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Gomorra – Le origini, Marco D’Amore “scompone” un cult televisivo: il prequel diventa trattato sociale

Gomorra – Le origini non è un semplice prequel televisivo: la nuova serie Sky Original, disponibile dal 9 gennaio 2026, è un vero e proprio trattato sociale. Ogni episodio è una definitiva presa di coscienza.

3 Gennaio 2026 18:10

La parola più usata per definire Gomorra – Le origini, nei giorni che anticipano la sua uscita su Sky, è emulazione: Marco D’Amore, così come chi ha creduto in questo nuovo progetto targato Sky Original e Cattleya, è stato tacciato di apologia mafiosa. Al punto che una proposta di legge, che rischia anche di passare, è stata definita proprio anti-Gomorra. Il punto, però, è che coloro che accusano Marco D’Amore e Sky non hanno effettivamente ancora visto nulla.

Se lo avessero fatto davvero, e avrebbero potuto perchè di anteprime a disposizione prima del 9 gennaio 2026 (data di uscita ufficiale) ce ne sono state, si sarebbero resi conto che l’emulazione è l’ultima velleità di questo prequel. Un capitolo che torna alle origini di Pietro Savastano, nell’arco di 6 episodi, ma per destrutturare prima e capire poi. Un salto indietro nel tempo che parte dal 1977 in una Napoli, con vista su Secondigliano, dove regna il contrabbando come fonte di sostentamento principale per i criminali e deve ancora arrivare la cocaina.

Gomorra – Le origini, un prequel inedito

Luoghi e toponomastica a parte, questa serie è uno spaccato di vita. D’Amore, abilmente, ha voluto porre l’attenzione su altro. Sollima (e non solo) ha messo in mostra come a Napoli si sviluppano determinati sistemi di criminalità organizzata, senza sconti e con una crudezza particolarmente evidente che serve a dimostrare quanto chi sceglie determinate vie non ha alcuna possibilità di uscirne indenne.

Gomorra - Le origini nuova serie Sky dal 9 gennaio 2026
Nella foto Luca Lubrano, Mattia Cozzolino e Junior Rodriguez (Per gentile concessione dell’ufficio stampa Sky) – TvBlog

D’Amore, e qui sta la difficoltà nonché il principale obiettivo raggiunto, ha scomposto i personaggi principali di Gomorra per capire chi sono prima della metamorfosi. Anche i criminali sono persone e c’è stato un tempo in cui erano ancora puri, non contaminati da quel cinismo e quella ferocia che li ha portati a disfarsi. Cosa è successo nel frattempo?

I conti con il passato

D’Amore cerca di rispondere a questa domanda con un cast corale che lo aiuta a dipingere una Napoli desueta, con Secondigliano simile a una bomboniera che nasconde tanta polvere. Cose non dette che diventano ostacoli, gli ostacoli diventano muri che alimentano silenzi. In questo clima crescono ragazzi in cerca, soltanto, di riscatto. Nel ’77 non c’erano i mezzi di comunicazione che troviamo oggi, c’era soltanto povertà e un destino (per alcuni) segnato.

Pietro Savastano è un boss, ma prima di diventarlo era un ragazzo che cercava una via d’uscita. Un adolescente che non è stato cresciuto dalla madre, perchè faceva un mestiere che la teneva fuori casa per la maggior parte del tempo, e doveva badare a sè stesso con la collaborazione di amici e conoscenti. Badare a sè stesso significa – in quegli anni particolarmente complessi – sgomitare con poco a disposizione per cercare di non essere risucchiato in un tritacarne di povertà e rimorsi.

Esistere o soccombere

Lo studio visto come una chimera, non per mancanza di potenzialità ma proprio per scarsità di mezzi a disposizione, e lavorare per il boss di quartiere (Angelo La Sirena) era l’unica via. Esistere o soccombere. Napoli è una, è intera, dirà uno dei personaggi principali del prequel, e ha bisogno di tutti. L’unico modo per continuare a vivere è adeguarsi, persino a qualcosa totalmente avverso alla quotidianità. Un lato oscuro che nessuno vuole vedere inizialmente, ma che alla fine presenta il conto.

Gomorra - Le origini nuova serie Sky dal 9 gennaio 2026
Nella foto Fabiola Balestriere (Per gentile concessione dell’ufficio stampa Sky) – TvBlog

Dall’altra parte, Imma. L’amore di una vita, quello cercato e ottenuto anche se opposto alla consuetudine. Un mondo a parte per Pietro che, prima fa i conti con la realtà, e poi getta il cuore oltre l’ostacolo dimostrando che il sentimento esiste per tutti. Persino per coloro che non sembrano avere diritto alla felicità. Imma è la sua zona franca, il suo porto sicuro che deve, tuttavia, fare i conti con un sistema che non risparmia nessuno. Dato che nessuno si salva da solo.

Pietro e Imma

Gomorra – Le origini trova la propria forza nella storia, solida e mai banale, e nella destrutturazione dei personaggi. D’Amore scompone le tessere di un mosaico ben conosciuto per dimostrare che il male s’insinua laddove non ci sono altri presupposti. Ogni personaggio ha un trascorso personale che lo porta a perdersi: diventare un criminale, oppure far parte del “lato oscuro” – per citare i grandi classici – era l’unica forma di riscatto consentita. È una giustificazione questa? No, è la cruda realtà.

Gomorra – Le origini non è come Romanzo Criminale, in cui l’ascesa del potere malavitoso va di pari passo con l’accettazione di ciascuno dei personaggi. Gomorra – Le origini è un trattato sociale perché nessuno cerca di mostrarsi meno coinvolto, nessuno cerca il manierismo inutile per accattivarsi il pubblico. Ci sono moltissimi diamanti grezzi, personalità volutamente estreme per esigenze di copione, incarnati da attori e attrici dalla grande prospettiva. Il risultato sono 6 episodi da divorare l’uno dopo l’altro perché ciascuno è parte di un puzzle: un collegamento che apre sentieri e mette in luce legami che non credevamo possibili.

L’altra faccia della morte

Una serie violenta, ma meno efferata. La violenza, per D’Amore, è emotiva: si concretizza ogni volta che ciascun personaggio si trova costretto a scendere a compromessi facendo quello che non si sarebbe mai aspettato. La morte non arriva soltanto per mezzo di uno sparo, un pestaggio, una ritorsione. Si muore ogni giorno quando si sceglie, volutamente, di girare la testa dall’altra parte. Spesso, però, è impossibile fare altro.

Gomorra – Le origini lo spiega molto bene fra intrecci, intrighi e colpi di scena. Vedere questa serie vuol dire fare i conti con il passato, ma anche misurarsi con un presente non molto distante. Se la storia si ripete, anche Gomorra torna ma solo per far capire quanto ogni singola sfumatura possa fare la differenza in un costante gioco di ombre nella sofferenza quotidiana. Sopravvivere è un’opzione possibile e, la maggior parte delle volte, richiede un prezzo troppo alto che cattura le coscienze e uccide ogni speranza.

Una scelta D’Amore

È possibile capirlo una volta in più attraverso un prequel che, nella sua amarezza, dimostra che la vita vera – quella che passa dopo i titoli di coda – fa i conti con i rimorsi e per debellarli non basta scagliarsi contro un cult seriale. Occorre prendere posizione, anche attraverso la rappresentazione scenica. D’Amore, con la collaborazione di Sky e Cattleya, a modo suo l’ha fatto. Ancora una volta.