La Direttrice – The Chair su Netflix mette in mostra il lato comico di Sandra Oh

Imperdibile il cameo in costume di David Duchovny con tanto di omaggio a X-Files

Chair in inglese non significa solo “sedia” ma è anche il termine con cui viene indicato chi occupa la “sedia” più importante in ufficio quindi il direttore o come in questo caso “La Direttrice“. Sandra Oh è Ji-Yoon Kim prima donna a dirigere la facoltà di inglese della Pembroke University e come si siede nel suo nuovo incarico, la sedia crolla, quasi un presagio di quello che sta per succedere.

Creata da Amanda Peet, prodotta da Sandra Oh con D.B. Weiss e David Benioff di Game of Thrones, La Direttrice – The Chair è una miniserie in 6 episodi da 30 minuti in arrivo da oggi su Netflix, un dramedy sulla gestione di una facoltà in crisi, nel mondo di oggi perso tra fama, rapidità e social media.

La Direttrice: La trama

Ji-Yoon Kim è la prima donna e la prima non bianca direttrice della facoltà di inglese della prestigiosa (ma finta) Pembroke University. Chiamata a modernizzare la facoltà, Ji-Yoon si ritrova a dover affrontare una serie di sfide impossibili e cercando di accontentare tutti finirà per sfiorare l’esaurimento e perdere il rapporto con la figlia adottiva Ju-Ju. Appena insediata dovrà fare i conti con la necessità di assestare i conti di una facoltà che perde iscritti a favore di altre più alla moda, con insegnamenti privi di studenti a causa di anziani professori incapaci di modernizzarsi.

A complicare la situazione c’è Bill Dobson, scrittore famoso, ex direttore di facoltà, vecchio flirt lavorativo di Ji-Yoon, rimasto vedovo da poco e che appare destinato a un percorso di auto distruzione che rischia di intaccarne la popolarità accademica. Riuscirà Ji-Yoon a superare le difficoltà del suo nuovo ruolo, dimostrandosi all’altezza delle aspettative di tutti?

La Direttrice – The Chair: la recensione

La Direttrice rientra in quella categoria di “serie tv impossibili da sbagliare”, capaci di essere popolari ma al tempo stesso di incontrare il gusto del pubblico ricercato, attento alla qualità del prodotto. La protagonista è un volto super pop come Sandra Oh stra-famosa in tutto il mondo grazie a Grey’s Anatomy, ma capace di farsi apprezzare anche in vesti diversi con Killing Eve e che fa esplodere tutta la sua verve comica. C’è il gusto pop del cameo di David Duchovny e l’anima d’autore di Jay Duplass, c’è lo scontro generazionale tra i giovani smart e gli anziani analogici che riprende la doppia anima di Netflix. E poi c’è la confezione tra Amanda Peet alla scrittura e la produzione di David Benioff e D.B. Weiss di Game of Thrones che hanno da poco firmato per Netflix.

Con tutte queste premesse ne esce un dramedy in 6 episodi da 30 minuti con un frullatore di temi concentrati e toccati alla rinfusa. L’attenzione spesso si concentra sulla figura di Bill (Duplass) scrittore di successo, professore popolare all’università, stravolto dal recente lutto e dalla partenza della figlia che si lascia andare alla deriva finendo per fare il saluto nazista in aula, inserito in un discorso più ampio e significativo, ma che nella superficialità dei social (visto che ormai tutto viene ripreso) si trasforma in un boomerang contro di lui. Nel saltellare tra argomenti sessismo, razzismo, nazismo, mobbing verso gli anziani, difficoltà delle adozioni, cultura coreana, si finisce per perdere la “direttrice”.

Succede troppo in troppo poco tempo, come se la serie dovesse rispondere alla fretta dei tempi in cui viviamo e concludersi rapidamente, ma al di là di qualche scena divertente portata soprattutto dagli anziani professori e dal cameo di Duchovny, si fatica a capire il senso di questa serie in cui c’è tutto e il suo contrario. Sicuramente ha ribadito la capacità recitativa di Sandra Oh, la sua mimica visiva, la sua abilità nel passare dal comico al drammatico e di riempire di sfumature una scena. La direttrice avrebbe meritato una stagione più lunga e magari anche un progetto sul lungo periodo piuttosto che una miniserie da 180 minuti.

La Direttrice il trailer

La Direttrice: il cast e il costume di David Duchovny

La Direttrice, The Chair in originale, ha come protagonista Sandra Oh storico volto di Grey’s Anatomy recentemente vista anche in Killing Eve nei panni di Ji-Yoon Kim nuova direttrice del dipartimento di inglese del Pembroke college. Accanto a lei Jay Duplass nei panni di Bill Dobson famoso scrittore e professore, vedovo da poco, rimasto solo dopo la partenza della figlia per il college e vera spina nel fianco di Ji-Yoon.

Nana Mensah è Yasmin McKay giovane e popolare professoressa d’inglese che cerca di portare gli studenti ad amare la letteratura del passato a colpi di tweet e analisi del testo con gli occhi del contemporaneo. All’esatto opposto ci sono i professori interpretati da Bob Balaban e Holland Taylor ancorati a un insegnamento ormai superato, con pochi studenti ma con ancora la voglia di restare nel mondo accademico. David Morse è il preside dell’Università che vede il dipartimento di lettere come una sorta di fardello anti-economico e cerca di accontentare i finanziatori dell’accademia. Proprio dall’impulso di un’anziana finanziatrice arriva l’idea di portare David Duchovny come professore esterno per suscitare un po’ di attenzione mediatica. E il cameo dell’attore è uno dei momenti da non perdere de La Direttrice.

David Duchovny che ha pubblicato 4 libri e una laurea a Princeton e Yale, è abile nel dar vita a un’insopportabile versione di se stesso, attore vanesio, che oltre alla musica e la recitazione, vuole rispolverare la sua carriera accademica prendendo finalmente il dottorato con una tesi rimasta però troppo ancorata agli anni ’80. E per non farsi mancare nulla, David Duchovny si presenta a Ji-Yoon in costume uscendo dalla piscina con uno slip identico a una memorabile scena di X-Files.

La direttrice

La direttrice ci sarà una seconda stagione?

La serie tv The Chair – La direttrice è stata presentata come una miniserie e anche vedendo il finale, l’impressione è proprio che non ci sia l’intenzione di proseguire nel progetto, quindi, a meno di sorprese sempre possibili, non ci sarà una seconda stagione.