mano, un’attenzione su com’era la gente allora. Questo documentario è strepitoso, di qualità. Poi sto aspettando Sopravissuti con Lino Guanciale, ho chiacchierato con lui, me l’ha raccontato e non vedo l’ora sia lunedì (Rai 1, ndr) per incollarmi alla tv. Sono curioso.

Al contrario, chi o cosa non le piace in TV?

(ride, ndr) Dovrei dirti “non te lo dirò mai…”, ma te lo dirò. Devo dire la verità: Massimo Giletti. Mi dispiace perché tutto sommato ho stima di lui, ma non riesco ad accettare certe sue derive. Non ce la faccio. Lui si fa prendere la mano e porta il programma su un terreno così facile, così di pancia, così in cerca di consenso che secondo me lui non se lo merita, perché poi viene da una grande scuola che è quella di Giovanni Minoli (la stessa mia scuola). Vedere questa voglia di giocare facile non mi piace, lui avrebbe anche la capacità di rischiare bene, il coraggio ce l’avrebbe, ma cerca un modo troppo semplice per cercare consenso.

Ho letto un’intervista a Tele Sette dove critica aspramente chi si scaglia sulle novità in tv…

Che si scagliano (in fretta) sulle novità. C’è grande libertà di opinione da chiunque (chi vuole fare a pezzi Tv Talk, fatelo pure a pezzi che tanto la porta è aperta), ma visto che continuiamo a lagnarci che in tv c’è sempre la stessa cosa e che si sperimenta poco, per una volta che provano qualcosa di nuovo, bisogna avere la pazienza di farlo crescere. I grandi programmi italiani (basta guardare la Rai 3 di Guglielmi) hanno trovato dirigenti che gli hanno dato tempo di crescere, di correggersi e togliere le cose sbagliate. Sono convinto che ci voglia una critica e un’opinione pubblica che ti dà una mano su questo. Una volta la critica serviva ai creatori per aiutarla, adesso è una presa a schiaffoni sin da subito, è un errore.

Su Rai 2, appunto, si sta lavorando per risollevarla da stagioni non proprio fortunate. Secondo lei quindi ciò che si sta facendo è tutto giusto?

Lo vedremo, bisogna capire come si armonizza tutta questa novità. Secondo me è encomiabile, nel senso che l’opinione pubblica vedendo un’azienda pubblica che rischia così (anche in termini di risorse) dovrebbe scrivere dei poemi di peana per la Rai. Chi sta facendo in giro una cosa del genere? Nessuno. E’ tutto un riconfermare le stesse cose. Sembra che sto facendo la figura dell’aziendalista, invece no, è un dato obiettivo. 

Sarà uno degli argomenti di Tv Talk?

Per il momento no, ma usando la logica che ti ho detto, anche io aspetterò.

Ringraziamo Massimo Bernardini per aver concesso l’intervista a TvBlog e ricordiamo l’appuntamento con la prima puntata di Tv Talk alle 15:20 su Rai 3.