HomeIntervisteMarco D’Amore in esclusiva a TvBlog: “Gomorra – Le origini avrà una seconda stagione, ci stiamo già lavorando”
Marco D’Amore in esclusiva a TvBlog: “Gomorra – Le origini avrà una seconda stagione, ci stiamo già lavorando”
Marco D’Amore, regista e sceneggiatore, racconta com’è stato lavorare a Gomorra – Le origini e (in esclusiva a TvBlog) rivela che sta già pensando alla seconda stagione della serie.
Marco D’Amore torna sul luogo che lo ha reso celebre al grande pubblico: Secondigliano, Gomorra – La Serie e quel Ciro Di Marzio che – per tutti – è diventato immortale sul serio. Non solo per esigenze di copione, ma anche per una fama sempre crescente che arriva al punto di creare fan urlanti in qualunque parte d’Europa. Infatti D’Amore ha spesso raccontato che, nei suoi DM, gli arrivano messaggi di vario genere in cui chiunque sia pelato con la barba arrivi a ritenersi suo sosia.
Questi sono gli effetti del successo e del talento che apre le porte, ma espone anche a rischi. Motivo per cui, inizialmente, quando gli è stato proposto di dirigere il prequel di Gomorra – La Serie, Marco D’Amore ha declinato. Un no figlio di tante ragioni, la prima è quella relativa a una classificazione eccessiva: non voleva essere associato ulteriormente al proprio passato recente. Nonostante fosse stato glorioso e gratificante.
Una nuova esigenza di racconto
Appena ha avuto la certezza, da Sky e Cattleya, che avrebbe potuto da regista prendere un’altra direzione, ha accettato senza esitazione. D’Amore voleva e vuole raccontare Gomorra alla sua maniera, senza tradirne i valori ma con tante altre sfumature che ne fanno un prodotto unico e addirittura inimitabile. Quello che D’Amore è riuscito a creare con Gomorra – Le origini non esiste altrove: un racconto accurato del passato, a tinte chiaro scure, dei criminali nella loro purezza. Diamanti grezzi che, con il tempo e la sofferenza, diventano acerbi.
Nella foto Marco D’Amore, Luca Lubrano, Antonio De Luca, Mattia Cozzolino, Antonio Incalza e Junior Rodriguez (scatto di Marco Ghidelli, per gentile concessione dell’ufficio stampa Sky) – TvBlog
Una cartina tornasole del malaffare che tratteggia anche l’evoluzione delle coscienze in un’Italia con vista su Secondigliano attanagliata dalla fame e dalla voglia di riscatto. A qualunque costo. Gomorra – Le origini è un trattato socialeplasmato a serie tv e il regista e sceneggiatore, Marco D’Amore – che ha lavorato in collaborazione con Francesco Ghiaccio – ha raccontato in esclusiva a TvBlog com’è stato realizzare un progetto tanto ambizioso quanto rischioso in termini di aspettative.
Prospettiva diversa, stessi valori
Gomorra – La Serie è un titolo “sacro” per gli affezionati che il regista partenopeo ha saputo rinnovare ulteriormente partendo da un passato che non è poi così remoto, facendolo risultare persino profondamente attuale in determinate dinamiche comportamentali. Il futuro di Gomorra – Le origini è ancora da scrivere, a partire da un secondo capitolo che – assicura il regista – è già in lavorazione.
Gomorra – Le origini riparte da quello che è stato (e resta) un titolo cult di Sky e Cattleya, l’aspetto fondamentale (come ha detto in conferenza stampa) è stato poter lavorare con un gruppo di attori completamente rinnovato. Ci racconta com’è stato il “laboratorio teatrale” che ha messo in piedi prima di arrivare sul set?
“Noi abbiamo cominciato a girare a gennaio scorso, il periodo precedente al girato erano le vacanze di Natale: in questo frangente, con un nutrito gruppo di attori e attrici (quelli che poi formavano il cast principale della serie), ho affittato uno spazio teatrale a Caserta e ho costruito per loro un laboratorio che fungesse insieme sia da sintonizzatore – cioè metterci tutti insieme sulla stessa frequenza, cominciare a parlare insieme di che cosa sarebbe stato il set – sia preparatorio al lavoro specifico che avremmo fatto insieme. Questo, secondo me, è un lavoro che si fa poco al cinema e che pertiene sostanzialmente al teatro. Invece è necessario farlo anche per i progetti cinematografico televisivi, soprattutto quando hai a che fare con dei giovanissimi o degli emergenti. Qualcuno che non ha mai costruito un personaggio prima d’ora deve andare ad aprire delle dinamiche: bisogna ragionare su alcune scene, provare alcuni dialoghi. In questo modo gli interpreti sono arrivati preparati sul set e si sono “dimenticati” delle preoccupazioni legate alla pratica, essendo più liberi e più creativi in fase realizzativa”.
