Help – Ho un dubbio: un programma simpatico, con il rischio superficialità dietro l’angolo

Non c’è molto equilibrio nelle storie raccontate in Help – Ho un dubbio, il nuovo programma di Rai 2 condotto da Caterina Balivo.

Help – Ho un dubbio è indubbiamente un programma simpatico, carino, che si lascia vedere, ma, al contempo, risulta anche un people show che oscilla costantemente sulla linea di confine della superficialità, della vacuità, senza decidere precisamente da che parte stare.

Il nuovo programma che Rai 2 ha deciso di testare nel corso di quest’estate, condotto da Caterina Balivo, è una versione moderna di Al Posto Tuo, storica trasmissione di Alda D’Eusanio in onda negli anni 2000, con alcuni dettami imprescindibili della tv d’oggigiorno (post-produzione pesante, influencer in studio, risate accentuate, immagini dal backstage), dove i partecipanti chiedono aiuto ad altre persone al fine di trovare una soluzione ad un dubbio che attanaglia, si fa per dire, le loro esistenze.

Help – Ho un dubbio: la prima puntata

L’inizio di Help – Ho un dubbio denota rigore e inflessibilità: i concorrenti, infatti, firmano un contratto con il quale si impegnano a rispettare la decisione presa dal pubblico.

Le cinque storie alle quali abbiamo assistito in questa puntata si alternano tra il semiserio un po’ scontato e banalotto (una donna di 40 anni single dubbiosa se iscriversi ad un app di incontri o un ragazzo di 35 anni indeciso se andare a vivere da solo), l’esistenziale, che merita attenzione e serietà (una donna vorrebbe portare i suoi tre figli nel paese d’origine del marito per un anno o due o un barman che vorrebbe lasciare il lavoro per fare il prestigiatore) e il frivolo, di cui francamente si fa fatica a capire perché al pubblico debbano interessare quesiti di tal tipo (una coppia incerta se provare l’esperienza del ponte tibetano…).

Il pubblico è chiamato a votare sostanzialmente due volte, le storie scivolano velocemente per un media di circa dieci minuti dedicati ad ogni personaggio. Le percentuali ondeggiano da un’opzione all’altra a seconda della piega che prende la conversazione in studio, moderata da Caterina Balivo, che coinvolge gli opinionisti fissi in studio, e intervallata da contributi esterni come filmati, videomessaggi o altro.

Il programma è veloce e non annoia, Caterina Balivo interagisce simpaticamente con i partecipanti, è coinvolta, sinceramente interessata, divertita, con la battuta sempre pronta. La sua presenza è nettamente più tangibile in questo programma piuttosto che in Chi vuole sposare mia mamma?.

Le risposte decise dal pubblico sono perlopiù ovvie e scontate. Gli spettatori in studio, infatti, parteggiano prevedibilmente per l’opzione più giusta, più sensata.

Da qui, nasce il nostro, di dubbio.

Le storie sono variegate, ed è un bene, ma molte di esse ricalcano dei luoghi comuni, degli interrogativi di vita ordinari, appartenenti praticamente a qualunque essere umano, che ognuno di noi risolverebbe con un pizzico di buon senso, e che scatenano dei dibattiti, sì divertenti (grazie alla Balivo e agli opinionisti), ma, alla fine della fiera, inconsistenti.

L’unica vicenda davvero interessante di questa prima puntata è stata la terza, già accennata in precedenza, dove una donna, madre di tre figli avuti con un uomo originario del Ghana, ha chiesto aiuto al pubblico per convincere il marito ad andare a vivere in Africa, nel paese di lui, per un anno o due. Il pubblico ha risposto sì e, in questo caso, il contratto si è mostrato molto più flessibile di quanto apparso all’inizio: l’esperienza di vita di un anno si è trasformata in una vacanza, sostanzialmente, di circa un mese.

Non c’è molto equilibrio, quindi, tra le storie che Help – Ho un dubbio intende raccontare.

Alternare serietà, con storie originali, e superficialità, con storie banali, lascia un po’ interdetti.