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Il ritorno di Sabina Guzzanti e le due versioni della critica

In un contraddittorio serio lo spettatore non deve nemmeno capire qual è il tema della puntata, Santoro. Non deve nemmeno capire che lei si chiama Santoro. L’uso criminoso, che lei continua a fare. E’ la battuta più bella di ieri sera. Era atteso e annunciato – non certo a sorpresa come scrive[…]

pubblicato 31 Ottobre 2008 aggiornato 11 Febbraio 2021 07:25

In un contraddittorio serio lo spettatore non deve nemmeno capire qual è il tema della puntata, Santoro. Non deve nemmeno capire che lei si chiama Santoro. L’uso criminoso, che lei continua a fare.

E’ la battuta più bella di ieri sera. Era atteso e annunciato – non certo a sorpresa come scrive Repubblica – l’intervento di Sabina Guzzanti a Annozero. Intervento registrato (perché la Guzzanti è impegnata nelle prove del suo spettacolo teatrale Vilipendio) ma decisamente duro e incisivo.

Fa sorridere leggere le critiche a destra e sinistra. A parte Il Giornale, che fraintende: il Berlusconi della Guzzanti parla di camorra, Santoro prova a interromperlo/a dicendo che qui si parla di scuola e Stefano Filippi fraintende la gag e la interpreta (sic) come un errore di messa in onda dell’RVM e scrive

Interventi registrati e pure trasmessi male, con il terzo video anticipato per la disperazione del povero conduttore che ripeteva esterrefatto: «È sbagliato, non è questo, ma è il prossimo, mandate quello giusto che parla della scuola…». Questa scena è stata la vera comica della serata, con la Guzzanti in differita che tentava invano di ironizzare sulle parole di Berlusconi e Santoro in diretta che cercava invano di coprire quelle di lei.


Voglio dire. E’ ovvio che Il Giornale debba criticar la Guzzanti. Ma così no, dai. Così proprio no.


A sinistra, invece, allineati e coperti. Ovviamente. Con chiosa finale:


Tanti applausi e risate. “Sabina Guzzanti, ci manchi”, è la chiusa del conduttore. “La televisione italiana senza di lei è come la ricerca: le manca un pezzo”.


Ecco. A voler essere obiettivi, i tre pezzi della Guzzanti, seppur con qualche incertezza, mi sono piaciuti, anche se – per muovere una critica che va di moda in questi giorni – non erano certo nuovi. Buono anche il messaggio registrato utilizzato come veicolo di parola a senso unico: in questo senso, e non come errore di messa in onda, il Santoro conduttore cerca di far capire al Berlusconi Guzzantiano che si parla di scuola e non di camorra. Ma senza successo: certo, quello è un messaggio registrato (a riprova di quanto scrivo, gli altri due interventi qui sotto).

Meravigliosa la definizione del contraddittorio e dell’uso criminoso della televisione.