Io, una giudice popolare al Maxiprocesso: la conferenza stampa. Le dichiarazioni del nuovo direttore di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati

Tutte le dichiarazioni rilasciate durante la conferenza stampa di presentazione della docu-fiction di Rai 1, Io, una giudice popolare al Maxiprocesso.

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso è una docu-fiction che andrà in onda questa sera su Rai 1, con Donatella Finocchiaro e Nino Frassica.

La nuova docu-fiction prodotta dalla Stand By Me di Simona Ercolani è ispirata al Maxiprocesso tenutosi a Palermo durante la seconda metà degli anni ’80, una pagina storica per quanto concerne la lotta contro la mafia.

La conferenza stampa di presentazione della docu-fiction è stata la prima per il nuovo direttore di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, che, durante uno dei suoi interventi, ha parlato delle prime settimane del suo nuovo incarico (“Visto che ho iniziato da poco, posso dire solo due cose: quando si arriva nei posti nuovi, si arriva cercando di ascoltare quello che c’è intorno, di consolidare quello che c’è di buono. La fiction è un gioiello prezioso per l’azienda ma anche per il paese e per l’internazionalizzazione del prodotto. Ascoltare, consolidare e, poi, provare ad intercettare il nuovo. È un mercato molto complesso e, presto, ci caleremo nella realtà concreta”).

Riguardo Io, una giudice popolare al Maxiprocesso, invece, l’ex direttrice di Rai Teche ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

All’epoca, nell’86, fu fatta una scelta straordinaria e avveduta ossia registrare tutto il Maxiprocesso. Oggi abbiamo la possibilità di rivederlo e di ricostruire una storia che è una delle più incredibili per quanto riguarda la lotta a Cosa Nostra. Quel lungo anno di registrazione, fatte con le telecamere Rai, ha dato questo straordinario frutto, ha dato anche la possibilità di creare altri prodotti come Il Traditore di Bellocchio, la possibilità a Pierfrancesco Favino di vedere Buscetta durante le sue deposizioni e la possibilità a due grandi attori come Nino Frassica e Donatella Finocchiaro di rivedere quello che fu il processo. Rai Teche, 4 anni fa, venne contattata dal Tribunale di Palermo. Il magnetico, come sappiamo, deperisce e, quindi, siamo andati a Palermo con gli ingegneri di Rai Teche e abbiamo digitalizzato tutto il girato che, oggi, possediamo in alta definizione. In questa docu-fiction, c’è il ribaltamento dei punti di vista. Vedere Cosa Nostra dal punto di vista dei cattivi è più facile e, forse, anche più attraente. Qui, abbiamo visto il processo dal punto di vista della normalità, dal punto di vista di Caterina, un’insegnante che viene gettata alla ribalta di questa incredibile avventura. È una docu-fiction importante, fatta bene: unire questi due linguaggi non è sempre semplice per i registi e neanche per gli autori. Bisogna trovare un cortocircuito che, in questa docu-fiction, è riuscito perfettamente: realizzare una fiction su una base assolutamente reale. Con questa docu-fiction, la Rai sottolinea così l’impegno civile di un’azienda che non arretra dinanzi a temi così importanti.

Per Stefano Coletta, direttore di Rai 1, questo prodotto rappresenta una sorta di personale ritorno al passato:

La Rai deve ammettere, nella propria offerta, sempre più lavori documentaristici di questo tipo. Ho guardato questa docu-fiction con l’occhio che avevo quando dirigevo Rai 3. Mi aspettavo un lavoro più asettico e, invece, mi ha davvero emozionato. Il Maxiprocesso fu un lavoro “monstre”, tutto quello che emerse durante quel processo fu enorme. Io, nel mio lavoro, cerco sempre di dare espressione alle vite minime e questo lavoro centra assolutamente questo obiettivo. Simona Ercolani e Stand By Me è l’università della docu-fiction. In questo caso, c’è molto cuore oltre che il documento. Per la Rai 1 che immagino, questo prodotto è un tassello importante, di grande valore civico.