“Abbiamo lavorato sulla costruzione di personaggi nuovi senza guardare troppo al passato”
Il collegamento tra giovani e adulti, per quanto riguarda i personaggi chiave, passa anche da una serie di atteggiamenti espressivi che rivediamo in Tullia Venezia e Fabiola Balestriere specialmente: il cast originario ha incontrato la propria versione young anche prima dei lanci promozionali?
“Noi, in quel laboratorio di cui ti ho parlato prima, abbiamo dedicato anche un tempo allo studio dei personaggi che ci hanno preceduto. Io non ho fatto incontrare il cast originale ai ragazzi per non mettere loro pressione durante la preparazione. Quello che ho chiesto soprattutto a Luca che interpreta Pietro (Luca Lubrano ndr), a Tullia che interpreta Imma (Tullia Venezia ndr) e Fabiola che interpreta Chanel (Fabiola Balestriere) è di cercare insieme dei piccoli particolari che potessero ricordare i personaggi originari senza, però, scimmiottarne i comportamenti e senza farne una copia. Il lavoro che veniva chiesto loro era poi di costruire dei personaggi che avessero qualcosa dei personaggi già raccontati con il fine di muoversi in un’altra direzione, perché noi raccontiamo le due sponde dei caratteri presenti”.
Come cambia la violenza scenica
Veniamo al suo approccio alla regia: in Gomorra – Le origini esiste una violenza efferata che, però, lavora per sottrazione. Dal punto di vista costruttivo, le scene più cruente sembrano alimentarsi più con il pathos che con la forza: è una scelta voluta per distaccarsi dai capitoli inziali della serie oppure c’è una mira ben precisa che porta a un altro tipo di sviluppo tensivo?
“Si tratta di una scelta precisa e consapevole che risiede, sostanzialmente, in due princìpi: il primo è strettamente legato al linguaggio, ovvero la prima scena di Gomorra – La Serie parte con me che do fuoco a un appartamento con dentro due persone tra cui una anziana. Quello ti fa immediatamente capire che la violenza è la grammatica. Non si scappa da quel tipo di racconto perché i personaggi conoscono quella violenza e la adoperano come linguaggio, cioè come mezzo con cui esprimersi. Il punto di vista di questo prequel, invece, quello privilegiato, è sostanzialmente di ragazzini che non si sono ancora imbattuti nella violenza. A me interessava molto di più raccontarla come sponda, vederla nei loro occhi piuttosto che metterla in scena. Nella prima puntata ci sono una serie di omicidi che sono vissuti attraverso Pietro, ma lo spettatore non li vede. Li vive con lui perchè deve sentire piuttosto che vedere cosa significa quella violenza rispetto al personaggio. Questo ha a che vedere con un principio narrativo consolidato nella tragedia greca: i greci dicono oskenè, cioè fuori scena, i grandi atti tragici che avvengono sono sempre commentati dal coro che sta fuori dal palazzo e le efferatezze avvengono all’interno. Senza mostrare mai l’atto violento. Viene vissuto di rimando attraverso chi ne sente gli echi e ne vive il dolore”.
“O paisano? Un mix tra Joker e Salvatore Conte”
Il personaggio di Flavio Furno, come si è letto spesso su organi di stampa, è stato accostato alla figura di Raffaele Cutolo. La caratterizzazione, tuttavia, è completamente diversa: questo mix tra Joker (per lo sguardo folle) e Salvatore Conte (per la dialettica che usa) è maturato nel corso delle scene o è stato costruito volutamente in questo modo?
“Il riferimento che hai citato è il primo che ho fornito ai miei collaboratori, innanzitutto rispetto alle luci che dovevano rispecchiare il mondo carcerario e poi a Flavio che ha lavorato con noi 5 giorni in un’unica location per ottimizzare i tempi. Lui è stato bravissimo a fare un mix di tutte le cose che hai detto: cioè fare un ibrido fra un personaggio realmente accaduto e farsi solleticare, al tempo stesso, da quest’immagine diametralmente opposta che arriva dalla fantasia. Quello che ci interessava raccontare è questa voce che arriva da lontano e diventa corpo nello svilupparsi della serie. Diventa carne, diventa fatti. Lo scopriremo più avanti nel corso della serie, ma i riferimenti li hai beccati tutti (ride ndr)”.
