Magliette maledette. La Rai e gli storici scivoloni (più e meno gravi) per colpa di una t-shirt

La storia della Rai è piena di casi, più e meno gravi, esplosi a causa delle magliette. Dalla Venier alla D’Eusanio, passando per Caputi. Fino a Calderoli

Maledette magliette. La storia della televisione, soprattutto in casa Rai, è piena di passi falsi e scivoloni più o meno rumorosi. Polemiche cercate, a volte cavalcate, altre volte subite a causa di una distrazione. Il caso di Enrico Montesano e della t-shirt delle Decima Mas a Ballando con le stelle è solo l’ultimo di un lungo elenco, che ha attraversato epoche e modalità di diffusione.

T-shirt pescate male dall’armadio, altre esposte con orgoglio, o addirittura con convinzione. Nella primissima casella finisce a tutti gli effetti Mara Venier, che il 2 febbraio 1997 si presentò in diretta su Rai1 con una scritta all’altezza del petto decisamente eloquente: “Vuoi perdere peso? Caca”. L’episodio si verificò nella breve anteprima di Domenica In, trasmessa pochi minuti prima del Tg1 delle 13.30.

Se oggi l’indignazione si sviluppa sui social, un tempo nel mirino finirono i centralini, tempestati di chiamate. E la conduttrice, nel pieno della bufera, provò a difendersi. “Non mi sono nemmeno accorta di quella scritta, ho preso la prima maglietta che mi è capitata a tiro e l’ho indossata, una delle tante nella mia collezione, ne ho circa seicento a casa, acquistate un po’ in tutto il mondo. Mi piacciono le magliette strane e quella l’ho comprata in Giamaica”.

La Venier si scusò e si assunse ogni responsabilità di fronte all’ipotesi di una multa, assolvendo regista e funzionari della Rai: “E’ ingiusto prendersela con altri, la maglietta la indossavo io. E’ stata una svista solo mia”.

Appassionatissima di magliette fu per un lungo periodo Alda D’Eusanio. Al timone di Al posto tuo, talk pomeridiano di Rai2 spesso nell’occhio del ciclone, nel novembre del 2002 la giornalista abruzzese spiazzò tutti con un messaggio privo di possibili interpretazioni: “Dalla non è un cantante, ma un consiglio”. Bissò qualche mese dopo, quando in seguito all’ospitata contestata di un bambino interpellato sul nuovo compagno della madre indossò una nuova t-shirt con due parole in primo piano: Bersaglio mobile. Il caso finì in cda e la D’Eusanio se la cavò con una multa.

Andò invece incontro ad una sospensione un altro giornalista, Massimo Caputi, che nel 2005 coprì il ruolo di inviato nella Repubblica Dominicana nella terza edizione dell’Isola dei Famosi. Caputi fu incolpato per aver esibito in maniera continuativa alcune maglie col marchio “Gatta ci cueva“, prodotte dalla moglie.

Ben più grave fu il gesto che il 15 febbraio 2006 vide protagonista Roberto Calderoli. L’allora Ministro per le Riforme, ospite del Dopo Tg1, slacciò i bottoni della camicia per mostrare una vignetta satirica su Maometto stampata sulla maglia. La trovata generò tensioni internazionali, con tanto di assalto al consolato italiano a Bengasi. Calderoli si dimise, mentre il processo alla Rai durò per giorni dal momento che l’intervista all’esponente leghista era stata registrata diverse ore prima.

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