Simona Ercolani, autrice anche del soggetto, ha svelato com’è nata l’idea di Io, una giudice popolare al Maxiprocesso:

L’idea è nata perché abbiamo una passione per gli eroi civili. Il Maxiprocesso raccontato nel film di Bellocchio ha ispirato questo controcanto. Da anni, facciamo una serie intitolata Nuovi Eroi e, quindi, abbiamo una particolare sensibilità su questo tema. Ci siamo accorti che la maggioranza dei componenti della giuria popolare erano donne, persone normali catapultate in una realtà più grande di loro che non avevano considerato. È una donna interpretata meravigliosamente da Donatella Finocchiaro, siciliana anche lei, che ha vissuto quei momenti. Ci ha appassionato l’idea di vedere come cambia la vita di una persona dopo che ha aderito ad una scelta così importante. È un punto di vista nuovo che vale la pena approfondire. Vorrei ricordare Mauro Lombardo, anche lui giudice popolare, a cui dedichiamo questo lavoro. Il personaggio di Donatella Finocchiaro racchiude tante esperienze di giudici popolari. Quello che raccontiamo è tutto vero. Siamo i primi a girare una fiction nella vera aula dove si è svolto il Maxiprocesso. Tutto quello che vedrete, anche quando è fiction, corrisponde alla realtà, una realtà orrenda che mostra, però, una luce in fondo al tunnel.

Francesco Micciché, invece, è il regista di questa docu-fiction che, con le sue dichiarazioni, si è soffermato sul modo di rendere appetibili questo tipo di prodotti per il pubblico di Rai 1:

Il Maxiprocesso è stato un evento che ha diviso la storia del paese. C’è un prima e un dopo. Il Maxiprocesso, per la prima volta, ha fatto capire che la mafia esiste. Fino al 1986, la mafia esisteva, certo, ma non si sapeva che fosse un sistema così strutturato, la famosa “cupola”. Il Maxiprocesso, quindi, ha segnato un punto importante perché ha condannato i responsabili della “cupola”. Raccontare questa storia da un altro punto di vista ci è sembrato importante. Abbiamo coinvolto due straordinari attori: Donatella ha subito sentito suo il personaggio. Quando lesse la sceneggiatura, mi chiamò e mi disse ‘Questa sono io!’. Allo stesso modo, Nino ha accettato con dedizione questo progetto e ha accettato pure di farsi tagliare i baffi! La scommessa della docu-fiction è sempre quella di mettere insieme più livelli. In questa docu-fiction, l’esperimento mi sembra particolarmente riuscito. La cosa importante è rendere appetibili queste fiction per il pubblico di Rai 1. Gli attori siciliani sentono di più quello che si sta facendo, la sentono quasi come una missione.

Donatella Finocchiaro, quindi, interpreterà la parte di Caterina, insegnante e donna qualunque che deciderà di accettare l’incarico di giudice popolare al Maxiprocesso che, inevitabilmente, sconvolgerà la sua vita:

La cosa importante è il punto di vista, in questo caso, il punto di vista di una donna investita di un’enorme responsabilità, giudicare i mafiosi. Questa donna, improvvisamente, si trova davanti a Buscetta, ai mafiosi rinchiusi in una gabbia. Sono donne che raccontano i loro incubi, le loro paure. Sono donne normali che hanno accettato questa responsabilità, dicendo sì. È una donna normale, con la sua vita che viene totalmente sconvolta. Lei, però, sente il peso di questo incarico: è il senso civico che ogni cittadino dovrebbe avere anche se non siamo tutti eroi. Caterina diventa un’eroina. I figli avevano paura delle ripercussioni. Il punto di vista è importante e il repertorio, che è stato salvato, è straordinario. Quel repertorio è storia. È stato un lavoro meraviglioso per me.

Nino Frassica, invece, sarà Alfonso Giordano, presidente della Corte:

Sono felicissimo di essere stato chiamato. Quando ho letto la sceneggiatura, ho chiesto di fare la parte di Caterina! Ma per motivi fisici, è stata scelta Donatella… Raramente mi chiamano per questi ruoli ma interpretare Giordano, una persona umile e ricco di umanità, è stato facile per me, veniva facile raccontarlo. Consiglio il film a tutti. Ho fatto per bene, seriamente, questo personaggio positivo. Quando interpreto mafiosi, invece, li rendo ridicoli e stupidi, in modo che non vengano mai ammirati. Quando li interpreto, cerco di distruggerli. In questo caso, invece, ho interpretato un grande signore.

Durante la conferenza, Simona Ercolani, infine, si è anche soffermata sulle molteplici difficoltà logistiche, conseguenza della pandemia di COVID-19, riscontrate durante la lavorazione:

Produrre questa docu-fiction non è stato semplicissimo. Avevamo previsto di cominciare a girare l’11 marzo e il 9 marzo è iniziato il lockdown. Abbiamo cercato di rimettere in piedi tutto. Nino e Donatella sono stati disponibili. Abbiamo cambiato tante volte i piani di produzione. E c’è stata anche l’alluvione a Palermo. Tutti, però, volevamo portare a termine questo lavoro. Ringrazio Fabrizio Zappi che ci ha accompagnato con una professionalità speciale.

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