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IL RIBELLE CELENTANO

Queste parole vanno al di là del nuovo programma-choc (?) di Adriano Celentano. Io lo conosco bene, questo signore. Lo conosco bene da anni, anche perchè sono suo coetaneo. Lo conosco bene anche perchè ho avuto il piacere di incontrare, e pranzare, con sua moglie, Claudia Mori, e ho potuto rivelarle l’ammirazione che avevo e

17 Ottobre 2005 19:22

Queste parole vanno al di là del nuovo programma-choc (?) di Adriano Celentano. Io lo conosco bene, questo signore. Lo conosco bene da anni, anche perchè sono suo coetaneo. Lo conosco bene anche perchè ho avuto il piacere di incontrare, e pranzare, con sua moglie, Claudia Mori, e ho potuto rivelarle l’ammirazione che avevo e ancora ho per lui.
La Mori è una produttrice pragmatica, intelligente, brava. Cura gli interessi e partecipa alle produzioni del marito, e realizza film per la tv che piacciono (l’ultimo dei quali è il “De Gasperi“, un ritratto asciutto e ben girato di Liliana Cavani). Ma il punto adesso, qui, è di parlare di Adriano. Me lo sono trovato per mesi e mesi davanti agli occhi sulla moviola avida in cui ho montato le dieci puntate che ho fatto e che sono andate in onda pochi mesi fa: “Adolescenti ovvero principianti assoluti“. In diverse di queste puntate, compare Adriano nel suo itinerario di cantante al passo dei tempi. Molte sue canzoni hanno scandito la sua storia ma anche la storia del paese. “Il ragazzo della via Gluck” parla di un’Italia che ruba alla campagna per regalarla al cemento, ma è solo un primo, evidente caso.
Ci sono altre sue canzone che toccano e rivendicano la contemporaneità e un pò di futuro: l’invasione dei blue jeans, il ribellismo dei ragazzi che amano scandalizzare la loro “bimba”, l’ondata potente dei ritmi rock che cambiano la tradizione della canzone italiana. Ma ce ne sono alcune davvero ultrafamose come ad esempio quella dello “sciopero delle mogli”, ovvero chi non lavora non fa l’amore, che viene letta dagli storici come un attacco ai disoccupati nell’Italia dell’autunno caldo.

C’è poi una prestazione muta di Adriano che vale più di una canzone di successo e comunque divertente. E’ una scenetta della tv in bianco e nero, girata e trasmessa in piena contestazione, quando alla Scala si presentava il barbuto Capanna alla testa di un manipolo di disturbatori per inveire e lanciare uova alle signore in pelliccia e ai signori in cappotti di cachemire in occasione della prima, della inaugurazione stagionale del grande teatro milanese. E’ una scenetta fantastica. Su un praticabile, di quelli in uso per le sfilate di moda, fra due ali di pubblico borghese ed elegante, Adriano si avvia da solo in un perfetto smoking da prima alla Scala. Un presentatore accompagna i suoi gesti. Adriano giunge al centro della pedana e si ferma, ed esegue puntalmente le azioni indicate dal presentatore, il quale dice: “Ecco un abito attrezzato per serate particolari“.
Una valletta getta della panna sul lucido smoking e, per tutta risposta, l’indossatore (silenzioso) estrae una piccola doccia autonoma e spazza via pazza, ritornando perfettamente pulito.

Ho inserito questa scenetta in “Il paese mancato“, il film documentario di cui ho fatto la regia, collaborando con lo storico Guido Crainz, autore di un bel saggio dallo stesso titolo. Geniale trovata.
Il ribelle del rock si prendeva gioco sia del pubblico borghese intorno a lui, dei frequentatori presenzialisti della Scala nelle serate di gala (chi se ne frega dell’opera allestita) e anche dei contestatori i cui interventi provocatori potevano essere facilmente cancellati con una doccia portatile. Niente di più significativo proveniente dai tempi in cui il gas dei lacrimogeni , niente di più utile a chi (come me) cerca nelle memorie della tv i segnali più trascurati per documentare questo strano paese in cui viviamo.

Da allora, il Celentano rock ha continuato a trescare con la politica, avendo afferrato che in Italia tutto è politica e senza politica non funziona la tv, la canzone, lo spettacolo, l’arte; se no, chi paga?
Lo dico in giorni in cui i tagli ai fondi per la cultura sono stati bocciati da una manifestazione di protesta sinceramente condivisa da quasi tutti gli addetti ai lavori. Mi preparo ad assistere a qualche scoop davvero incisivo. Mi auguro di vedere qualcosa di diverso dalle esibizioni e dalla chiacchiere con le quali Adriano di oggi cerca di riagganciare l’Adriano di ieri.
Lo auguro anche al pubblico e alla stampa, soprattutto a quest’ultima che ha funzionato benissimo come grande cassa di risonanza dello show, “Rock politics”, prima della messa in onda.

Lo stesso gioco di anticipo lo ha fatto la combriccola di Roberto Benigni per “La tigre e la neve“, ma la parziale delusione di chi ha già visto il film, spesso non proprio parziale ma addirittura totale, ha rovinato una festa troppo annunciata. Bisogna ricordare il titolo di un libro di Garcia Marquez, “Cronaca di una morte annunciata”. Bisogna stare attenti. Dovevi stare più attento, dovevi essere meno inutilmente vociante, dovevi nascondere tua moglie, caro Roberto.

E tu, caro Adriano, se vedi che la prima puntata non funziona- e spero proprio di no- provvedi subito, liberati dei cattivi consiglieri, dai frustrati in rinascita, dalle elucubrazioni di varia e generica umanità. Serve ancora il vostro talento, Adriano e Roberto. Non siete più giovanissimi, i vostri capelli si fanno radi, i volti diventano sempre più bianchi, i movimenti sono meccanici e poco spontanei. Ma siete stati nel bene e ne male pezzi di onorevole, sincera, spassionata storia di non poche generazioni. Non degenerate. Cinema e tv sono trappole adesso, impongono comportamenti poco spontanei, anzi falsi e falsificati. Non ci cascate, non fateci cascare anche noi. Vi affidiamo un pò del nostro avvenire, nel senso che ci piacerebbe avere da voi ricordi possibilmente migliori da quelli che passa il convento. Ci risentiamo…
Italo Moscati

Adriano Celentano