Geppi Cucciari, oltre la “splendida cornice”: il monologo a Zelig ricorda a tutti che la celebrità è solo un’illusione
Geppi Cucciari torna sul palco di Zelig per i 30 anni del programma. Il monologo della conduttrice è un mix tra malinconia e comicità che spinge a fare i conti con la dura realtà di chi ha scelto di non smettere di credere ai propri sogni.
Zelig 30 è nato per celebrare i 30 anni televisivi della nota trasmissione comica: 40 anni sono, invece, passati dall’apertura dello storico locale in Viale Monza. Milano era (e resta) una fucina di comici e talenti. Lo Zelig Cabaret, nello specifico, nasce dalle “ceneri” del Derby Club. Una volta chiuso quel “centro nevralgico” di artisti e possibilità di ribalta è rimasta l’esigenza di avere un’alternativa. Allora lo Zelig, molto prima della televisione, ha tenuto a Battesimo tanti grandi del settore che conosciamo oggi.
Tra loro, sicuramente, Geppi Cucciari ha un posto d’onore. La nota artista e conduttrice, che Claudio Bisio ha presentato scherzosamente come “amica di Mattarella”, ha avuto un percorso artistico variegato ma anche piuttosto sofferto. Cucciari, tornata sul palco di Zelig per celebrare i 30 anni televisivi del format, è andata oltre la sua “splendida cornice”. Nel senso che non ha parlato soltanto di quello che, abilmente e con merito, riesce a portare avanti oggi tra radio e televisione.
Geppi Cucciari torna a Zelig
La conduttrice e monologhista, con solerzia, comicità e autoironia, ha portato alla luce un lato inedito di sè stessa. In un monologo di qualche minuto, l’artista non si è accontentata di portare alla ribalta la solita (sebbene opportuna in quel contesto) operazione nostalgia. Geppi Cucciari ha fatto di più: ha ricordato i suoi inizi, fra una risata e un retroscena, sottolineando che tutti – nessuno escluso – sognano la celebrità. La quale, però, è un’illusione (che permette di andare avanti ai sognatori) che prevede anche molti ostacoli.

I suoi, nello specifico, sono stati un corpo che non accettava – almeno inizialmente – e ha imparato ad amare con il tempo. Le battute sui suoi baffi, sul fisico alla Evaristo Beccalossi (testuali parole della monologhista sarda che denotano persino una dialettica tagliente e leggermente sopra le righe), sul dialetto eccessivamente presente che il pubblico, inizialmente, non vedeva come un valore aggiunto. Insomma, Cucciari ha sofferto molto per arrivare dove si trova adesso. La conduttrice e monologhista, oggi, è celebre e un riferimento di successo ma non dimentica quando le tremavano le gambe e non si sentiva all’altezza.
Nostalgia e necessità
La sua performance è un pezzo di bravura (è sufficiente recuperare il video per capirlo) non solo per ritmo, sviluppo e attinenza. Si conferma un esempio di rappresentazione perchè riesce a essere autentica: non risparmia niente a chi guarda e ha la possibilità di ascoltare e capire. Il successo è una chimera, questo afferma Cucciari, fra un sorriso e un tormentone.
Quello che conta è l’equilibrio: la possibilità di sentirsi all’altezza e adeguati nonostante tutto, anche quando le cose vanno male e gli eventi portano a pensare che la strada intrapresa possa essere inadeguata. Gli scossoni, i traumi, le batoste capitano a chiunque. La differenza sta nel saper reagire: Cucciari ce l’ha fatta attraverso la comicità e una parlantina particolarmente accattivante. Ognuno deve trovare la propria strada e il proprio modo di superare le avversità, senza colpevolizzarsi. Piuttosto cercando di andare avanti rimanendo fedele a sè stesso e a quei principi, quei sogni, che qualcun altro avrà consigliato di tenere in un cassetto.
Scuotere le coscienze
Se, grazie al monologo di Geppi Cucciari a Zelig, uomini e donne interessati sceglieranno di fare il contrario, la comicità avrà svolto il proprio compito. Scuotere le coscienze. Questo è il vero vanto di Cucciari: essere una performer poliedrica che non dimentica la propria peculiarità. Far uscire dal torpore, con un sorriso o un’emozione, chi la sta guardando e coloro che hanno la forza di starla a sentire. Questo si chiama carisma (e non si eredita, semmai si acquisisce) perchè, volendo, riesce a cambiare le cose. Persino quando sembra già essere tutto deciso, perché tra palco e realtà la differenza la fa chi sceglie ogni giorno di scendere e cercare di lottare per ciò in cui crede. Anche e soprattutto quando le luci della ribalta si spengono.