Gigi Proietti e la cultura dell’ironia: l’interprete romano ha cancellato gli stereotipi del pop televisivo
Gigi Proietti è morto da 6 anni, ma i suoi valori sono ancora vivi in chi lo ha amato e in coloro che vogliono coltivare l’ambizione di essere artisti. In televisione l’interprete romano ha saputo abbattere gli stereotipi sulla cultura pop.
Gigi Proietti ci ha lasciato 6 anni fa, un tempo molto particolare. L’Italia credeva (e poco dopo ci sarebbe riuscita) di lasciarsi alle spalle una pandemia mondiale, ma nel frattempo perdeva una delle sue colonne per cultura, capacità e talento. Gigi Proietti per tanto tempo è stato identificato con Roma, visto che l’attore non ha mai nascosto le proprie radici e quella cadenza che molti altri interpreti avrebbero celato dietro una dizione perfetta, ma ha saputo diventare patrimonio di tutto il Paese nel momento in cui ha scelto di non mettersi su un pulpito. Proietti ha dimostrato, con sacrificio e preparazione, che in scena si può (e talvolta si deve) fare il massimo possibile per il pubblico. Senza, tuttavia, sentirsi arrivati.
L’interprete romano ha calcato i palcoscenici più importanti della Capitale e d’Italia, ma appena scendeva in platea non pretendeva applausi scroscianti (che arrivavano puntualmente). Voleva, in tutta onestà, essere chiamato Gigi: una stretta di mano, un abbraccio fraterno, una risata condivisa. Persino con chi non conosceva. “Possiamo diventare amici in 5 minuti, ma se non sai ridere mi allontano. Chi non sa ridere mi insospettisce”.
Gigi Proietti tra sensibilità e ambizione
Questa frase, tra le citazioni più celebri, riassume perfettamente la filosofia di vita di un gigante del teatro e della televisione. La sua levatura si deve principalmente a un fattore: quello di aver sempre rifiutato – anche quando avrebbe potuto permetterselo – di erigersi a maestro. Proietti non ha mai fatto prediche, né in teatro né tantomeno in televisione, ha sempre partecipato attivamente. L’unico (o uno dei pochi) in grado di lavorare con Carmelo Bene, Vittorio Gassmann e Luca Ronconi per poi passare a fare siparietti con Raffaella Carrà, Pippo Baudo o Corrado Mantoni. Senza contare l’amicizia e il legame con altre grandi donne dello spettacolo italiano e internazionale come Stefania Sandrelli e Monica Vitti.

È sempre stato capace di essere one man show senza dimenticarsi della collettività: tanto in platea quanto sul piccolo schermo. Numerose e celebri sono le fiction che lo hanno visto protagonista: da Il Maresciallo Rocca fino a Una Pallottola nel Cuore, ma in molti lo ricordano – parlando di televisione – per la capacità che ha sempre avuto di trasformare la vetrina televisiva in cassa di risonanza per la cultura dell’ironia. Proietti sapeva spiegarti un concetto complesso parlando in maniera semplice: è sufficiente una sua battuta per mettere chiunque sullo stesso piano.
Il valore della cultura popolare
Un’altra cosa che soleva dire riguardava l’annullamento di filtri e barriere: “Dicono che io sia popolare, ma la cultura popolare non è necessariamente dispregiativa. Anzi, è quella che ti manda avanti nei momenti più complicati”. Si è sempre speso affinché chiunque potesse capire il linguaggio della scena. Al punto da far diventare le barzellette una performance teatrale. Lo ricordiamo a Carramba che Fortuna! (con Raffaella Carrà) cimentarsi in interpretazioni goliardiche che hanno attraversato epoche, per non parlare delle sue partecipazioni a La Sai L’ultima? e in altri contesti dove chiunque altro (con una formazione teatrale) avrebbe evitato di mettere piede. Specialmente in tempi in cui vigeva una spocchia generale da parte dei teatranti verso le realtà del piccolo schermo che, tempo dopo, è stata cancellata gradualmente (almeno in apparenza) anche grazie all’operato di Gigi Proietti.

È stato il primo, forse l’unico, a livello contemporaneo a portare il teatro in uno stadio. L’Olimpico pieno per assistere a un suo spettacolo: “A me gli occhi, Please 2000”. Trasmesso anche in televisione perchè, con Proietti, qualsiasi cosa assumeva un valore a cui tutti potevano e dovevano attingere. È sempre stato una spanna sopra agli altri perché voleva raggiungere chiunque con la forza di un’emozione. Senza barriere e impedimenti.
I suoi allievi
Ecco perché, negli anni, ha formato anche allievi che hanno saputo arrivare in televisione e in teatro con quegli stessi principi che oggi valgono davvero oro: l’applauso del pubblico è energia e per ottenerlo non è necessario alzare steccati o divisioni. Occorre abbattere qualsiasi stereotipo e pregiudizio. Quest’inclusività ha reso e rende Luigi Proietti – detto Gigi – un riferimento per tutti coloro che vogliono provare a essere artisti. In qualunque forma.
L’unico errore, stando alla filosofia di un’icona come l’interprete romano, in scena è quello di risparmiarsi perché i rimpianti non coltivano sogni. Qualche rischio, invece, sì. Allora, a 6 anni dalla scomparsa, Gigi Proietti è ancora un caposaldo della cultura e dello spettacolo italiano perchè le sue parole hanno un’autenticità che né il tempo né tantomeno i ricordi potranno cancellare.