Il Circolo dei Mondiali: la variante sconclusionata del Circolo degli Anelli

Il Circolo dei Mondiali è la conferma di come la riproduzione artificiosa di un fenomeno di successo non è mai un esperimento riuscito.

L’introduzione de Il Circolo dei Mondiali, nel quale abbiamo visto Alessandra De Stefano più nelle vesti istituzionali di direttrice di Rai Sport che in quelle di conduttrice, presumibilmente è stata l’unica cosa positiva e degna di nota della prima puntata del programma che, sulla scia del successo de Il Circolo degli Anelli, divenuto col tempo un piccolo “mai più senza” ovviamente sui social, è stato ridisegnato e rimodellato anche per questi mondiali di Qatar 2022.

Il Qatar, appunto, principale obiettivo, insieme alla FIFA, della suddetta impeccabile apertura di Alessandra De Stefano, che ha voluto prendere una posizione netta e decisa:

Ci siamo interrogati sul senso di questo mondiale senza l’Italia, se avevo senso raccontarlo o tenerlo tutto in esclusiva. Poi ci siamo detti che il mondiale è di tutti, non di questi pochi signori privilegiati. Questa è la nobiltà del servizio pubblico della Rai. Saremo qui ogni sera con la nostra leggerezza.

Ok, per quanto riguarda la leggerezza, ma Il Circolo dei Mondiali, alla fine, si è rivelata solo la conferma di come la riproduzione artificiosa di un fenomeno di successo nato con totale spontaneità e non cercato, alla fine, non si rivela mai un esperimento riuscito. E dire che, circa un anno fa, ci fu anche un precedente, con uno speciale natalizio in prima serata de Il Circolo degli Anelli, autocelebrativo e nulla più, non premiato dai telespettatori.

Il calcio, col trascorrere degli anni, è divenuto terreno ardimentoso per gli addetti ai lavori che provano a coniugare sport e intrattenimento, dando vita ad una sorta di infotainment a carattere sportivo. Da questo punto di vista, possiamo dire che gli unici a riuscire a portare ancora a termine questa missione, senza essere impallinati aprioristicamente, sono e resteranno quelli della Gialappa’s Band.

Le Olimpiadi, evento dove l’Italia ha preso parte e nel quale gli sport minori, televisivamente parlando, possono essere trattati anche con meno seriosità e maggiore elasticità, si sono rivelati a posteriori un elemento fondamentale per la riuscita de Il Circolo degli Anelli e già a Natale, ricordando nuovamente lo speciale natalizio summenzionato, a mancare, fu proprio il contesto.

Qui il contesto c’è ma è ovviamente diverso: c’è un unico sport, il calcio, e non c’è l’Italia, elemento non da poco conto.

Al timone del programma, poi, ci sono una conduttrice che viene più associata al ciclismo e poi Sara Simeoni e Yuri Chechi che non hanno nulla a che fare con il calcio e non è una scoperta.

Il mood del programma viene percepito fin da subito, con una band in studio, con i look caratteristici di Sara Simeoni, con l’occhio attentissimo rivolto ai social, con Yuri Chechi che stuzzica la sua collega e con i momenti ilari che, però, appaiono sempre come parentesi di cazzeggio artefatto (Christian Vieri e Simeone che ballano, la verticale di Vieri aiutato da Chechi, la gara dei rigori, Chechi che chiede a Sara Simeone se conosce il senegalese Mané).

La ricerca del cazzeggio, quasi esasperata, è il vicolo cieco nel quale questo programma rischia di entrare e non uscire: risate forzate, applausi a casaccio, stacchetti musicali, a volte, inutili, autocitazioni.

In un clima così sconclusionato, forse ci può anche stare che il telespettatore desideroso di un recap serio sulla giornata di calcio appena trascorsa, più qualche anticipazione sulla giornata successiva, appaia frastornato, per non dire altro, con Vieri che ammette candidamente di non aver visto alcuna partita e con il risultato di Qatar-Ecuador, detto sbagliato due volte e non corretto, giusto per fare due esempi.

Ci sta costruire un programma di calcio in un clima scanzonato ma così è troppo. Serve maggiore equilibrio tra la serietà e la leggerezza che, però, deve essere davvero spontanea.

L’attenzione smodata per i social, che ricambiano con un’idolatria esagerata che va nettamente al di là dei meriti effettivi (e che non sta aiutando affatto il programma), rendono Il Circolo dei Mondiali, a questo punto, un contenuto perfetto per RaiPlay.