I Mondiali e Mancini. Le celebrazioni al ct e il processo mediatico che non c’è mai stato

Per Mancini due ospitate in tv in due giorni. Il ct, nonostante l’esclusione dal Mondiale, gode di un credito illimitato

Due ospitate consecutive, in primissima e prima serata. Tra domenica e lunedì Roberto Mancini è apparso sia a Che tempo che fa che al Circolo dei Mondiali. Complice il docufilm sulla Sampdoria, da Fazio il commissario tecnico è stato affiancato da Gianluca Vialli per quello che è stato anche un lungo omaggio alla squadra blucerchiata che si aggiudicò il campionato nel 1990-1991. Inevitabile tuttavia un riferimento alla Nazionale e ai Mondiali, temi che a distanza di ventiquattr’ore nel programma di Alessandra Di Stefano sono diventati assolutamente centrali.

Un presenzialismo, quello di Mancini, che può aggiungersi alle due recenti amichevoli degli azzurri contro Albania ed Austria, inutili e beffardamente contemporanee alla competizione in Qatar. Da cui l’Italia è stata malamente esclusa.

Stupisce pertanto la strategia di concedersi ai riflettori nel pieno di una manifestazione che per un Paese intero è una ferita aperta, resa ancora più profonda dalla reiterazione della mancata qualificazione, dopo il precedente disastro del 2017.

All’epoca alla guida della Nazionale c’era Giampiero Ventura, uno che in seguito a Italia-Svezia fu costretto a sparire dai radar. D’altronde, che l’Italia ad un Mondiale manco partecipasse sembrò a tutti un cataclisma con l’unico precedente datato 1958, quando a saltare dalla panchina fu Alfredo Foni.

Certo, Mancini gode di un credito illimitato e oggettivo: il trionfo all’Europeo del 2021, arrivato avendo tra le mani una squadra tutt’altro che favorita. In compenso, a lui la Federazione aveva in special modo chiesto un ritorno al torneo intercontinentale che – vuoi per sfortuna, vuoi per incredibili coincidenze – non c’è stato. Senza contare che, ad occhio, il girone ‘manciniano’ – a lungo dominato – risultava parecchio più in discesa rispetto a quello che toccò a Ventura, che si ritrovò in mezzo ai piedi nientemeno che la Spagna.

Il processo mediatico a Mancini, di fatto, non c’è mai stato. Mai in discussione, mai criticato e sempre sulla cresta dell’onda. Privilegio che non si poté attribuire nemmeno uno come Marcello Lippi, che in Sudafrica uscì malamente ai gironi, ma dopo esserci comunque arrivato. E con addosso ancora il titolo di campione del mondo.

Tornando a questioni più televisive, è più che lecito domandarsi quale supporto regali Mancini alle trasmissioni che lo invitano, soprattutto in questa precisa fase. Commentare l’evento con chi l’evento ha contribuito a farcelo evitare è un sostanziale harakiri, capace più che altro di generare incredibili paradossi perfettamente rappresentati da una domanda di Alessandra De Stefano: “Dove saremmo potuti arrivare in questo Mondiale?”. Risposta scontata: da nessuna parte, visto che siamo stati buttati fuori prima.