La musica del cuore
Gomorra – Le origini ha tanti rimandi al panorama musicale degli anni ’80, quasi come se la musica fosse un’ancora di salvezza in mezzo alla barbarie della quotidianità: la scelta di inserire Pino Daniele, in una delle scene più emotive della serie, è partita da lei?
“Ti dico la verità: io sono un musicista mancato. Nonostante non lo abbia mai messo in pratica, io vivo di musica. Scrivo con la musica e soprattutto cerco sempre di far correre in parallelo alla scrittura le scelte musicali. La musica per me, qualora si usi, deve diventare un ‘personaggio’. Noi arriviamo da Gomorra con un apporto che hanno dato i Mokadelik impressionante, un contributo tale per cui ad ogni nota corrispondeva un momento. Quella era una serie fatta di una grammatica rigida e intransigente, noi abbiamo cercato di muoverci con più libertà. Quindi c’è un tema principale che aleggia delicatamente, ma ci sono anche delle scelte in antitesi con i momenti. Perchè Pino Daniele? Terra Mia è del ’77, l’uscita di un disco che ha rivoluzionato il panorama musicale partenopeo ma anche italiano. La scelta, ovviamente, è di cuore ma rispecchia anche la scena che volevo restituire, in cui la leggerezza della gioventù si mescola alle necessità della vita che comincia a diventare più dura. Questa serie ha un aspetto relativo al racconto di un’epoca che deve passare non solo attraverso i costumi, le scenografie e il linguaggio dei personaggi ma anche attraverso la musica del tempo: quello restituisce, secondo me, il mondo in cui la serie è innestata”.
Il tempo del racconto rispetto alla storia
Gomorra sta ricalcando, dal punto di vista temporale, le sorti di Breaking Bad: una serie iniziale, un film propedeutico agli ultimi capitoli, e uno spin-off che nel vostro caso assume la forma di prequel per collegare un mosaico più grande di vicende. Le hanno proposto di continuare fin quando i personaggi giovani arrivano a collimare con gli adulti come accade in Better Call Saul?
“Ti ringrazio per aver fatto questo tipo di parallelismo, anche perché io sono fan di quel mondo. Anche se, devo ammettere, che El Camino – a differenza de L’Immortale – non è riuscito così bene (ride ndr) ma credo lo sappiano anche loro. Noi abbiamo in testa un arco temporale diverso e (te lo posso assicurare) decisamente sorprendente. Creerà dei cortocircuiti con la serie originale, sempre più forti, ma rimanendo ancorati a un tempo che ci permetterà comunque di proseguire a raccontare il passato”.
La seconda stagione si farà
A questo punto occorre fare la domanda diretta: sta già lavorando, con Sky e Cattleya, alla seconda stagione di Gomorra – Le origini?
“Sei il primo che me lo chiede e il primo a cui lo dico. Assolutamente, ci stiamo già lavorando. Te lo dico perché ne va del buon nome di chi decide di imbarcarsi in un’avventura del genere. Abbiamo già un progetto in testa e siamo già in fase creativa”.
Il film dei sogni
Ormai è un regista e sceneggiatore con un determinato margine di manovra e qualche soddisfazione se l’è tolta: qual è la storia che vorrebbe raccontare e ancora non ha avuto la possibilità di mettere in pratica? Ha un film dei sogni nel cassetto?
“Lo sai la bellezza delle storie qual è, soprattutto di quelle che devono ancora arrivare? È che non le conosci, quel mistero lì che ti tiene vivo. Se io sapessi già cosa voglio raccontare domani sarei un po’ più triste di oggi, la sto inseguendo la prossima storia. Arriverà sicuramente. Non ho un film nel cassetto, ne ho centomila di storie pronte. Se apro il cassetto, sfondo il pavimento (ride ndr) ma occorre sempre trovare gli incastri giusti e lasciarsi guidare dalle suggestioni”.
Un’ultima promessa
Proviamo a strapparle un’ultima promessa: torna a raccontarci il secondo capitolo di Gomorra – Le origini con una chiacchierata ulteriore?